Modena: passione per i motori e per il buon cibo

Girando per la città emiliana, in auto o a piedi che sia, due cose saltano all’occhio del viaggiatore che tenta di non perdersi in questa ordinata e tranquilla città: l’imponente palazzo della Maserati, una sorta di faro moderno con le sue ampie vetrate a specchio azzurre e bianche, e la Ghirlandina, la stella polare del turista, nonché torre campanaria del duomo e simbolo di Modena.

Perdendo la retta via in auto è quasi inevitabile girare attorno al palazzo ducale, sede dell’accademia militare, e ci si sente un po’ divisi tra lo smarrimento e il desiderio di fermarsi ad osservare questo elegante palazzo… e magari qualche cadetto che sta uscendo. Ma parlando di Modena, più che pensare a luoghi d’interesse culturale, salta alla mente una doppia associazione.

La prima riguarda i motori: chi li ama gradirà una visita al nuovo museo Casa di Enzo Ferrari, in cui si ripercorre la vita del celebre pilota e costruttore (in occasione dell’inaugurazione Modena era piena di striscioni riportanti sue frasi celebri davvero interessanti), oppure si può andare direttamente a Maranello e avventurarsi nel museo Ferrari: attenti però, la passione per il cavallino si vive anche sulla tangenziale, dove è abitudine veder sfrecciare i bolidi Ferrari.

Una volta nel museo facciamo un tour che spazia tra auto d’epoca e modelli recenti, di Formula 1 e non, senza tralasciare i motori esposti davanti ai quali è facile veder gongolare qualche ragazzo. Probabilmente la grandezza Ferrari la si assapora al massimo nella sala dove sono contenuti tutti i trofei e le F1 vincenti, con nomi dei piloti e campionati vinti, avendo così una panoramica completa di quelle glorie iniziate nel passato e che, attraversando i nostri tempi, si recano verso il futuro.

La seconda associazione invece è quella con il famoso aceto balsamico. In quel di Lesignana, ad esempio, troviamo l’antica acetaia Giuseppe Giusti che produce i suoi buoni e premiati aceti in un grazioso casolare… e forse scopriremo che esistono diversi tipi d’aceto, come quelli invecchiati o le glasse, buone anche sulla pizza.

Qua è presente anche un museo in cui, oltre a osservare botti e strumenti usati nella produzione, scopriremo che lo stemma che appare sulle etichette delle bottiglie di casa Giusti è quello dei Savoia, concesso dal re Vittorio Emanuele III. Quell’etichetta con la cera lacca offre il tocco di classe visivo che precede quello del gusto. Dato che stiamo parlando di cibo, l’acquolina in bocca è inevitabile e cosa c’è di meglio di una degustazione di piatti tipici per concludere degnamente una giornata? Allora torniamo in città e soddisfiamo il palato mangiando le tigelle, una golosa sottospecie di pane-piadina di piccole dimensioni e, come dicono qui, “il” gnocco fritto con salumi, lardo e formaggi, accompagnando il tutto con un bicchiere di buon Lambrusco. Anche qui c’è solo da scegliere quale cantina si preferisce, per esempio quella di Sorbara o di Castelvetro… ma attenti a non alzare il gomito e lasciare un po’ di spazio per una tigella con la Nutella.

Di Raffaella Sturba

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