займ на карту онлайнкредит онлайн рко

Imprese & LavoroRSS di categoria

Altre notizie Imprese & Lavoro

  • Quando è necessario contattare un notaio?

    La figura del notaio è spesso associata, nell’immaginario collettivo, a un dispendio economico importante. Ma quali sono le occasioni in cui si ha bisogno di un professionista di questo tipo? In primo luogo è bene sapere che il notaio è, per la legge, un pubblico ufficiale il cui compito è quello di ricevere gli atti tra vivi, come per esempio gli atti societari, i mutui, le divisioni, le permute, le vendite e così via. Come noto, però, i notai si occupano anche degli atti di ultima volontà, vale a dire i testamenti. In qualunque caso, la loro mansione è quella di attribuire agli atti pubblica fede per poi garantirne la conservazione e, in caso di necessità, fornire delle copie. L’articolo 1 della legge notarile fa riferimento anche alle copie parziali, che prendono il nome di estratti, e ai riassunti, che sono certificati.

    Gli atti notarili

    Tutti gli atti che vengono redatti da un notaio sono degli atti pubblici, dal momento che ogni professionista di questo ambito viene autorizzato direttamente dalla Legge della Repubblica Italiana ad attribuire a ciascun atto pubblica fede. L’efficacia legale degli atti ne è la conseguenza più immediata: ciò che viene attestato dal notaio all’interno di un atto notarile fa piena prova, sempre che non venga riscontrato un reato di falso. Che cosa vuol dire che un atto fa piena prova? Semplicemente che esso va ritenuto vero, anche in occasione di un processo.

    Il ruolo del notaio

    In ordinamenti diversi da quello italiano, il solo ruolo del notaio consiste nell’autenticare le sottoscrizioni delle parti. Nel nostro Paese, invece, egli ha anche altre mansioni: per esempio è tenuto ad accertare la volontà delle parti e a trovare lo strumento giuridico più appropriato, cioè quello che consente di realizzare il loro scopo nel migliore dei modi. Il notaio è responsabile anche della conformità di ciò che le parti stipulano secondo le norme di legge, in modo tale che possa essere assicurata l’efficacia degli atti. Occorre, in ogni caso, che il notaio mantenga una posizione di totale terzietà nei confronti dei soggetti chiamati in causa.

    La responsabilità fiscale

    Se si ha bisogno di una figura notarile, si può navigare tra le pagine del sito Notaio studio per vedere soddisfatte le proprie esigenze. Non bisogna dimenticare, tra l’altro, che il notaio ricopre un ruolo di grande rilevanza anche per ciò che concerne la riscossione delle imposte, con riferimento in particolare a quelle indirette che si applicano agli atti che vengono autenticati da lui o che egli si limita a ricevere. Proprio in virtù di tale prerogativa il notaio deve essere considerato responsabile di imposta, il che vuol dire che deve pagare allo Stato i tributi in vece delle parti che si avvalgono del suo ministero per porre l’operazione in essere.

    Che cosa è cambiato dopo il 29 agosto del 2017

    A partire dal 29 agosto del 2017 è entrata in vigore una novità importante per il mondo dei notai: da quella data, infatti, i professionisti del settore hanno l’obbligo di versare tutti gli importi che sono dovuti come tributi delle parti in un conto specifico, così che tali somme non rischino di confondersi con il denaro personale del pubblico ufficiale. Ciò vale, per esempio, per il denaro che viene versato per i vari atti che il notaio autentica o riceve e che sono soggetti a pubblicità commerciale o immobiliare.

  • Che cosa sono e perché hanno successo i magazzini automatici

    Il ricorso ai magazzini automatici sta diventando una realtà sempre più diffusa in molteplici settori commerciali e produttivi, specialmente negli ambiti che sono caratterizzati da un incremento consistente e veloce del numero di referenze in assortimento. Tale circostanza, unitamente a una evidente intensificazione delle consegne (tanto in uscita quanto in entrata) e al costante rinnovo dei prodotti, impone esigenze a cui fino a qualche anno fa si riservava meno attenzione. Così, attualmente una dotazione basata su un magazzino automatico, sia esso parziale o intero, non è certo un evento raro, e si presenta – anzi – come una soluzione più che vantaggiosa per un elevato numero di aziende.

    In un sistema di scaffalature industriali, d’altro canto, i fattori più importanti sono il flusso integrato e lo stoccaggio: tali elementi permettono di garantire standard decisamente elevati non solo dal punto di vista della produttività ma anche in termini di sicurezza. Ecco, quindi, che si dimostra importante, se non addirittura inevitabile, l’integrazione di strutture robotizzate, che risponde alla complessità del mercato odierno. Mentre i processi logistici accolgono queste strutture, i sistemi di magazzinaggio si automatizzano sempre di più.

    Dalla movimentazione alla fase di carico e scarico della merce, passando per il picking, non sono poche le fasi che diventano più efficienti in presenza di un’automazione: i magazzini automatici ne sono la palese dimostrazione, a prescindere dal fatto che la merce sia sfusa, in cassette o pallettizzata. Le scaffalature devono essere progettate e messe a punto per esaltare le caratteristiche dei sistemi di automazione e le loro potenzialità, ma anche le molteplici funzionalità delle macchine operatrici.

    Le operazioni, grazie ai magazzini automatici, non solo diventano più rapide, ma risultano anche molto più accurate: non è superfluo sottolineare che automatizzare vuol dire prima di tutto ridurre il numero di errori, il che significa – a sua volta – limitare i danneggiamenti della merce. Non passa inosservato, poi, il risparmio di tempo che si può ottenere, tanto per le tempistiche di traslazione, quanto per quelle di sollevamento e di stivaggio. La logistica esterna e quella interna diventano molto più affidabili in tutte le loro fasi, in virtù di un flusso fisico e informatizzato che interessa l’allestimento degli ordini e il controllo del volume delle unità di carico, oltre ai prelievi e alla messa a dimora. Per di più, il magazzinaggio può essere integrato con la tracciabilità delle merci e altre funzioni aziendali significative.

    magazzini automatici
  • Come arredare un ufficio per il coworking

    Tra le mode che interessano il mondo del lavoro negli ultimi anni, il coworking si è conquistato un ruolo di primo piano per le sue implicazioni sociali ed economiche. Si tratta di uno stile lavorativo che si fonda sulla condivisione dell’ambiente di lavoro da parte di persone che operano per aziende diverse, non necessariamente nello stesso settore e con le stesse attività. Le figure professionali più moderne ricercano sempre di più la flessibilità del lavoro, in virtù della quale non c’è più bisogno di un ufficio: o, meglio, non c’è più bisogno della versione classica di un ufficio. Nel nostro Paese, la comparsa delle prime strutture di coworking può essere fatta risalire al 2008, e da quell’anno esse si sono sviluppate e diffuse in maniera costante non solo nelle grandi città e nelle metropoli, ma anche nei centri più piccoli.

