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Italiani popolo di giocatori, tutti i numeri del Libro Blu di Agenzia Dogane e Monopoli

Anche il Libro Blu di ADM (Agenzia Dogane e Monopoli, ex AAMS) conferma quanto finora era stato detto da varie anticipazioni: nel 2017 gli italiani hanno speso oltre 100 miliardi di euro in gioco d’azzardo, ed è la prima volta che succede nella storia.

Il Libro Blu rappresenta la grande raccolta di dati su dogane e monopoli, quindi anche sul settore del gioco d’azzardo, un testo che l’organo garante pubblica ogni anno aggiornato con le statistiche dell’anno solare precedente. Normalmente questo viene rilasciato già in primavera a commento dell’anno trascorso, quest’anno invece è arrivato quasi in tempo per la pubblicazione del 2018, eppure da questi dati si evincono alcuni dei trend che sta seguendo il gioco d’azzardo attualmente.

Il record di spesa nel gioco d’azzardo

Il primo, lo abbiamo già detto, è che in Italia continua ad aumentare la sua spesa in giochi e scommesse, rispetto all’anno precedente la crescita è stata del 6%, addirittura del +15,4% se messa a confronto con quella del 2015. In questo caso bisogna fare un distinguo tra le varie parti che compongono il dato. In pratica per “raccolta” si intende il totale giocato nell’arco dell’anno solare, nel caso del 2017 ben 101,8 miliardi di euro. Poi vanno sottratte le vincite, ovvero quanto è stato restituito ai giocatori più fortunati sotto forma di vincite, che stavolta ammontano a 82,9 miliardi. La spesa, in questo caso pari a 18,9 miliardi di euro, sono i soldi che sono usciti dalle tasche degli italiani che non saranno più recuperati, 10,3 miliardi tra questi sono stati versati allo stato come PREU ovvero il Prelievo erariale unico.

Insomma nel 2017 gli italiani hanno bruciato l’equivalente di una legge finanziaria in gioco d’azzardo, più della metà della spesa è rientrata nelle casse dello Stato, lo stesso che ha cominciato la sua battaglia contro il settore del gioco e contro disturbi e dipendenze. Il governo 5 Stelle-Lega dice di averla giurata all’azzardo (così come alla mafia, alla corruzione, alla povertà) e in tal senso è arrivato la scorsa estate il decreto dignità, un provvedimento che agisce su svariati ambiti ma impone anche uno stop totale a pubblicità e sponsorizzazioni per il gioco d’azzardo.

Il decreto dignità e i possibili effetti

Volendo scendere nello specifico, l’articolo 9 del DL dignità, che disciplina l’industria del gioco, contempla le seguenti misure:

  • divieto di qualsiasi forma di pubblicità diretta o indiretta per giochi e scommesse
  • obbligo di tessera sanitaria (e di installazione del relativo lettore) per l’utilizzo delle slot, dal 1° gennaio 2020
  • utilizzo dell’espressione “disturbo da gioco d’azzardo” al posto di “ludopatia” e altri
  • aumento del prelievo erariale sugli apparecchi di gioco (slot e VLT)

Le sanzioni in caso di violazione sono molto alte, pari al 20% del valore dei contratti in essere. Un regolamento che, una volta che sarà entrato totalmente in vigore, cancellerà il marketing dalle frecce che sono all’arco degli operatori del gioco d’azzardo. Che genere di conseguenze porterà questo provvedimento? L’aspettativa è quella di una futura riduzione dei volumi di gioco d’azzardo, come dire che togliendo la pubblicità si cercherà soprattutto di limitare la nascita di nuovi e giovani giocatori, visto che proprio i giovani sono uno dei gruppi anagrafici più interessati dal gioco. D’altro canto i tecnici dell’esecutivo di Palazzo Chigi ritengono che non vi sarà una riduzione sostanziale almeno fino ai prossimi 5 anni, una rassicurazione per chi credeva che così facendo andasse a diminuire anche il prelievo erariale dello Stato sul settore.

La crescita esponenziale del gioco digitale

Certi numeri stupiscono ma fino a un certo punto, l’industria del settore ha già fiutato da tempo l’interesse di un pubblico sempre più giovane, scegliendo così di dedicare sempre più giochi e funzionalità a questo range di età. Ce lo mostrano i numeri: nonostante, come vedremo, ¾ del mercato siano occupati dall’indotto del gioco analogico, la raccolta della sfera digitale aumenta in modo esponenziale. Nel 2017 tutto il gambling digitale valeva quasi 27 miliardi di euro facendo registrare una crescita del 26% rispetto all’anno prima e del 59% al 2015.

Le aziende produttrici e quelle che distribuiscono i giochi spingono sempre di più sull’implementazione dei vecchi classici in versione digitale, l’offerta si è fatta giovane e smart tanto che basta guardare i siti delle principali realtà del settore per capire che un intero casinò, con slot e tutti i tavoli del caso, è disponibile anche sul proprio cellulare.

I settori che meglio hanno reso in questa particolare fetta del mercato sono i giochi a base sportiva, 10 miliardi divisi quasi a metà tra digitale e analogico con una crescita annua del 30%, e i giochi di sorte a quota fissa che con 6 miliardi di euro in più hanno addirittura fatto registrare una crescita del 57%.

Il 2018 segue la scia

A breve quindi si potranno commentare i risultati del 2018, un anno che i primi rilevamenti davano in scia a questo 2017 e, salvo sorprese, che addirittura dovrebbe superare le soglie record stabilite. Sarà ancora prematuro valutare i primi effetti del decreto dignità e dello stop alla pubblicità. Molto più indicativo invece risulterà seguire il rapporto tra il gioco digitale e quello analogico per comprendere che incidenza sta avendo la diminuzione delle slot sui flussi di gioco e, al contrario, come si espanderà il gambling sulle ali di un’offerta sempre più vasta e trasversale.

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