Il Triangolo D’Oro: una Thailandia ricca di profumi, colori ed emozioni

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La Thailandia accoglie con il sorriso ogni visitatore. Il nord della nazione permette di assaporarne la sua essenza con un ritmo lento, i templi, le genti e una vegetazione con piantagioni da frutto, teak, bambù, riso, tabacco e soia. Il Triangolo d’oro si nasconde tra colline, montagne e corsi d’acqua che creano a uno spettacolo naturale che toglie il fiato.

La prima tappa è Chiang Mai, città in trasformazione che conserva il suo spirito all’interno delle sue antiche mura. Sulla montagna Doi Suthep, sorge il Wat Phrathat, tempio che dall’alto domina la città, raggiungibile tramite un’impervia scalinata. Nel luogo sacro ci s’imbatte in donne che ballano la danza delle unghie e in fedeli assorti in preghiera dove un silenzio mistico, candele, fiori e incensi creano un’intensa spiritualità. Le tribù insediate sul territorio si distinguono per la capacità di resistere al progresso mantenendo vive le proprie tradizioni ma soprattutto per la loro umanità e autenticità. La più conosciuta è Padaung “donne giraffa” note per l’utilizzo di anelli di ferro per tutta la lunghezza del collo, segno distintivo della loro bellezza.  Nel villaggio vivono circondate da animali da cortile in libertà, creano oggetti da vendere ai turisti, mentre i mariti lavorano nelle risaie. Le loro abitazioni sono palafitte di legno e paglia mancanti di luce, gas e acqua. A stupire è la loro accoglienza e gli sguardi disarmanti dei figli che gioiscono per un frutto o una merendina dimostrando che l’essenziale rende felici e non il superfluo.

Nel viaggio tra Chang Mai e Chang Rai ci s’imbatte in altri gruppi etnici che recano nelle tradizioni, idee religiose e abiti una cultura che va scomparendo. Tra di essi vi sono gli Akha con copricapi rivestiti di ninnoli d’argento, Hmong sciamani, Lisu timorosi di trasformarsi in lupi mannari.

La città di Chang Rai è sede del tempio bianco e del museo dell’oppio, coltivazione che per lungo tempo ha sostenuto la popolazione locale. Il Wat Rong Kun è un tempio buddista la cui costruzione non è completa. Il tempio realizzato in gesso bianco e specchietti è circondato da stagni che riflettono una luminosità accecante. L’edificio centrale è raggiungibile attraversando un ponte che sovrasta mani di anime in pena sprofondate negli inferi. I riflessi creati dagli stagni, il bianco degli edifici, le immagini delle anime penitenti suggestionano creando una contrastante sensazione di armonia e patos.

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