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  • Quali errori non commettere nella progettazione di uno studio odontoiatrico

    La ristrutturazione di uno studio odontoiatrico che si può rendere necessaria con il passare degli anni impone di assumere delle scelte che meritano di essere ponderate con la dovuta attenzione. Valutare tutti gli aspetti in gioco nella progettazione studi dentistici è indispensabile per non rendersi protagonisti di investimenti avventati: non esiste una soluzione progettuale perfetta e priva di difetti, ma ogni proposta presenta dei pro e dei contro che vale la pena di soppesare. Alla fine, poi, si deve raggiungere un equilibrio ottimale, un compromesso in grado di assecondare il più possibile le esigenze del titolare del laboratorio oltre che, ovviamente, quelle dei pazienti. Avere le idee ben chiare è un ottimo punto di partenza, anche per far capire all’architetto a cui ci si rivolge che cosa si vuole e come lo si vuole. Gli input possono essere non solo di natura estetica, ma anche di carattere psicologico.

    Come cominciare

    Potrebbe essere utile, in una prima fase, stilare una lista dei servizi e delle funzioni che dovranno essere messe a disposizione dallo studio. Nulla vieta di arricchire tale elenco con i suggerimenti dei collaboratori: tutte le integrazioni e tutte le correzioni sono utili per garantire il futuro svolgimento di ogni attività senza rischi né ostacoli di carattere pratico. Si pensi, per esempio, alla delicatezza delle procedure di sterilizzazione, ma anche alle peculiarità degli spogliatoi, dei bagni e degli ambienti dedicati al personale: è chiaro che poter contare su varie prospettive e su più di un punto di vista è una soluzione ottimale. Per di più, nel momento in cui ha la sensazione di essere coinvolto in prima persona nelle decisioni che si prendono nella fase progettuale, ogni membro dello staff si sente appagato e gratificato, più disponibile ad accettare anche eventuali compromessi o limitazioni.

    Vincoli e libertà

    Nella maggior parte dei casi, una unità immobiliare a pianta libera mette a disposizione un ampio ventaglio di opportunità distributive: il progetto di massima rappresenta lo strumento primario utilizzato dall’architetto al fine di studiare il migliore assetto distributivo possibile. Non è detto che le variabili di progetto consentite siano così tante, perché bisogna sempre fare i conti con vincoli di sagoma o strutturali. Un bravo architetto, ad ogni modo, è quello che riesce a sviluppare diverse varianti, tutte ugualmente interessanti e valide. Non si deve aver paura di richiedere almeno due o tre alternative, in quanto ogni occasione di miglioramento va studiata e sfruttata fino in fondo. Per di più, non si deve sottovalutare il fatto che più si va avanti nei lavori e più i cambiamenti che vengono richiesti e apportati nelle fasi seguenti sono destinati a costare di più, per modifiche di carattere progettuale o per cambiamenti realizzativi.

    La protezione della riservatezza

    Nel momento in cui si pensa a come lo studio dovrebbe essere progettato, uno dei fattori più rilevanti – ma al tempo stesso più trascurati – è quello che riguarda i movimenti di chi si trova dentro lo studio, e che ha a che fare direttamente con la difesa della privacy. Sono tre i flussi che devono convivere all’interno di un ambulatorio: quello dei medici, quello degli altri componenti del personale e quello dei pazienti. Tali flussi vanno ben studiati per limitare le perdite di tempo: negli Stati Uniti, per esempio, si stanno diffondendo i doppi corridoi, con un corridoio dedicato agli assistenti di sala e uno destinato ai pazienti. Ovviamente, non è detto che una soluzione di questo tipo possa essere sempre messa in pratica.

  • I migliori oli extravergine d’oliva della nostra penisola

    Classificare un olio extravergine d’oliva non è mai un compito semplice: la grande varietà e qualità di questo prodotto presente in Italia infatti rende l’operazione ancora più complicata per chi si occupa di stilare graduatorie di merito.

    Negli ultimi tempi è cresciuto sensibilmente il numero di aziende agricole che producono olio, anche biologico. Sta aumentando anche il livello di cultura e informazione rispetto a questo argomento, troppo spesso nel recente passato oggetto di discussioni e diatribe. Il problema di trovare olio contraffatto all’interno dei supermercati è stata infatti una brutta piaga, che va necessariamente combattuta attraverso dei preziosi accorgimenti.

    Se state cercando degli spunti per trovare il miglior olio extravergine siete capitati nella pagina giusta. Proviamo in questo articolo a vedere quali sono i prodotti più pregiati presenti in circolazione.

    Alcuni numeri sulla produzione di olio

    Partiamo analizzando alcuni numeri che riguardano la produzione di olio nel nostro paese, per far comprendere come si tratti in effetti di uno dei settori più floridi in assoluto. In italia esistono circa 6mila frantoi, mentre le varietà di olive coltivabili sono ben 538. Una cifra che corrisponde a circa il 40% della produzione globale, il che pone l’accento sulla reale portata del business. Questi numeri collocano l’Italia al top mondiale (al pari di altri paesi del Mediterraneo) e le danno la possibilità di selezionare le olive migliori da utilizzare per tirare fuori l’olio più buono. Per questo in Italia vengono usate solo 50 varietà di olive, meno di un decimo di quelle complessivamente a disposizione.