    Come sono organizzati gli uffici condivisi

    Gli uffici condivisi possono essere considerati come spazi che mettono a disposizione i diversi ambienti che in genere fanno parte di un’azienda tradizionale: oltre agli uffici veri e propri, quindi, ci sono le sale riunioni, le reception, le aree relax, e così via. I vari ambienti possono essere prenotati e presi in affitto a seconda delle esigenze dei lavoratori per un periodo di tempo variabile, che si tratti di poche ore, di un giorno intero o addirittura di settimane. I benefici di cui possono godere coloro che decidono di usufruire di questa formula hanno a che fare con l’assenza di costi fissi (come quelli per la pulizia, per la manutenzione e per le utenze): ciò vuol dire che si approfitta di un consistente abbattimento delle spese, anche nell’eventualità di un uso prolungato nel corso del tempo.

    La flessibilità

    Tra le caratteristiche distintive di queste offerte c’è di sicuro la flessibilità, relativa agli orari e agli spazi: le strutture di coworking, infatti, di solito possono essere utilizzate 7 giorni su 7, a qualsiasi ora del giorno o della notte, grazie a innovativi sistemi di sicurezza o a smart card realizzate ad hoc per gli ingressi. Gli spazi collettivi sono molto importanti: si pensi, per esempio, alle sale conferenze che sono destinate ad accogliere i seminari, i convegni o altri eventi.

    Come arredare gli spazi di coworking

    Quali sono, dunque, i principi che vale la pena di tenere in considerazione quando si deve provvedere all’arredamento degli spazi di coworking? Per le sale collettive, c’è bisogno di sedute confortevoli, possibilmente munite delle classiche tavolette ribaltabili, ma anche di un sistema di proiezione adeguato. Per l’acustica e per le luci è fondamentale una progettazione appropriata. Per gli spazi di lavoro non si può prescindere dalle pareti divisorie ufficio, ma un ruolo molto importante è anche quello della zona relax: non è solo l’ambiente in cui si stacca la spina e si mette da parte la stanchezza, ma anche un contesto in cui si ha la possibilità di confrontarsi con gli altri, di stringere rapporti, di costruire conoscenze.

    La zona uffici e la zona relax

    La zona relax deve essere ben distinta rispetto a quella in cui si trovano gli uffici, anche per evitare che un livello di rumorosità un po’ più alto della media possa dare fastidio a chi sta lavorando. L’arredamento deve contemplare delle sedie, dei tavoli, dei divanetti e delle poltrone, insieme con dei distributori di cibo, di bevande e di caffè. Si può pensare di inserire anche un impianto radio o una televisione, senza rinunciare alla creatività e alla multifunzionalità. L’obiettivo deve essere sempre quello di dosare nel migliore dei modi la privacy dei singoli lavoratori con la condivisione.

  • Stefano Pigolotti: “Vi spiego come si fa formazione 4.0”

    La formazione 4.0 è fondamentale per l’aggiornamento delle competenze tecnologiche all’interno delle aziende, puntando a rilanciare e promuovere lo sviluppo economico nazionale grazie alle innovazioni tecnologiche, consentendo a moltissime PMI di effettuare investimenti che, altrimenti, non avrebbero potuto realizzare.

    Abbiamo chiesto a Stefano Pigolotti, imprenditore, formatore e professional coach, cosa possiamo aspettarci nel prossimo futuro della formazione manageriale.

    “Grazie al piano di azione europeo su manifattura 4.0 del 2016 vari paesi europei, Germania in testa – spiega  Stefano Pigolotti –  hanno impostato, e mano a mano potenziato, nuove strategie di politica economica per intraprendere con decisione un processo di rivoluzione industriale. Non c’è dubbio che la recente crescita dell’industria nell’UE sia il frutto del veloce cambiamento di paradigma produttivo che sta incidendo alle fondamenta il sistema industriale continentale. Il discorso vale, anche se in misura ridotta rispetto a quanto fatto a livello europeo, per l’Italia. Le misure predisposte dal governo Gentiloni sono state numerose, snelle tese all’obiettivo finale, come il super e iper-ammortamento per supportare e incentivare le imprese che investono in beni strumentali, materiali e immateriali o il Credito d’imposta R&S, al sostegno delle Start up innovative. Nel Piano Impresa 4.0 del 2017 si è investito sulla formazione 4.0, necessaria per sviluppare le competenze utili a sfruttare e promuovere le tecnologie in cui si era investito nel periodo precedente.

    “Che la formazione professionale rappresenti per una impresa lo strumento strategico per acquisire la forza per competere, l’arma vincente per espandersi in nuovi settori e mercati è ormai un dato di fatto. Grazie alle competenze professionali di ogni persona coinvolta nel processo di crescita dell’organizzazione possiamo dire che ognuno già possieda a livello latente capacità (skills) che in qualche modo possono essere potenziate. Per questo la formazione ha un obiettivo principe: trasferire ed adeguare le competenze richieste dall’organizzazione sia ai neo-assunti che in generale a tutti i lavoratori dell’organizzazione chiamati ad un processo di evoluzione professionale. Le imprese, per non perdere opportunità importanti e sfruttare appieno il processo di trasformazione noto come Industria 4.0, devono essere in grado di rispondere alle richieste dell’elemento centrale più importante di tutto il processo: il cliente. Per fare ciò è necessario che tutti, lungo la linea produttiva, abbiano le informazioni giuste e la formazione necessaria per adattare al meglio il proprio compito nell’intero processo: un obiettivo che si raggiunge digitalizzando il flusso di informazioni in azienda. Il mondo dell’Industria 4.0 richiede un’evoluzione mentale e tecnologica che coinvolga tutti. Diventa necessaria un’organizzazione estremamente snella, per rispondere alle esigenze dei singoli clienti, producendo per ognuno di loro un prodotto personalizzato, ma con processi industriali.”

