Password in pillole

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Ogni giorno, per poter accedere ai servizi web che utilizziamo, siamo obbligati a ricordare almeno una decina di password. A volte capita di dover impazzire per delle ore nel ricordare quella giusta.  Una situazione a dir poco snervante, che secondo Motorola, uno dei grandi colossi americani leader nella produzione di microprocessori e telefoni cellulari, potrebbe essere semplicemente risolta con l’utilizzo di una pillola da ingerire.

Ma come funziona questo nuovo prodotto tecnologico?

All’interno di ogni pillola  viene inserito un chip in grado di emettere un segnale di riconoscimento. Quando la pillola ingerita arriva nello stomaco, il chip comincia ad emettere un segnale simile a quello prodotto durante un elettrocardiogramma.  Poi grazie alla conduttività del corpo umano, attraverso il tatto, il segnale diviene trasmissibile, consentendo quindi una facile autenticazione su computer e smartphone.

Sembra fantascienza, in realtà pillole simili esistono già. Progettate e realizzate negli Stati Uniti dalla Proteus Digital Health , approvate a marzo di quest’anno dalla Fda (Food and Drug Administration), sono in attesa di essere commercializzate in ambito sanitario.

Grazie a questa nuova tipologia di pillole, il medico potrà rilevare, con un bassissimo margine d’errore, i dati fisiologici del paziente dopo l’assunzione dei farmaci.

In questo caso però la pillola  IEM ( Ingestion Event Marker) per funzionare deve essere associata ad un sensore, che  inserito in un cerotto applicato sul corpo del paziente, trasmette i dati ad un qualsiasi smartphone dotato di applicazione dedicata.  Il funzionamento base è comunque identico a quello utilizzato per la pillola salva password.

Se l’idea di ingerire una pillola dotata di microchip vi sconvolge ma la vostra memoria non è delle migliori, potete sempre approfittare di una proposta alternativa, il tatuaggio con chip.

Proposto sempre da Motorola, il tatuaggio-chip consente al cellulare, predisposto e con l’applicazione apposita,  il riconoscimento dell’utente, semplicemente avvicinandolo alla zona dove è presente il tatuaggio. I Biostamps realizzati inizialmente per essere utilizzati in ambito sanitario, contengono una serie di circuiti elettronici saldamente attaccati alla pelle grazie alla presenza di un timbro realizzato in gomma speciale.

Al di là dell’utilizzo scientifico in ambito tecnologico e sanitario  sorgono però dei dubbi. L’utilizzo di pillole o tatuaggi simili anche nella sfera della vita privata o lavorativa ci consentirà veramente  di acquisire ulteriore libertà o in realtà ci renderà più vulnerabili ad eventuali attacchi  di cyber criminali?  La possibilità di un eventuale intercettazione dei dati, nel momento in cui passano da un dispositivo all’altro, non è poi così remota.

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