    Un altro dato interessante è quello che riguarda il certificato DOP (denominazione di origine controllata), che in Italia è stato conferito a ben 24 etichette diverse. Una sola etichetta si è invece fregiata del certificato IGP (indicazione geografica protetta). Si tratta di due parametri comunitari che garantiscono l’assoluta qualità del prodotto, e scongiurano cattive sorprese (come un olio di oliva o di semi spacciato per extravergine).

    A stilare una classifica dei migliori oli extravergine sul mercato ci ha pensato la prestigiosa rivista di food “Il gambero rosso”, che ogni anno passa in rassegna ben 600 oli di tutto il paese. Ne emerso che quest’anno i migliori provengono dalla Toscana, premiata con ben 51 oli menzionati. La sorpresa arriva al secondo posto, dove l’Umbria ha scalzato l’agguerrita concorrenza delle altre regioni. Solo terza posizione per la Puglia, che tuttavia conserva la densità più alta di frantoi e una qualità elevatissima dei propri prodotti.

    Le principali caratteristiche di un olio di qualità

    La prima cosa da fare per scegliere un olio di qualità è guardare il prezzo. Può sembrare scontato ma spesso non lo è; un olio di basso costo è senza dubbio sinonimo di scarso livello. Una buona bottiglia di olio extravergine si attesta attorno ai 10/12 euro all’interno di un supermercato, per cui è meglio diffidare da cifre minori di queste.  Un altro elemento da considerare è quello dell’etichetta, che deve essere chiara, leggibile e contenere tutte le caratteristiche necessarie per riconoscere la provenienza dell’olio. Tra queste bisogna controllare la data di scadenza e la percentuale di acidità (che nell’olio extravergine non può superare l’1%), oltre alle altre caratteristiche organolettiche del prodotto.

    Per quanto riguarda il colore, va detto che l’olio più giovane (entro i primi due mesi dalla spremitura) è più verdastro, mentre man mano che passa il tempo il colore si fa sempre più giallo. Il consiglio è quello di consumare lìolio entro l’anno della sua spremitura, in maniera tale da apprezzarne appieno l’autenticità del sapore e fermo restando che può essere consumato anche oltre i 20 mesi dalla produzione.

  • Legge sulla concorrenza, cosa cambia per chi ha una clinica dentale

    La legge sulla concorrenza che è entrata in vigore il 29 agosto del 2017 ha delle ripercussioni anche per chi gestisce una clinica dentale. Approvata dal Parlamento italiano dopo più di due anni di dibattito e di discussioni, essa nasce con l’intento di tutelare la salute dei pazienti: le associazioni di categoria di questo ambiente, insieme con i sindacati, hanno tentato di intervenire sulla situazione precedente al fine di contrastare la diffusione delle catene, che in molti casi sono state accusate di puntare unicamente alla massimizzazione del profitto a dispetto del reale benessere del paziente. In seguito anche le società di capitali sono state coinvolte in misura più o meno significativa: accade, infatti, che gli odontoiatri di frequente decidano di approfittare delle srl, cioè le società a responsabilità limitata, per gestire la propria attività in modo più efficace.

    Come si è giunti alla legge

    Dopo che il Ministero dello Sviluppo Economico ha fornito il proprio parere a proposito del ricorso alle società di capitali per l’erogazione ai pazienti di prestazioni odontoiatriche, è maturato un importante dibattito di carattere giuridico che si è concretizzato, appunto, nella legge n. 124 del 2017, vale a dire la legge sulla concorrenza. Per chiunque possieda una clinica dentale, questa legge non può essere considerata rivoluzionaria, ma si limita a rappresentare un normale aggiustamento della precedente situazione.

    Le novità

    Tra tutte le novità previste, la più importante dal punto di vista delle società di capitali che agiscono in ambito odontoiatrico ha a che fare con la figura del direttore sanitario e la sua centralità. A partire dal 29 agosto dello scorso anno, ogni direttore sanitario che opera in una società che svolge attività odontoiatrica non può ricoprire la stessa mansione in altre strutture: ciò significa che non è possibile essere direttori sanitari di strutture differenti. Nel caso di una struttura sanitaria polispecialistica in cui le prestazioni odontoiatriche siano erogate in un contesto più ampio che comprende altri tipi di prestazioni sanitarie, è indispensabile individuare un direttore sanitario in possesso dei necessari requisiti professionali che sia responsabile per i servizi odontoiatrici. Nulla cambia se il direttore sanitario precedente già disponeva di tali requisiti, compresa l’iscrizione presso l’Albo degli odontoiatri.