    “La formazione, sia legata ai processi di Industria 4.0 sia rivolta ad altri ambiti aziendali, è estremamente importante, e si tratta di uno dei momenti più importanti nella vita aziendale. Per questo è necessario pianificare e gestire in maniera mirata le attività formative, rivolgendosi anche a professionisti come Stefano Pigolotti, formatore aziendale che ha avuto la possibilità di formare oltre 30.000 persone (di diversa estrazione e professionalità), nonché di condividere esperienze imprenditoriali come consulente strategico per importanti aziende italiane.

    Un percorso formativo strutturato al meglio  – conclude Pigolotti – è in grado di portare numerosi vantaggi, come:

    • Aumento della motivazione e produttività aziendale
    • Incremento delle competenze specifiche realmente utili in azienda
    • Aumento della produttività complessiva
    • Migliore organizzazione
    • Strumenti di lavoro innovativi che denotano competitività
    • Spirito di squadra e lavoro di gruppo
    • Problem Solving

     

    La formazione deve dunque coinvolgere le categorie interessate e relativamente ai valori aziendali, deve essere stimolante, utile e possibilmente eseguita in modo interattivo, in modo da far assimilare davvero le informazioni nelle menti dei partecipanti.

    Stefano Pigolotti
  • Università Popolare di Milano: tornare a studiare a 30-40-50 anni

    Tornare all’Università? È complicato per uomini e donne che lavorano tutto il giorno e che hanno responsabilità familiari. Ma oggi non è più necessario rinunciare al tempo libero né sacrificare lavoro e famiglia per conseguire una Laurea: grazie alle università telematiche si possono seguire le lezioni online ovunque ci si trovi con sessioni di esame programmate e pensate appositamente  le esigenze degli studenti più maturi.

    Quando si hanno vent’anni i propri obiettivi sono estremamente definiti: trovare un lavoro ben remunerato, farsi una famiglia e vivere una vita felice, magari entrando presto nel mondo del lavoro. Ma con il passare degli anni può esserci il desiderio di ottenere quella laurea mai conseguita. Vedersi superare da persone più giovani, solo in virtù di una laurea, può mettere scatenare il desiderio di tornare a studiare. La sensazione è quella che la laurea consenta di accedere a posizioni lavorative migliori altrimenti inaccessibili, raggiungendo anche posizioni manageriali. È possibile tornare all’università anche dopo anni di lavoro? Può sembrare complesso, ma in realtà non è necessario rinunciare al lavoro o alla vita familiare per tornare sui banchi, grazie alla possibilità di studiare online in una università telematica. Le lezioni si tengono online, frequentabili in qualunque momento della giornata, andando in una sede fisica solamente in occasione delle sessioni di esame.

    Ci si può iscrivere a corsi di laurea “su misura”, grazie alle proposte dell’Università Popolare degli Studi di Milano, una Università Internazionale con presupposti storici dal 1901 che nel suo lungo percorso ha saputo adattarsi ai tempi e migliorarsi costantemente. L’università Popolare degli Studi di Milano ha l’obiettivo di venire incontro le esigenze degli studenti, specialmente quelli over 30, che devono conciliare la volontà di studiare con il proprio ruolo familiare e lavorativo.

    L’Università Popolare degli Studi di Milano è un’Università Internazionale che non fa parte dell’ordinamento italiano ma che è riconosciuta a statuto speciale come Università Internazionale con titoli avente valore legale secondo la Convenzione di Lisbona sul riconoscimento del titolo in tutta Europa. È ufficialmente affiliata alla University of United Popoular Nations di Ouagadougou ed è ufficialmente partner dell’Università di Stato di Ouagadougou, nello Stato del Burkina Faso oltre che dell’Università di Stato Bouaké, in Costa d’Avorio, e può rilasciare i titoli accademici per conto delle predette università.

    I corsi di Laurea Triennale, Magistrale, e i Dottorati di ricerca proposti non hanno obbligo di frequenza, non prevedono il numero chiuso, sono fruibili su una piattaforma online e sono strutturati pensando alle necessità dei lavoratori. Al momento dell’iscrizione è possibile inviare il proprio curriculum e in base all’esperienza lavorativa o precedenti studi, un collegio di docenti valuta la preparazione individuale e quantifica il numero di CFU (crediti formativi) riconosciuti, attribuiti in base all’esperienza totale dello studente, professionale e formativa, valorizzando l’esperienza personale con lo stesso valore dato alle nozioni acquisite sui libri. La procedura di riconoscimento dei crediti da attività professionali e dal curriculum personale, compatibilmente con il percorso di studi intrapreso, permetterà di “saltare” alcuni esami, velocizzando il percorso verso la laurea.

    Fra i corsi proposti dall’Università Popolare degli Studi di Milano si trovano percorsi triennali e biennali magistrali in Sociologia ad indirizzo psicologico, Scienze Politiche a vari indirizzi, Scienze della Comunicazione, Giurisprudenza internazionale ciclo unico (non abilitante all’esame di Stato), Ingegneria civile ambientale (non abilitante all’esame di Stato), Economia e Diritto, e Criminologia. Le lezioni online possono essere integrate, in maniera del tutto facoltativa e volontaria, con formazione in aula, mentre le sessioni di esame e la discussione della tesi si terranno in date flessibili e largamente programmabili, in varie sedi italiane, da nord a sud. Le iscrizioni sono aperte tutto l’anno e si può cominciare a studiare in qualunque momento. L’Università Popolare degli studi di Milano vanta una segreteria agile e dinamica, in cui la burocrazia è gestita in modo tale da ottimizzare i tempi e iniziare a studiare il prima possibile.

