Quali errori non commettere nella progettazione di uno studio odontoiatrico

La ristrutturazione di uno studio odontoiatrico che si può rendere necessaria con il passare degli anni impone di assumere delle scelte che meritano di essere ponderate con la dovuta attenzione. Valutare tutti gli aspetti in gioco nella progettazione studi dentistici è indispensabile per non rendersi protagonisti di investimenti avventati: non esiste una soluzione progettuale perfetta e priva di difetti, ma ogni proposta presenta dei pro e dei contro che vale la pena di soppesare. Alla fine, poi, si deve raggiungere un equilibrio ottimale, un compromesso in grado di assecondare il più possibile le esigenze del titolare del laboratorio oltre che, ovviamente, quelle dei pazienti. Avere le idee ben chiare è un ottimo punto di partenza, anche per far capire all’architetto a cui ci si rivolge che cosa si vuole e come lo si vuole. Gli input possono essere non solo di natura estetica, ma anche di carattere psicologico.

Come cominciare

Potrebbe essere utile, in una prima fase, stilare una lista dei servizi e delle funzioni che dovranno essere messe a disposizione dallo studio. Nulla vieta di arricchire tale elenco con i suggerimenti dei collaboratori: tutte le integrazioni e tutte le correzioni sono utili per garantire il futuro svolgimento di ogni attività senza rischi né ostacoli di carattere pratico. Si pensi, per esempio, alla delicatezza delle procedure di sterilizzazione, ma anche alle peculiarità degli spogliatoi, dei bagni e degli ambienti dedicati al personale: è chiaro che poter contare su varie prospettive e su più di un punto di vista è una soluzione ottimale. Per di più, nel momento in cui ha la sensazione di essere coinvolto in prima persona nelle decisioni che si prendono nella fase progettuale, ogni membro dello staff si sente appagato e gratificato, più disponibile ad accettare anche eventuali compromessi o limitazioni.

Vincoli e libertà

Nella maggior parte dei casi, una unità immobiliare a pianta libera mette a disposizione un ampio ventaglio di opportunità distributive: il progetto di massima rappresenta lo strumento primario utilizzato dall’architetto al fine di studiare il migliore assetto distributivo possibile. Non è detto che le variabili di progetto consentite siano così tante, perché bisogna sempre fare i conti con vincoli di sagoma o strutturali. Un bravo architetto, ad ogni modo, è quello che riesce a sviluppare diverse varianti, tutte ugualmente interessanti e valide. Non si deve aver paura di richiedere almeno due o tre alternative, in quanto ogni occasione di miglioramento va studiata e sfruttata fino in fondo. Per di più, non si deve sottovalutare il fatto che più si va avanti nei lavori e più i cambiamenti che vengono richiesti e apportati nelle fasi seguenti sono destinati a costare di più, per modifiche di carattere progettuale o per cambiamenti realizzativi.

La protezione della riservatezza

Nel momento in cui si pensa a come lo studio dovrebbe essere progettato, uno dei fattori più rilevanti – ma al tempo stesso più trascurati – è quello che riguarda i movimenti di chi si trova dentro lo studio, e che ha a che fare direttamente con la difesa della privacy. Sono tre i flussi che devono convivere all’interno di un ambulatorio: quello dei medici, quello degli altri componenti del personale e quello dei pazienti. Tali flussi vanno ben studiati per limitare le perdite di tempo: negli Stati Uniti, per esempio, si stanno diffondendo i doppi corridoi, con un corridoio dedicato agli assistenti di sala e uno destinato ai pazienti. Ovviamente, non è detto che una soluzione di questo tipo possa essere sempre messa in pratica.

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