    Gli effetti della legge sulla concorrenza

    Resta da capire, a questo punto, quali siano le conseguenze pratiche derivanti dalla legge sulla concorrenza per chi lavora all’interno di una clinica dentale. Prima di tutto, viene ribadito e messo in evidenza che solo i soggetti che sono iscritti all’Albo degli odontoiatri, e che dunque possiedono i necessari titoli abilitanti, possono esercitare l’attività odontoiatrica. Tale esercizio, comunque, è permesso anche nelle strutture il cui direttore sanitario sia registrato presso l’albo in questione, ma a condizione che a erogare i servizi odontoiatrici siano unicamente professionisti iscritti.

    Chi volesse esercitare l’attività odontoiatrica oggi in Italia ha diverse opzioni a disposizione: un centro dentale in forma societaria, il cosiddetto studio associato e la classica partita Iva individuale. In quest’ultimo caso è permesso l’esercizio in forma indipendente e singola, come accade per chi ha uno studio mono-professionale. L’odontoiatra, dal punto di vista fiscale, è soggetto ad Irpef secondo un’aliquota che varia in base al reddito, essendo compresa tra il 23 e il 43%. Una quarta soluzione va individuata, appunto, nella società tra professionisti che è stata introdotta di recente. In questo caso, è indispensabile che non meno dei due terzi dei soci siano professionisti abilitati, e inoltre è richiesta la sottoscrizione di una polizza assicurativa atta a garantire la copertura dei rischi in relazione alla responsabilità civile per gli eventuali danni.

  • Trattamenti viso: Consigli utili e rimedi per ogni età

    Per garantire la cura e la salute della propria epidermide, ogni donna deve dedicare molto tempo ai trattamenti viso. Curare la pelle è una cosa molto importante che deve iniziare fin dalla tenera età: dalla comparsa dell’acne fino all’invecchiamento cutaneo, dalla cura delle macchie solari al miglioramento della texture dell’epidermide. In ogni fase d’età è importante curare la propria immagine ed eliminare i segni evidenti del tempo e dello stress ossidativo. Ecco i consigli utili per eseguire i trattamenti viso più efficaci ed i rimedi necessari per migliorare la salute ed il benessere della propria pelle.

    Segni dell’acne: ecco i trattamenti viso e i rimedi

    Segni dell’acne? In età adolescenziale, ogni ragazza deve lottare contro i segni “indelebili” dell’acne vulgaris: a volte, si tratta di vere e proprie cicatrici evidenti che deturpano la bellezza estetica del viso. I brufoli e l’acne cistica rappresentano un problema non di poco conto: cagionano inestetismi della pelle “indelebili” che possono avere anche delle ripercussioni psicologiche. Ecco i trattamenti viso disponibili per eliminare le “cicatrici” ed i “buchi” lasciati dall’acne. Occorre partire dalla gravità del caso per capire quale trattamento e rimedio è necessario adottare per cercare di migliorare l’inestetismo dermatologico. Se le cicatrici risultano di lieve entità e poco profonde, si può ricorrere ai peeling medicali a base di acido glicolico e mandelico. Si tratta di un’esfoliazione della pelle svolta da determinate sostanze chimiche che consentono di eliminare dai tessuti epiteliali le cellule necrotiche. Grazie a questo trattamento, nuove cellule si riformano ex novo per ridare alla pelle un aspetto sano, tonico e senza particolari inestetismi. Inoltre, il peeling medicale a base di acido glicolico e mandelico permette di stimolare la produzione di collagene, di fibroblasti e di elastina. Favorisce l’assorbimento di sostanze con azione antiaging e antiossidanti (creme o sieri a base di vitamine). In ogni caso, a seconda della sostanza chimica utilizzata, il peeling deve essere eseguito da un medico iscritto all’Ordine che sappia risolvere eventuali effetti indesiderati come prurito, reazioni, allergie e rossori. Non affidarsi mai ai centri estetici, ma solo agli studi medici competenti e professionali. Per chi, invece, mostra segni dell’acne piuttosto profondi e gravi, è meglio ricorrere al laser frazionato che emette raggi di luce in grado di stimolare il processo di guarigione della pelle, di produrre nuovo collagene e di sostituire il tessuto epiteliale danneggiato con quello rigenerato ex novo. In genere, sono sufficienti tre o quattro sedute; i risultati non sono immediati, ma occorre circa 3/4 mesi dall’ultima seduta, prima di visionare gli effetti estetici.

    Trattamenti viso antimacchia e antiage

    Sono molteplici i trattamenti viso che si possono provare per contrastare in modo definitivo i segni del tempo e le macchie solari, che compaiono sulla pelle. Tra i migliori, i medici estetici e i dermatologi consigliano il trattamento viso al plasma arricchito con piastrine (PRP). Per ridurre visibilmente le rughe, per combattere i primi segni del tempo, per risolvere le macchie solari e migliorare le “zampette di gallina”, il trattamento viso con plasma sfrutta le proprietà “cicatrizzanti” delle piastrine, favorendo un immediato processo di rigenerazione cellulare. Il medico estetico, dopo aver anestetizzato la parte topica da trattare, procede ad iniettare il PRP nei tessuti epiteliali mediante l’utilizzo di micro aghi. Non vi sono controindicazioni, non vi è rischio di reazioni allergiche dato che il PRP proviene dal proprio sangue. Essendo un concentrato di piastrine, il plasma stimola la riparazione, la produzione di nuovo collagene, la riduzione delle rughe e il ringiovanimento epiteliale migliorandone l’elasticità, il tono, il colore e la densità. I risultati sono efficaci e visibili dopo 3-6 mesi successivi al trattamento: la pelle appare rimpolpata, lucente e compatta.