    Tornare a studiare
  • Ristrutturazioni di immobili, la situazione italiana

    Nel nostro Paese, il patrimonio edilizio è costituito per i quattro quinti da residenze: in altri termini, l’80% del settore immobiliare è rappresentato da abitazioni private. Il dato allarmante, però, è che per la maggior parte tale patrimonio è da considerarsi poco adeguato e non efficiente: in una parola, vetusto. Non è un caso che il 97% degli immobili italiani sia riconducibile alla classe energetica G, ed è anche per questo motivo che si rivela improrogabile l’esigenza di rimettere il mattone nostrano in efficienza. Un’urgenza da cui non ci si può sottrarre, e che si traduce in chance decisamente preziose e invitanti per gli operatori del settore.

    Lo scenario italiano

    In un contesto in cui appena il 3% degli immobili è di una classe energetica diversa dalla G, non sorprende scoprire che le case italiane costituiscono l’origine dei due quinti dell’inquinamento complessivo che colpisce il Belpaese. Come è stato fatto notare in occasione del Forum di previsioni e strategie nato su iniziativa di Scenari Immobiliari, il taglio medio delle case nostrane presuppone una superficie di 120 metri quadri: rispetto al passato non ci sono novità significative da questo punto di vista, ma la differenza è che intanto si è assistito a una riduzione delle famiglie, le quali hanno mediamente un componente in meno delle famiglie di appena una decina di anni fa.

    Tra tutte le operazioni di compravendita che si svolgono sul nostro territorio, l’85% riguarda case non ristrutturate e di seconda meno, mentre appena 3 transazioni ogni 100 sono relative ad abitazioni nuove che rientrano in una categoria di efficienza energetica elevata. Insomma, che si tratti di appartamenti a Padova, a Vicenza, a Bologna o in qualsiasi altra parte d’Italia, allo stato attuale è praticamente solo l’usato al centro dell’attenzione. Per di più, c’è da fare i conti con un numero eccessivo di abitazioni che in teoria sono ritenute nuove, ma solo perché per colpa della crisi non sono mai state vendute. Insomma, si tratta di case – più o meno 130mila unità – che non possono essere definite usate, ma che di sicuro non sono nemmeno nuove.

    Il recupero edilizio in Italia

    Per le operazioni di recupero edilizio si spende, ogni anno, una cifra che oscilla tra i 40 e i 50 miliardi di euro: come si può intuire, è un business decisamente significativo. I numeri consentono di scoprire che sono circa 13 miliardi i metri quadri di case che hanno bisogno di essere ristrutturate: per gli operatori del settore, vuol dire più o meno poter contare su lavoro per il prossimo mezzo secolo, a condizione che l’occasione venga sfruttata a dovere. D’altro canto, i vantaggi che derivano dalla riqualificazione degli immobili e dalla loro ottimizzazione sono numerosi ed evidenti, non solo per i proprietari immobiliari, ma anche a livello di sistema. Si pensi, per esempio, che nel momento in cui un appartamento sovradimensionato viene frazionato allo scopo di ottenerne due e rimesso in efficienza energetica, il valore medio della superficie complessiva è destinato ad aumentare del 25%, al netto dei costi che devono essere sostenuti.

    I dati del 2017

    I dati più recenti a disposizione in materia di ristrutturazione sono, ovviamente, quelli relativi al 2017: lo scorso anno in questo ambito sono stati spesi 47 miliardi di euro, mentre per l’acquisto di abitazioni nuove la somma globalmente investita è stata di 19 miliardi. Nel 2017 sono stati portati a termine 420mila interventi di riqualificazione per i quali è stata concessa l’apposita detrazione fiscale: di questi, circa la metà era relativa ai serramenti, mentre un quarto ha riguardato gli impianti di raffreddamento e di riscaldamento. Ciò vuol dire che quasi sempre una ristrutturazione – a dispetto del nome – non comporta una modifica di carattere strutturale.

  • Stampare volantini e biglietti da visita: l’importanza della comunicazione offline

    Volantini, logo, brochure, biglietti da visita ecc. Tutte forme di comunicazione tradizionale che, nell’era in cui a farla da padrone è il digitale, vengono definite offline. Un metodo che non è obsoleto come in molti ormai tendono a credere, ma che anzi dà la possibilità di integrare in maniera perfetta la comunicazione online che ormai imperversa di questi tempi.  Si tratta non solo di un’occasione da non lasciarsi sfuggire, ma anche di una pratica che con piccoli e semplici passaggi permette di ampliare sensibilmente il range di potenziali clienti interessati ai nostri prodotti o servizi. Affidarsi ad un servizio di stampa volantini è il primo step da fare. Vediamo quali sono gli altri.

    Qr code e upselling: le basi per coesistere comunicazione online e offline

    L’errore più comune di chi è alle prime armi è credere che la comunicazione online porti automaticamente risultati. Non è investendo soldi e riempiendo i canali multimediali di contenuti che si ottengono conversioni: un utente si troverà di fronte una serie di proposte, tutte potenzialmente interessanti, per cui bisogna diversificarsi. Partendo dal presupposto che ogni proposta si differenzia in base al prodotto o servizio offerto, è necessario sottolineare l’importanza della comunicazione offline nella fase di fidelizzazione di un cliente.

    L’upselling è quella tecnica di marketing che induce un cliente, potenzialmente interessato ad un prodotto, a perfezionare un acquisto ancora più costoso o dettagliato. In questo caso comunicazione offline e online hanno un enorme peso: poniamo infatti che un cliente noti su un volantino (comunicazione offline) un’offerta molto interessante relativa ad uno smartphone. A questo punto interviene l’upselling: attraverso un qr code (un codice a barre da inserire su cartaceo per rimandare ad un link) il cliente viene “fatto atterrare” su una landing page in cui troverà, oltre al prodotto selezionato, anche altri prodotti dello stesso tenore ma più costosi e forniti. Sempre prendendo ad esempio il caso dello smartphone, se il cliente ha visto un prodotto da 300 euro, accanto gli verrà mostrata anche l’opzione da 400 euro che contiene migliorie dal punto di vista tecnico. Un metodo molto utilizzato, che può indurre un utente realmente interessato a compiere un acquisto a fare una sorta di upgrade, dando modo all’azienda di compiere il cosiddetto upselling.

