Il centro storico di Genova: un percorso dei sensi nel “ventre” della città

viadelcampo

Svariati i luoghi da cui iniziare un percorso dei sensi che ci conduca a scoprire l’anima dei luoghi, le piazze, le strade, i caruggi, frequentati lungo i secoli da mercanti e banchieri, marinai ed ammiragli, prostitute e Santi.

Da Piazza San Lorenzo ad esempio, dove il Duomo con la sua facciata a strisce bianche e nere, accoglie frotte di crocieristi in attesa paziente di una guida.

Immaginiamo uno di loro, che si stacchi dal gruppo, per intraprendere un intimo viaggio nel “ventre” di Genova: i suoi occhi si sono appena abituati alla luce del sole, che si allunga a rivelare i preziosi arabeschi della facciata di San Lorenzo.

Con le dita egli percepisce la morbidezza e la freschezza delle superfici, sino a fermarsi incantato nello scoprire  un piccolo cane, scolpito nel marmo, che placidamente dorme da secoli, il suo sonno di pietra.

È  con il pensiero a quell’animale, posto a guardia dei segreti della città, che il viaggiatore si lascia alle spalle la piazza inondata di luce e percorre Vico del Filo, cinquanta metri bui che aggrediscono il naso, con sentori di orina e salsedine, ma che all’improvviso si aprono in un autentico miraggio: la Piazza delle Scuole Pie, la più irreale e metafisica della città, chiusa sui quattro lati da antiche dimore e dalla Chiesa del Santissimo Nome di Maria e degli Angeli Custodi.

Luoghi che sembrano uscire da un quadro di De Chirico, avvolti dal silenzio che gli antichi muri gelosamente custodiscono.

E poi ancora più giù, dove le vie strette assumono nomi meravigliosamente evocativi: Via di Canneto il Curto, che in un aroma di spezie, conduce in Piazza Banchi, dominata dalla “chiesa pensile” di San Pietro.

E qui il turista fuggito dal suo branco, percepisce un rumore nuovo, che non è più quello della città moderna, ma un vociare confuso, intriso degli idiomi mediterranei, l’arabo ed il genovese: poco distante si apre Piazza Caricamento, circondata dai portici di Sottoripa, regno incontrastato delle pescherie, cuore del Porto Antico, dove ancora si gusta il sapore antico delle acciughe sul pane.

Un suq di culture diverse, una Babilonia di suoni, odori e colori che stordiscono ed inebriano, risucchiando il viaggiatore in un impegnativo amplesso dei sensi.

E l’esplorazione continua, sempre più in profondità, lungo il taglio di Via San Luca, tra negozi disordinati, portoni che si aprono su cortili impossibili, donne che vendono il proprio piacere, cartomanti estemporanee, librerie nascoste. Su questi selciati il sole arriva a fatica: gli umori dei vicoli caricano l’aria, si attaccano ai vestiti ed alla pelle come un marchio.

E scorrono davanti agli occhi i visi dei vecchi, che si dissolvono nell’ombra di finestre senza vetri.

Via del Campo, che accoglie il visitatore ignaro, con i versi di De Andrè.

Ora Genova è Casablanca, Tunisi, Istanbul. La stessa strada, per mille porti, su un identico mare. Il tanfo di sudore che promana da banchine arroventate, spinge ancora più giù, nella famigerata Via Prè, crocevia di popoli, rifugio di galeotti.

E il solitario turista, infine, riemerge, nel frastuono urbano.

Dietro di lui un cane lo osserva, per poi voltarsi e scomparire, avvolto dall’ombra dei secoli, dentro la “città vecchia”.

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