  • Ricomincia la scuola!

    Ebbene sì, il grande momento è arrivato: tra pochissimi giorni ricomincerà la scuola e sono moltissime le famiglie che stanno facendo i conti con l’acquisto dei libri e, molto più in generale, di tutto il necessario per il ritorno dei loro bambini sui banchi di scuola. Ma come fare per rendere il rientro meno traumatico del previsto e, soprattutto, come affrontare al meglio un momento così importante per la vita di un bambino?

    Rientro a scuola: ecco come ridurre al minimo lo stress

    Una cosa è certa: dopo quasi tre mesi di vacanze, tornare a scuola per i più piccoli può rappresentare un vero e proprio trauma. Attenzione, però: tutto è strettamente legato al modo in cui i genitori faranno vivere loro questo importante momento. La cosa migliore da fare, di sicuro, è quella di vivere il momento del rientro a scuola non come una rottura quanto, piuttosto, come l’arrivo di una nuova ed entusiasmante fase. I bambini, infatti, non fanno altro che riporre la loro massima fiducia nei genitori e, per tale ragione, vederli sereni del fatto che la scuola stia per ricominciare non farà altro che renderli altrettanto sereni. Inoltre, sarà bene riuscire a fare in modo che tutto sia sotto controllo. Aiutare i bambini a fare gli ultimi compiti, verificare che tutto sia in ordine e che il necessario sia stato acquistato correttamente rappresenterà un incentivo in più per tornare sui banchi di scuola. Alle volte, l’ansia dei piccoli è strettamente legata ad alcune insicurezze che sta proprio ai genitori riuscire a ridurre al minimo se non addirittura eliminare del tutto. Un aspetto che non deve essere trascurato riguarda, poi, la fase i cui i bambini si trovano. Se, ad esempio, sono alle prese con un nuovo ciclo scolastico, si dovrà ricordare loro che con l’inizio della scuola avranno la possibilità di conoscere molti nuovi amici con i quali condividere bellissime esperienze. Di contro, nel caso in cui dovessero continuare un ciclo scolastico già iniziato si dovrà, invece, invogliarli ricordandogli che avranno la possibilità di rivedere i vecchi compagni. Insomma, come è facile intuire, individuare una motivazione valida per la quale tornare a scuola è la soluzione migliore per rendere il rientro niente affatto traumatico.

    Orari e abitudini

    Ovviamente, al termine dell’estate e con l’inizio della scuola le abitudini cambiano radicalmente. Se, ad esempio, durante le vacanze estive i piccoli erano soliti alzarsi piuttosto tardi, con l’inizio della scuola il discorso è destinato a cambiare completamente. Per questo motivo, è bene che i genitori si preoccupino di riabituare i bambini agli orari e alle abitudini invernali in maniera graduale. Iniziare con lo svegliarli presto anche quando non c’è scuola o con il non mandarli a dormire troppo tardi potrebbe essere un ottimo compromesso grazie al quale rendere il cambiamento niente affatto faticoso. Stessa cosa vale per le abitudini alimentari: stando molto più a casa, i bambini in estate si abituano ad un modo di alimentarsi diverso da quello a cui sono soliti durante i mesi invernali. Anche in questo caso, un periodo di adattamento non potrà che fare bene. In ultimo, è bene che i genitori dedichino qualche ora del loro tempo a giocare con i bambini in casa più di quanto non lo facessero in estate. Se, infatti, nei mesi estivi si è soliti andare molto in giro e stare all’aria aperta, con l’arrivo dei mesi più freddi e della scuola queste abitudini sono destinate a cambiare e, quindi, è bene abituarsi in maniera graduale. Altro suggerimento utile è quello di iniziare a ridurre, anche in questo caso in maniera graduale, il tempo trascorso davanti alla TV o con i videogame. Anche in questo caso, in estate il tempo da dedicare allo svago è maggiore rispetto ai mesi invernali. Un cambio drastico di abitudini, però, potrebbe rappresentare un trauma non indifferente. Iniziare con qualche giorno di anticipo, invece, potrebbe essere una soluzione a dir poco perfetta grazie alla quale fare in modo che il rientro non sia eccessivamente gravoso ma che, al contrario, possa rappresentare un’occasione di divertimento tanto quanto le vacanze estive. Quella che sembra un’impresa impossibile, dunque, se affrontata con metodo e con il giusto spirito potrebbe trasformarsi in un’avventura divertente e da scoprire giorno per giorno i compagnia dei propri figli che stanno per tornare a dover fare i compiti con lezioni, interrogazioni, compiti e attività didattiche di vario genere.