    Volantini e biglietti da visita: l’immagine nella comunicazione offline

    Nella comunicazione offline l’immagine ha ancora un suo forte peso nel trasmettere il core business di un brand. Prendiamo l’esempio dei volantini: nei diversi formati in cui è possibile realizzarli, si possono inserire una serie di informazioni (offerte, sconti, o semplici prezzi) ma soprattutto immagini che creino una suggestione o che inducano il cliente all’acquisto. L’occhio vuole ancora la sua parte, e il cartaceo non è ancora affatto morto se è vero come è vero che ogni azienda ha il compito di differenziarsi dalle altre non solo nei contenuti ma anche nel modo di trasmetterli. In questo una brochure o un volantino possono aiutare molto, visto che contengono importanti informazioni quantomeno in merito al logo o al visual branding.

    Non si discosta di molto il discorso realtivo ai biglietti da visita, che devono essere funzionali alle informazioni più importanti da fornire. Le dimensioni non devono essere esagerate e contenere tutti i recapiti utili (nome dell’azienda o del professionista, numero di telefono e indirizzo email). Inoltre il design e la grafica devono essere personalizzati: stampare biglietti da visita con un template prestabilito non permetterebbe di diversificarsi dalla massa. Attenzione però, grafica e design hanno bisogno di buon gusto. No a troppi colori o a strane linee ornamentali: l’obbiettivo di un biglietto da visita resta sempre quello di farsi conoscere, quindi è meglio evitare brutte figure.  Meglio spendere qualche euro in più ed affidarsi agli esperti del settore.

  • Come si ristruttura una farmacia?

    In vista della ristrutturazione di una farmacia è molto importante organizzare in anticipo gli interventi che dovranno essere effettuati e pianificare i lavori da svolgere. Uno dei primi aspetti di cui ci si deve preoccupare è la scelta degli arredi, la cui conformazione e le cui dimensioni possono condizionare i lavori. Qualunque sia l’idea iniziale che si ha in mente, non bisogna dimenticare che una farmacia deve risultare il più possibile ospitale e accogliente, per fare in modo che i clienti – quasi sempre alle prese con un problema di salute, e quindi preoccupati – si possano sentire a proprio agio. Il bancone è, ovviamente, il protagonista del locale: esso deve essere lungo e largo a sufficiente per far sì che il farmacista possa lavorare in maniera pratica. Non sono rari, inoltre, i casi di farmacie in cui lavorano in contemporanea più operatori: in tale circostanza il bancone deve essere abbastanza ampio da consentire a ognuno di essi di muoversi senza vincoli, in completa libertà.

    La scelta dello stile

    La ristrutturazione farmacie deve essere operata pensando a uno stile ben preciso: la sobrietà è sempre apprezzata in un ambiente del genere, che dovrebbe essere caratterizzato da un approccio minimal, magari contemporaneo. Molto importanti sono gli espositori destinati ad accogliere i prodotti: valutare in anticipo la quantità e la tipologia degli articoli che dovranno essere esposti permette di selezionare gli arredi più adatti, non troppo piccoli ma al tempo stesso non eccessivi. La semplicità del design è una soluzione sempre apprezzata: la pulizia delle linee e l’essenzialità sono punti di forza di una farmacia che vuol trasmettere una sensazione di serietà e di autorevolezza, senza decorazioni appariscenti o orpelli vistosi più idonei per un bar o un ristorante. Personalità ed eleganza devono essere le caratteristiche da ricercare: caratteristiche che possono essere rese anche attraverso l’illuminazione, che non deve essere troppo fredda e che, al contempo, deve consentire di leggere anche le scritte più piccole sulle confezioni. Un’idea interessante è quella che prevede di ricorrere a faretti a risparmio energetico, indispensabili per contenere i consumi.

    La suddivisione degli spazi

    La suddivisione e la distribuzione degli spazi rappresentano due aspetti fondamentali nella ristrutturazione di una farmacia: tenendo conto delle dimensioni del locale con cui si ha a che fare, è necessario ottimizzare la metratura a disposizione. In presenza di un’area piuttosto vasta si può decidere di aggiungere un maggior numero di espositori di prodotti, senza dimenticare l’importanza di prevedere uno spazio di attesa che garantisca la necessaria privacy ai clienti che si trovano al bancone. Per quel che concerne il pavimento, il linoleum è una delle scelte più comuni, ma ciò che conta è evitare soluzioni che si possono usurare nel giro di breve tempo, magari perché troppo delicate. Il consiglio è quello di puntare su materiali che durino negli anni e siano ben resistenti, anche per non dover perdere troppo tempo con la loro manutenzione.

    L’importanza dei colori

    Per mettere la clientela di buon umore, la scelta dei colori giusti è fondamentale: gli esperti raccomandano di privilegiare le tonalità più tenui e chiare, tra le quali l’avorio, il beige e il bianco, che hanno il pregio di far apparire l’ambiente più spazioso di quanto non sia realmente. Queste nuance, inoltre, assicurano una maggiore luminosità, fermo restando che le tinte basiche e neutre sono sinonimo di competenza, di affidabilità e di professionalità. Da mettere al bando, invece, la vivacità del giallo, del blu elettrico e del rosso, se non per un eventuale angolo dedicato ai bambini.

  • RATING NEGATIVO PER L’ITALIA: COME INVESTIRE SENZA PERICOLI

    Normalmente i Titoli di Stato sono un’ottima opportunità per chi vuole investire i propri risparmi senza correre grandi rischi, dato che è estremamente raro che uno Stato fallisca, anche se è già successo che alcuni Stati siano andati in default, causato normalmente da una mancanza di liquidità nelle casse dello Stato, causata dal malgoverno (come nel caso del Venezuela, che si sta avvicinando pericolosamente al default) o dalla crisi di un intero sistema economico.

    Il default di uno Stato non è dichiarato dallo Stato in questione, ma dal mercato obbligazionario, dato che il mercato non acquista obbligazioni di Stati che hanno poca liquidità in cassa, che porta di conseguenza ad avere rendimenti altissimi. La Grecia, nel periodo peggiore della crisi che l’ha coinvolta, ha avuto tassi di rendimento sulle obbligazioni pari al 25%, un valore decisamente alto e sintomatico della crisi interna che affliggeva il Paese.

