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Lo studio dell’Università Roma Tre: nessuna relazione dimostrata tra gioco e Gap

L’Università di Roma Tre ha illustrato i primi dati sullo studio dell’amusement, ovverosia tutto quel che riguarda il settore del divertimento puro. L’analisi non ha evidenziato né dimostrato concretamente la relazione intercorrente tra gioco e dipendenze.

Da tutti i dati scientifici esaminati, infatti, non è spuntato un documento che attesi la relazione tra pratica di giochi d’abilità nelle sale gioco e dipendenza. Questo è quanto resto noto nel convegno “Amusement, presunto colpevole. Un dibattito sull’equivoco”, in occasione della fiera tenutasi a Rimini, il Rimini Amusement Show.

I dati della ricerca

Nell’evento c’è stata occasione anche per illustrare i primi dati sulla ricerca di studio commissionata da Sapar Service srl, Consorzio Fee e New Asgi, supportate da Euromat, per la realizzazione di un approfondito studio su giochi senza vincita in denaro. La ricerca può e potrà portare tanti risvolti positivi, anzitutto facendo capire in primo luogo alle amministrazioni che l’amusement è un comparto sano ma soprattutto aperto a tutti, in primo luogo alle famiglie.

Il settore, è cosa nota, in Italia non gode di una visione del tutto positiva, il che sta causando non pochi danni. Lo scopo della ricerca è per l’appunto quello di spiegare, con una comunicazione semplice ed efficace, che il comparto gioco lecito è basato sul lavoro di tanti ed è una risorsa positiva per l’economia italiana, una marcia in più e non in meno. E lo studio ha dato solo conferma che è vero tutto quello che gran parte dell’industria ribadisce da tempo: come a dire non fare di tutto il gioco un azzardo. I primi dati elaborati hanno inoltre evidenziato, come già detto, la mancata correlazione tra compulsività, dipendenza e ticket redemption e quindi possono essere utilizzati anche per un ricorso contro provvedimenti dei legislatori locali in materia di gioco.

La sperimentazione della Gambling Commision

Un metodo, insomma, per rendere giustizia al gioco e mostrarlo in maniera più equa e sicura. In maniera simile, seppur con fini diversi, come successo in Gran Bretagna dove la Gambling Commission ha deciso di sperimentare nuovi metodi per ottenere maggior equità e sicurezza nei casinò online. In questo contesto hanno luogo anche i seminari di co-creazione, promossi ed ospitati dalla stessa Commissione. Il primo di questi è stato utile ad esaminare i messaggi di gioco per i giocatori a basso o moderato rischio; il secondo, realizzato in questi giorni, ha avuto come tema cardine quello dell’uso dei dati nell’identificazione dei potenziali danni al consumatore finale del prodotto. Alla fine, i dati identificati sul danno sono stati condivisi, con analisti e manager di team responsabili che, insieme, hanno analizzato eventuali opportunità per rinforzare le misure di protezione dei giocatori mediante la collaborazione, utile a tutto il settore.

Nel seminario gli esperti si sono confrontati su progettazione, gestione e valutazione di dati, affrontando discussioni associate ad opportunità nei big data, sistema dati, qualità dei dati, gestione e ricerca delle operazioni. Altro aspetto importante, e chiaramente considerato, ha riguardato un focus particolare sulla valutazione nell’suo degli algoritmi, di cui i più complessi possono supportare l’elaborazione elevata di volumi di dati.

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