    Compiti e attività collaterali

    Un aspetto che deve essere affrontato in maniera a dir poco approfondita è quello relativo ai compiti. Pur essendo solo all’inizio, la scuola rappresenta un impegno notevole per i più piccolini e gli insegnanti, in linea generale, non risparmiano affatto gli alunni. Per questo motivo, è bene che i piccoli, sin dai primi giorni, riescano a capire come organizzare il proprio tempo al fine di evitare di rimanere indietro con i compiti e con i vari impegni. Ai genitori, subito dopo il rientro in classe, tocca l’impegno di aiutarli a districarsi tra i compiti e le varie attività pomeridiane. A proposito di attività pomeridiane, con l’inizio della scuola ricominciano anche gli sport e, più in generale, le varie attività che vengono svolte dai bambini e dai ragazzi nel pomeriggio. Se, da una parte, queste attività hanno tutte le carte in regola per rappresentare una vera e propria valvola di sfogo grazie alla quale riuscire a fare fronte al meglio al ritorno sui banchi, dall’altra è bene ricordare che si tratta comunque di un ennesimo cambio di abitudini che potrebbe comunque farsi sentire, magari portando i bambini a non dare il massimo a scuola. Anche in questo caso, la cosa migliore da fare è procedere per gradi e, possibilmente, iniziare le varie attività non in concomitanza con il rientro a scuola ma qualche settimana dopo. Così facendo, si avrà la possibilità di distribuire al meglio il tempo e di capire come fare per abituarsi alle nuove attività. Insomma, con il rientro a scuola che si avvicina inesorabile, le mamme e i papà non devono fare altro che rimboccarsi le maniche e aiutare i loro cuccioli ad affrontare al meglio il nuovo anno che sta per iniziare, certi che si tratterà di una stagione piena di risultati e di soddisfazioni a cui è bene affacciarsi nel migliore dei modi. Essere positivi e farsi vedere dai bambini pronti ad affrontare una nuova avventura con il sorriso sulle labbra è il motore più potente e prezioso per un genitore.

    Rientro a scuola
  • Carni crude, i vantaggi a livello nutritivo

    Le carni crude rappresentano una pietanza ideale, fresca e molto gustosa. Il loro consumo presenta indiscutibili vantaggi a livello nutritivo, in quanto vi è la perfetta conservazione di tutti gli elementi nutritivi, quali ferro, magnesio, zinco, selenio e calcio, in genere parzialmente persi a causa di cotture prolungate o troppo aggressive.

    La conservazione dell’acqua all’interno della carne, dovuta alla mancata cottura, rappresenta un modo per idratare il corpo e rendere la carne cruda uno degli alimenti più freschi e utili della dieta estiva. Particolarmente soggette alla dispersione a causa della cottura, le vitamine – specialmente quelle del gruppo del gruppo B, in particolare l’essenziale vitamina B12, sono degli elementi nutritivi fondamentali, presenti appunto in grandi quantità nella carne cruda.

    Tuttavia, è necessario consumare carne cruda in assoluta sicurezza, in quanto potrebbe contenere dei microrganismi responsabili di infezioni alimentari. La carne di maiale e soprattutto quella di pollo, ad esempio, sono da evitare crude. Una volta cotte, però, possono essere tranquillamente consumate anche fredde, sia singolarmente sia in sfiziose insalate. Le dovute accortezze permettono invece il consumo di carne cruda di bovino. È fondamentale che la carne sia di ottima qualità, di colore rosso vivo, morbida, magra e possibilmente ottenuta dalle parti più interne, come i pezzi magri della coscia.

    Affinché sia possibile consumare carne cruda in tutta tranquillità, gli operatori del settore seguono delle rigide procedure HACCP, lavorando su piani sanificati, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie e della catena del freddo. È indispensabile, in ogni caso, una collaborazione da parte del consumatore nella propria abitazione, in quanto è fortemente consigliato tenere separate la carne cruda da quella cotta.

    In genere è riconosciuta una più alta digeribilità alla carne cotta, ma ciò non significa che non lo siano anche le carni crude. Queste, infatti, possono essere consumate come tartare o carpaccio, pietanze famose proprio per la loro leggerezza. L’aggiunta di succo di limone, particolarmente indicato specialmente sul carpaccio, permette poi di marinare la carne, rendendola così ancora più facile da digerire. Non solo, il limone sulla carne porta anche a una maggiore massima capacità di assorbimento del ferro contenuto nella stessa da parte del nostro organismo.

    Insomma, la carne cruda, prodotta da una filiera controllata in ogni suo punto e distribuita facendo estrema attenzione alla catena del freddo, presenta numerosi vantaggi a livello nutritivo e di gusto. Bisogna però consumarla facendo attenzione anche a casa alle basilari norme di sicurezza. A partire da una sua adeguata conservazione in frigorifero.

    tartare di carne cruda su tagliere estivo
  • L’importanza della prevenzione delle malattie cardiovascolari

    Nella società occidentale moderna le malattie del cuore e del sistema circolatorio rappresentano la causa principale non solo di morte, ma anche di disabilità: solo nel nostro Paese, per esempio, ogni anno sono circa 160mila le persone che vengono colpite da un attacco di cuore. Ciò che stupisce è che la maggior parte dei fattori di rischio è modificabile, nel senso che essi possono essere ridimensionati con l’aiuto di terapie farmacologiche o con interventi sullo stile di vita.