    Per quanto riguarda l’Italia, uno scenario simile è alquanto improbabile e ancora sufficientemente lontano da non destare preoccupazione, ma ci sono stati che si stanno avvicinando sempre più al default. L’esempio più eclatante è quello del Venezuela, la cui crisi economica è fuori controllo ormai da mesi, tanto che la creazione di una nuova moneta non ha sortito gli effetti sperati dal presidente Maduro. Il Venezuela ha un indicatore della crisi che sta passando anche nel rating fornito dalle Agenzie di Rating (SD per S&Poor’s, Caa3 per Moody’s, C secondo Fitch e CCC secondo Dagong), mentre l’Italia ha un rating decisamente più stabile (BBB, Baa2, BBB, BB+).

    Abbiamo intervistato il consulente finanziario Walter Moladori per capire quali siano i mercati più promettenti su cui investire i nostri risparmi senza correre inutili pericoli.

    “Innanzitutto – spiega Moladori – un indicatore di quanto il nostro paese sia ritenuto affidabile o meno dagli investitori è dato dallo spread (in italiano differenziale) fra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi. I titoli di stato sono il mezzo con cui uno stato ottiene dei soldi in prestito, vendendoli una certa cifra, promettendo di rimborsarli entro una certa data a chi li ha comprati, e sono acquistati da fondi di investimento, banche, risparmiatori grandi e piccoli. Come ogni investimento finanziario, più è facile che i soldi tornino a chi ha effettuato l’investimento, meno l’investimento stesso fornisce interessi. Se aumenta l’incertezza, più è alto il tasso di interesse richiesto dagli investitori per comprare i titoli di stato”.

    “Le agenzie di rating, che valutano periodicamente i vari paesi per confermare o modificare il rating, hanno più volte ricordato come per l’Italia un aumento del deficit e del debito sarebbero fattori molto negativi, tanto che se arrivasse una nuova ondata di declassamenti a causa dei piani di deficit del nuovo governo, l’Italia si ritroverebbe sulla soglia di uscita dal livello «investimento». Le banche sarebbero al limite di non poter più prendere prestiti dalla Bce offrendo titoli italiani in garanzia e lo spread esploderebbe”.

    “A inizio mese Fitch ha confermato il rating BBB dell’Italia, ma con una revisione al ribasso dell’outlook, che passa da “stabile” a “negativo”. Il rapporto deficit/pil è stimato all’1,8% nel 2018, più alto di 0,2 punti rispetto alle stime del Governo, per effetto dei maggiori interessi sui titoli di Stato, spiega Fitch. Fra i problemi principali sollevati si trovano la natura nuova e non collaudata del governo, le considerevoli differenze politiche fra i partner della coalizione e le contraddizioni fra gli elevati costi dell’attuazione degli impegni presi nel ‘Contratto’ e l’obiettivo di ridurre il debito pubblico. Non è chiaro come queste tensioni politiche saranno risolte”.

    “Visto il rating negativo per l’Italia, in molti si domandano come poter investire almeno parte dei loro risparmi senza rischi. Premettendo che nulla è esente da rischi, tra gli investimenti più sicuri ci sono i PIR (o Piani Individuali di Risparmio. Ma teniamo anche in considerzione le opportunità di investimento offerti dai Big Data”.

    Tuttavia solo un colloquio con un consulente finanziario affidabile vi offrirà la possibilità di avere tutto sotto controllo, investimenti, finanziamenti, opportunità di investimento, ma anche analizzare nel dettaglio eventuali rischi o opportunità che altrimenti da soli non potremmo conoscere, pianificando bene il futuro per consentirci di affrontarlo con la giusta serenità.

    Un professionista che non si sostituisce alle nostre decisioni, ma si affianca consigliando (non imponendo mai nulla) e in particolare nel caso del dott. Moladori, con una la solidità di una realtà come Allianz Bank.

    Per porre domande al consulente finanziario Walter Moladori visita il sito waltermoladori.allianzbankfa.it o scrivi a walter.moladori@allianzbankfa.it

    Walter Moladori
  • Assicurazioni Pubblica Amministrazione

    Che tu sia un medico o semplicemente un dipendente della pubblica amministrazione puoi usufruire di pacchetti assicurativi personalizzati anche per il tuo lavoro ecco perché oggi andremo a parlare delle varie tipologie assicurative per la pubblica amministrazione.

    Si sente spesso parlare di pubblica amministrazione ma a chi ci rivolgiamo quando parliamo di dipendenti della pubblica amministrazione? La risposta è molto vasta. Quando parliamo di dipendenti della pubblica amministrazione parliamo di persone che lavorano in istituzioni comunali, istituzioni statali, scuole, ospedali e via discorrendo. Mettono perciò a servizio la loro professione anche delle istituzioni anziché farlo solamente come libero professionista. Un medico ad esempio può sia lavorare in ospedale che privatamente. Questo però ovviamente non vale per tutte le professioni, infatti non sempre ogni professionista potrà fare entrambe le cose, ossia lavorare privatamente e pubblicamente. Prendiamo ad esempio il preside di una scuola, non può per ragioni di logica fare il preside privatamente può scegliere di essere preside di un plesso scolastico privato ma non potrà farlo contemporaneamente alla sua scelta di operare nel settore della pubblica amministrazione. Proprio per questo il codice delle assicurazioni ha stabilito che il professionista della pubblica amministrazione può stipulare, a tutela del suo lavoro e della sua persona, determinati tipi di assicurazioni. Una volta le assicurazioni di questo genere erano gli enti stessi a stipularli per i propri dipendenti. Oggi la legge è cambiata e non obbliga più l’ente a fornire un’assicurazione al proprio dipendente, ma offre la possibilità al professionista o al dipende di stipularla per suo conto in base alle proprie esigenze e al suo lavoro.

    Online ci è possibile trovarci davanti tantissimi tipi di pacchetti assicurativi per la pubblica amministrazione, la maggior parte delle volte ci capiterà di trovarli suddivisi per categoria lavorativa e quindi Medici, Dirigenti, Forze dell’ordine e via discorrendo.  In linea di massima offrono tutti alcuni prodotti ad esempio possiamo trovare:

    • Assicurazione Patrimoniale per tutte le cariche a disposizione e quindi dipendenti e dirigenti in ogni ambito a partire dalla sanita per poi arrivare alle scuole ma anche alle forze dell’ordine
    • Polizze individuale personale Responsabilità civili e danno erariale.
    • Responsabilità civile presso terzi
    • Le responsabilità civili per colpa grave
    • Retroattiva di copertura da 5 anni a illimitata
    • Copertura per imposte e multe
    • Responsabilità Amministrativa

    Insomma ne possiamo trovare davvero di ogni tipo. Ovviamente la scelta della polizza assicurativa non riguarda soltanto noi, dobbiamo necessariamente affidarci ad un esperto che ci supporti nella scelta del pacchetto. In questo caso il professionista che può aiutarci in questa scelta è sicuramente il broker assicurativo che nel suo lavoro crea, vagliando le opzioni del mercato, dei pacchetti assicurativi personalizzati sul cliente. Ad esempio se siamo un medico avremo bisogno di un certo tipo di assicurazione, se invece siamo una segretaria avremo bisogno di un altro tipo.

    Il broker assicurativo va ad analizzare la nostra storia, il nostro lavoro e il nostro aspetto finanziario. Dopo di che vaglia sul mercato tutte le proposte che ci forniscono le varie assicurazioni e in base alle nostre esigenze crea appunto il nostro pacchetto assicurativo per pubblica amministrazione personalizzato.

    Online troviamo molti pacchetti già pronti vale la pena acquistarli?

    In alcuni casi si, se il broker assicurativo che ha realizzato il pacchetto e poi messo in vendita è una persona peculiare vi offrirà pacchetti già pronti che contengono tutto ciò di cui avete bisogno per tutelare voi e il vostro lavoro. Infatti le assicurazioni per la pubblica amministrazione nascono proprio per la tutela di una persona fisica sia nell’ambito lavorativo sia in quello personale. Se cerchiamo però qualcosa che sia più personalizzato allora l’ideale è affidarvi ad un broker assicurativo che in base alle vostre caratteristiche e al vostro lavoro vi fornirà il pacchetto più congeniale alle vostre esigenze.

  • Videosorveglianza nei cantieri

    Ogni giorno in Italia ci sono migliaia di cantieri edili. E’ un settore decisivo per l’economia italiana con un numero di addetti talvolta solo stimato talmente alto è il numero del personale, anche occasionale che talvolta circola per pochi giorni. Questo ingente numero di cantieri comporta una serie di precauzioni da tenere che determinano necessità di una serie di servizi dedicati ad aspetti peculiari. Un argomento centrale per le ditte che si occupano di edilizia è la sicurezza contro i furti.

    Non c’è dubbio che il tempo dei cani messi a sorvegliare i cantieri sia giunto al termine. Oggi c’è bisogno di efficacia nella prevenzione ed un abbaio non fa più tremare le gambe ai ladri che anzi si sentono rasserenati dalla presenza del quadrupede, vista la facilità con cui può essere neutralizzato.

    Per compiere un’azione di monitoraggio attenta in luoghi altamente vulnerabili bisogna disporre di strumenti avanzati, come telecamere di sorveglianza, sensori antifurto, ponteggi allarmati ecc. Tutte precauzioni divenute tipiche nel settore edile, oltre a ciò gli appaltatori possono anche chiedere delle misure aggiuntive come la presenza di guardie.

    Questi strumenti li possiamo chiamare strumenti di mitigazione del rischio furti e comportano un impegno non indifferente se pensiamo a quanto vasto può essere un cantiere edile.

    Perché è importante  il monitoraggio sui cantieri?

    I cantieri edili e industriali ogni giorno sono sottoposti ad numerosi rischi, in alcune zone sono preponderanti i furti, in altre ed in certi periodi dell’anno ci sono altri rischi da tenere sottocchio, persino quelli climatici. Il motivo per cui un impresario decide di dotarsi di un sistema di videosorveglianza è sempre strettamente legato all’esposizione della sua merce al furto ed al vandalismo.

    Attivare un programma di prevenzione significa sapere ciò che si deve fare e normalmente occorre affidarsi a professionisti capaci di individuare i passaggi obbligati dove posizionare i sensori antifurto. Persino i macchinari sono oggetto di attenzione dei ladri, il loro valore è altissimo ed esiste un mercato che li rende appetibili.

    La protezione di un cantiere viene fatta in senso fisico attraverso le barriere architettoniche, quali recinzioni, portoni, sbarre, ed in generale strumenti di riconoscimento individuale, ed in senso virtuale con meccanismi tecnologici che individuano i passaggi più scoperti e facili da superare che le barriere fisiche non hanno saputo impedire.

    I dissuasori sono poi dei cartelli che delimitano in senso psicologico l’area privata oggetto del cantiere. I cartelli informano dei pericoli a cui si va incontro se si oltrepassano le barriere fisiche, ma lanciano anche avvertimenti in merito all’utilizzo della videosorveglianza.

    Il vandalismo è ancor più pericoloso dei furti

    Da non sottovalutare il vandalismo e con esso non si intende lo studente ubriaco che fa una sfida di coraggio con i suoi colleghi, ma atti di sabotaggio, incendi dolosi, situazioni limite che potrebbero verificarsi in aree ad alto rischio criminale. In questi casi la stessa ditta specializzata in sensori e antifurto per cantieri suggerisce un’altra serie di rimedi basati su tecnologie di registrazione e presenza fisica in loco.

    I sistemi di videosorveglianza scoraggiano i criminali ad entrare nel cantiere quando questo è incustodito. I sensori sono determinanti per l’azionamento della luce che fa scappare il ladro ed informa prontamente la sicurezza. Il loro azionamento non deve dipendere da energia elettrica facilmente escludibile. Sistemi wireless lavorano per fornire il loro supporto in condizioni ottimali a patto che si disponga di una regolare manutenzione.

    Ma tutto ciò non è sufficiente se si rimane indietro con le ultime soluzioni che solo una ditta specializzata è in grado di fornire. Telecamere e sensori potrebbero essere accecati o ingannati, è una competizione che si gioca a colpi di professionalità.

    Videosorveglianza cantieri
  • Business internazionali: perché tradurre dall’italiano all’inglese

    Le traduzioni italiano – inglese sono le più richieste in Italia, a causa dell’enorme utilizzo della lingua inglese come strumento pressoché universale di comunicazione in ambiti professionali diversissimi tra loro.