    I fattori di rischio che possono essere modificati

    Tra i fattori di rischio sui quali è possibile intervenire c’è, per esempio, la colesterolemia totale: come noto, infatti, un eccesso di colesterolo è in grado di incrementare in modo significativo le probabilità che esso vada a depositarsi in corrispondenza delle pareti delle arterie. Anche il fumo è una variabile importante: è stato accertato, infatti, che il battito cardiaco viene accelerato dalla nicotina, mentre il monossido di carbonio ha un effetto negativo sulla salute dal momento che riduce la quantità di ossigeno nel flusso ematico; ciò, tra l’altro, favorisce un incremento dei radicali liberi, da cui dipende lo stress ossidativo che, a sua volta, può rendere più rapido il processo arteriosclerotico.

    La pressione arteriosa è un altro dei fattori di rischio modificabili per ciò che concerne le patologie cardiovascolari: nell’organismo di chi soffre di pressione alta il muscolo cardiaco viene obbligato a svolgere un super lavoro, il che agevola la comparsa di placche arteriosclerotiche nelle arterie. Come noto, uno stile alimentare non adeguato può avere un’influenza negativa sul benessere del cuore: ciò è vero soprattutto a fronte di diete poco bilanciate e caratterizzate da un apporto smodato di grassi. In tale circostanza, in effetti, si verifica un aumento della concentrazione delle lipoproteine LDL nel plasma, il che agevola la nascita della placca aterosclerotica.

    Uno stile di vita sedentario è molto pericoloso: l’attività fisica e l’allenamento, infatti, permettono di diminuire il grasso corporeo e al tempo stesso consentono di tenere sotto controllo la glicemia. Non solo: lo sport aumenta il cosiddetto colesterolo buono e limita quello cattivo, oltre a innescare una crescita della sensibilità all’insulina. Anche le persone obese, o che comunque sono in sovrappeso, dovrebbero prestare una particolare attenzione ai propri comportamenti, in quanto un eccesso ponderale può essere foriero di diabete e di ipertensione.

    I fattori di rischio che non possono essere modificati

    Il sesso, l’età e l’ereditarietà sono i tre fattori di rischio non modificabili quando si parla di patologie cardiache. Come noto, i rischi crescono a mano a mano che gli anni aumentano; dal punto di vista dell’ereditarietà, invece, è necessario prendere in considerazione la presenza nella propria famiglia di parenti con dislipidemia o che comunque prima dei 60 anni sono stati vittime di eventi cardiovascolari. Infine, a proposito del genere sessuale, è opportuno ricordare che i rischi aumentano tra le donne dopo la menopausa.

    Quando è necessario rivolgersi a un cardiologo?

    Una delle insidie più pericolose relative alle malattie del cuore va individuato nel fatto che esse sono asintomatiche e possono insorgere in maniera imprevista. Resta sempre consigliabile rivolgersi a un bravo cardiologo a Bolzano per verificare le proprie condizioni di salute, ricordando che la prevenzione è un’alleata di cui non si può fare a meno nella lotta contro le malattie del cuore e che i fattori modificabili su cui è possibile intervenire non sono pochi.

  • Scegliere la residenza per anziani: una guida per la struttura giusta

    Ci sono casi in cui i nostri cari anziani siano perfettamente autosufficienti e con ottime capacità cognitive per cui sarebbe auspicabile un periodo di vacanza per rigenerarli, stare a contatto con la natura, in un contesto qualitativo che sia in costante controllo anche sanitario.

    Sono i residence per anziani, quelli pensati proprio per permettere all’ospite ed alla sua famiglia di recuperare un po’ di energie mentali e fisiche ed al contempo fare dei controlli che non guastano mai.

    Una di queste strutture di eccellenza è la regina residence che ha strutturato due tipi di percorsi chiamati rispettivamente Vacanza Sanitaria e Residenza Protetta.

    Nel primo caso l’anziano o gli anziani, sono del tutto autosufficienti ed affrontano un periodo in cui vengono fatti dei controlli sanitari, ma al contempo vengono organizzati degli esercizi per stimolare l’attività mentale e motoria. Gli effetti di questo periodo sono rigenerativi e portano a ritrovare il proprio equilibrio psico-fisico.

    La Residenza protetta presso la struttura La Terrazza invece, è pensata sempre per gli anziani autosufficienti che vogliono vivere nel comfort di appartamenti ampiamente dotati, svolgendo attività sia per il corpo che per la mente, in completa assistenza sanitaria. Sono compresi anche dei servizi per l’ospitalità delle famiglie.

    Verificare se le condizioni corrispondono alle necessità dell’ospite

    Trovare una soluzione ideale come quella che hai letto qui sopra non è facile, si tende a confondere persino i nomi dei luoghi che vengono dedicati alle cure degli anziani. Le residenze per anziani possono essere assistenziali (RA), oppure assistenziali sanitarie (RSA).  In quest’ultimo caso ci si riferisce ad anziani che non abbiano la capacità di autosufficienza, per cui è necessario il ricovero non potendo più gestire le cure nemmeno al suo domicilio. Diverse sono le RA che invece offrono un luogo protetto ed assistito ma non per le cure mediche. In pratica si tratta di accogliere anziani che hanno ancora un margine di autosufficienza.

    L’ideale per poter effettuare una scelta di lungo periodo, è affidarsi ad un istituto che abbia le due condizioni egualmente presenti al suo interno. Ciò non è solo una scelta che si pensa possa includere uno stato dell’anziano che si pensa che in futuro possa divenire necessaria la RSA, ma anche per evitare quelle situazioni di mezzo che portano a traumi psicologici sia il familiare che la sua famiglia.

    Una RSA in genere ha maggiori garanzie, se alla RSA si uniscono servizi di tipo Residence la condizione dell’anziano diventa ottimale e vissuta nel tempo in maniera naturale senza scompensi affettivi ed emotivi.

    Le stesse attività ricreative che si svolgono in una struttura pensata come un residence hanno una resa migliore per la vita sociale dell’anziano che di buon grado partecipa e si interessa.

    Le garanzie ed il buon senso

    C’è da dire che la legge impone alle RSA e RA dei requisiti minimi strutturali al fine di concedere le autorizzazioni e l’accreditamento. Queste indicazioni sono importanti ma la famiglia e l’anziano devono poter compiere una scelta qualitativa che si fonda sui servizi, sulle attività ricreative e sulla professionalità degli addetti ai lavori.

    Una residenza per anziani comporta un impegno da parte di tutti. La struttura è chiamata a fare la sua parte per assicurare il raggiungimento di standard adeguati, la famiglia deve promuovere il dialogo sia con la struttura che col il familiare anziano, e il protagonista dovrà affidarsi alla struttura per migliorare la sua condizione.

    Questo circuito va alimentato ogni giorno dalla fiducia gli uni verso gli altri con l’atteggiamento aperto, con visite guidate per conoscere prima le caratteristiche della struttura e con informazioni anche personalizzate volte a non implementare il disagio che inevitabilmente si crea.

  • Cellule epiteliali, cosa sono e a cosa servono

    Le cellule epiteliali sono componenti del tessuto epiteliale, ovvero uno dei tessuti di cui è composto l’organismo umano – come ad esempio anche tessuto connettivo, nervoso o muscolare. Il tessuto epiteliale ha la funzione di rivestimento, sia interno che esterno, dell’organismo e dei suoi vari organi. Ognuno di questi tessuti è costituito da un insieme di cellule, con diverse funzioni.

    Cosa è e a cosa serve il tessuto epiteliale?

    La cellula epiteliale è l’unità costituente del tessuto epiteliale, che è un particolare tipo di tessuto dalle svariate funzioni organiche. Si distinguono tre tipi di tessuto epiteliale: di rivestimento, ghiandolare, sensoriale. Il tessuto epiteliale di rivestimento può trovarsi al livello della pelle, e in questo caso è un tessuto di rivestimento che si definisce ‘epidermide’, ma può anche essere l’involucro protettivo per i vari organi che si trovano all’interno del corpo, come quelli dell’apparato digerente, respiratorio, secretorio. Oltre all’epitelio di rivestimento si distingue nell’organismo anche l’epitelio ghiandolare, che ha funzione secernente e costituisce le ghiandole (endocrine ed esocrine) e l’epitelio sensoriale, adibito alla copertura di particolari funzioni e organi sensoriali. A sua volta il tessuto epiteliale può essere monostratificato o pluristratificato, e assumere diver
    se conformazioni: cubico, cilindrico, piatto. In definitiva, in base alla natura del tessuto epiteliale vi saranno prodotti diversi tipi di cellule epiteliali, le quali andranno a svolgere una funzione diversa all’interno del nostro organismo.

    Come si presentano e qual è la funzione delle cellule epiteliali?

    L’epitelio è formato da agglomerati di cellule separate tra loro, che hanno la funzione di rivestimento per corpo e organi, ma anche altre funzioni anatomiche, come quella di trasportare ossigeno e nutrimento o di assorbire e secernere le sostanze organiche in eccesso. Queste cellule sono assai compatte, caratterizzate da una scarsa interposizione di sostanze intercellulari e unite tra loro strettamente da speciali giunture cellulari, che le rendono resistenti. Hanno una forma variabile, in base alla tipologia di epitelio da cui vengono generate. Caratteristica essenziale delle cellule epiteliali degli strati più esterni è la capacità di cheratinizzazione, ovvero sono in grado di produrre cheratina, una molecola filamentosa che rende i tessuti più compatti e resistenti ed è responsabile della compattezza organica del nostro corpo.

    Cellule epiteliali alte, che significa?