    Sono moltissimi i vantaggi del tradurre un sito, una pagina professionale o un e-commerce nella lingua dal vocabolario più ampio del mondo.

    Perché tradurre dall’italiano all’inglese?

    La globalizzazione è una realtà. Anche senza spingersi fino agli estremi del globo per confrontarsi con i colossi asiatici emergenti, è necessario ammettere le aziende o i professionisti che operano soltanto nell’ambito della propria nazione di origine sono un passo indietro rispetto al nuovo modo di fare business.

    Grazie al web, oggi un’attività in qualunque angolo del globo può essere raggiunta da un utente qualsiasi, a prescindere dalla concreta distanza dell’utente dalla sede fisica dell’attività in questione. Per questo motivo offrire i propri servizi a un pubblico internazionale è un passo fondamentale nella costruzione del trust di un’impresa o di un professionista.

    La lingua della scienza, della tecnica e dell’impresa

    Grazie alla sua enorme diffusione e alla facilità del suo apprendimento, l’inglese è ormai riconosciuto come lingua universale della scienza, nonché della tecnica e dell’attività imprenditoriale. Questo comporta un costante ampliamento del suo vocabolario, che ingloba progressivamente neologismi o tecnicismi necessari a indicare nuovi concetti, nuove pratiche, nuove scoperte. Ne consegue che la lingua inglese è oggi la lingua con il più ampio vocabolario del mondo, in grado di veicolare con precisione anche (e soprattutto) concetti all’avanguardia.

    Fatte queste considerazioni, non stupisce quindi che anche nella lingua italiana siano entrate in maniera sempre più invadente espressioni mutuate dall’inglese di cui spesso si rinuncia a fornire una traduzione.

    Aziende, piccole imprese, professionisti

    È opinione comune che soltanto le grandi aziende multinazionali debbano presentare siti web multilingua, o offrire ai propri utenti almeno una versione inglese.

    Grazie alla geolocalizzazione delle attività sulla rete, su cui i principali motori di ricerca stanno puntando in maniera sempre più decisa, anche le piccole e piccolissime imprese come quelle artigianali potrebbero ottenere grandi vantaggi dalla presenza in lingua inglese sul web, al fine di essere raggiunte da potenziali clienti stranieri che si trovino temporaneamente in Italia.

    Allo stesso modo un professionista o un artigiano che abbia deciso di concretizzare la propria presenza sul web attraverso un sito vetrina o un e-commerce raggiungerà un numero di utenti molto maggiore attraverso una versione del proprio sito web in lingua inglese.

    Traduzioni dall’italiano all’inglese: perché devono essere perfette

    Realizzare una versione inglese del proprio sito web è quindi un investimento lungimirante per qualsiasi attività poiché esprime la volontà e la capacità di soddisfare le esigenze di un pubblico internazionale. Per questo motivo le traduzioni dall’italiano all’inglese dei testi per il web dovranno essere impeccabili: se così non fosse si trasformerebbe una preziosa opportunità in un terribile danno per l’immagine aziendale.

    L’unico modo per essere certi di ottenere per il proprio sito web testi efficaci, ottimizzati per il posizionamento sui motori di ricerca e allo stesso tempo in grado di trasmettere i valori aziendali in maniera appropriata è affidarsi a professionisti della traduzione che sappiano mettere in campo una serie di competenze altamente specializzate.

  • Attrezzatura edile: i migliori utensili di lavoro

    Il settore dell’attrezzatura edile include un ricco assortimento di utensili che permettono di provvedere alle molteplici esigenze di questo ambito. Basti pensare, per esempio, alle troncatrici, che si prestano a una grande varietà di applicazioni nell’ambito del taglio e delle rifiniture.

    Le troncatrici: uno strumento indispensabile nell’attrezzatura edile

    Tali macchine sono munite di un motore che si contraddistingue per una coppia elevata non solo nello spunto ma anche nel funzionamento: si basano, infatti, su un disco che a contatto con il pezzo che deve essere tagliato agisce con un effetto abrasivo. Ogni troncatrice presenta, in corrispondenza delle impugnature, degli assorbitori di vibrazioni, che hanno lo scopo di limitare lo stress muscolare e di contenere il rischio di danni fisici per chi la utilizza.

    A seconda della tipologia di lavorazione a cui si deve procedere, la troncatrice può essere munita di accessori specifici: per tagliare il legno, per esempio, le troncatrici da banco sono caratterizzate dalla presenza di un braccio a cerniera che permette di sollevarle e di abbassarle senza che venga compromessa la linearità del taglio, così che la superficie del pezzo rimanga sempre perpendicolare.

    L’uso delle carotatrici nel settore edile

    Anche la carotatrice fa parte dell’attrezzatura edile indispensabile per le imprese del settore. Possono essere identificate due tipologie: le carotatrici manuali, che sono sorrette dagli operatori mentre sono in azione, e le carotatrici a colonna, che sono collocate su telai che vengono ancorati al pavimento, al soffitto o al muro che devono essere forati. Nel secondo caso, il movimento della carotatrice lungo il telaio può essere assicurato da un dispositivo di avanzamento automatico applicato ad hoc o da un’azione manuale. A seconda dell’ambiente di lavoro con cui si ha a che fare e del tipo di materiale che deve essere sottoposto alla foratura, si decide se ricorrere a una carotatrice a umido o a una carotatrice a secco. Anche la posizione è un parametro determinante per stabilire se sia più indicata l’una o l’altra soluzione.

    Gli utensili diamantati indispensabili nell’attrezzatura edile

    Infine, nel novero degli utensili di attrezzatura edile vale la pena di menzionare gli utensili diamantati, che in genere sono composti da due parti: lo stelo, noto anche come anima, è un supporto di acciaio, mentre il segmento, noto anche come corona, è la parte diamantata. Quest’ultima può essere ottenuta miscelando grani di diamante – da cui il nome – e polveri di metallo: la miscela viene pressata a freddo, in modo da ottenere semilavorati di forme differenti che in seguito vengono riscaldati e pressati nello stesso momento attraverso la sinterizzazione.

    Operaio lavora con matrello pneumatico ed attrezzatura edile