    Talvolta si può riscontrare nell’organismo un eccesso di cellule epiteliali: ciò è particolarmente visibile ad esempio nelle urine, ma ciò non è necessariamente indice di qualche patologia. Può essere normale avere un’elevata produzione di cellule epiteliali, se entro un certo limite. Il superamento di tale limite, può avvenire in alcuni casi: ad esempio può essere un chiaro indicatore della presenza di qualche patologia alle vie urinarie, o al rene. Tuttavia le cellule epiteliali aumentano anche in seguito ad una gradivanza. Un’altra situazione in cui si può presentare un elevato valore di cellule dell’epitelio è a seguito di traumi o cure rivolte al rene e alle vie urinarie. Per scongiurare problemi in ogni caso sarà opportuno sottoporsi a saltuari check dal medico, il quale sempre può consigliare la soluzione adatta per il benessere fisico della persona.

  • Il turismo dentale in Croazia

    Il turismo dentale in Croazia rappresenta una preziosa opportunità che viene colta da un numero sempre più elevato di persone, che si affidano alla professionalità di esperti del settore per curare la propria bocca e trovare una soluzione alle patologie dentali di cui soffrono. Nella quasi totalità dei casi, si decide di affidarsi a dentisti in Croazia per sottoporsi a interventi di implantologia: le tempistiche di intervento e le liste di attesa sono molto più brevi, e il risparmio di tempo di cui si può beneficiare è un ulteriore aspetto che merita di essere preso in considerazione. In genere, i viaggi vengono organizzati direttamente dalle cliniche: ciò vuol dire che i pazienti non devono faticare per la predisposizione dei vari dettagli logistici e relativi agli spostamenti, visto che usufruiscono di pacchetti all inclusive che al proprio interno comprendono, oltre al servizio odontoiatrico, anche l’alloggio in hotel e il trasferimento in bus.

    Il fenomeno del turismo dentale

    Sono molte le persone che ormai da lungo tempo hanno compreso che la professionalità e l’esperienza dei dentisti in Croazia non hanno niente da invidiare a quelle degli odontoiatri italiani. La crescita del fenomeno nel corso del tempo è stata esponenziale, e questa è una delle conferme più dirette e più evidenti della qualità del servizio che viene offerto. I pazienti, insomma, si sono fidelizzati, e se in un primo momento hanno beneficiato delle opinioni e dei pareti di amici e conoscenti poi hanno avuto l’opportunità di verificare in prima persona la resa ottimale delle prestazioni fornite.

    Perché andare in Croazia per le cure dentali

    Privilegiare i dentisti in Croazia vuol dire avere la certezza di regalare ai propri denti un aspetto nuovo, in virtù di trattamenti all’avanguardia eseguiti con macchinari di alto livello. Si pensi, per esempio, alle condizioni che deve sopportare una persona che resta edentula, e cioè priva di denti: nel tempo, il suo modo di mangiare e di masticare cambia e non è più appropriato. Ed è noto come una masticazione non adeguata sia in grado di innescare problemi di salute anche gravi, con riferimento in particolare al mal di testa o al mal di schiena. Insomma, non si può certo pensare di rimanere senza denti per il resto della propria vita, anche per le ripercussioni che uno status simile può avere dal punto di vista dei rapporti interpersonali e delle relazioni sociali.

    Le cliniche croate mettono a disposizione l’esperienza e le competenze di staff medici di alto livello, con professori in grado di suggerire e di effettuare gli interventi più adatti alle specifiche necessità dei pazienti. Chi lo desidera ha anche l’occasione di chiedere e ottenere un preventivo direttamente online, in modo del tutto gratuito, semplicemente spedendo la propria panoramica dentale tramite la posta elettronica: in questo modo è facile capire non solo di quale problema si soffre, ma anche qual è la soluzione più appropriata per porvi rimedio.

    viaggi, come detto, sono organizzati in ogni dettaglio, garantiti da mezzi che assicurano il massimo del comfort: lo stesso dicasi per i trasporti in loco e per le sistemazioni negli alloggi. Tutti i trattamenti sono certificati, perché realizzati con attrezzature che rispettano i requisiti previsti dalla Ue; insomma, il meglio che si possa ottenere grazie a professionisti qualificati.

  • Cos’è la gigantomastia e come si può risolvere

    Con il termine gigantomastia, si intende una patologia che si manifesta con lo sviluppo eccessivo del seno che può raggiungere un peso della portata complessiva di circa dieci chili (cinque per ogni mammella). Come dichiarano i dati dell'Associazione Italiana Chirurgia Estetica, nel nostro Paese è un problema molto diffuso e ogni anno oltre cinquemila donne si sottopongono ad un intervento di riduzione del tessuto mammario.

    Possibili cause dell'ipertrofia mammaria

    Avere un bel dècoltè è il sogno di molte donne, ma quando le mammelle assumono un peso di svariati chili, l'immagine femminile viene compromessa e insorgono problemi di natura fisica e psicologica. Si tratta di una vera e propria patologia, solitamente riconducibile a tre cause principali che riportiamo di seguito.
    Sviluppo ormonale: durante il periodo della pubertà, un eccesso di ormoni femminili quali estrogeni e progesterone può comportare un'ipertrofia della ghiandola mammaria;
    Obesità: le persone affette da gravi disturbi di peso, tendono ad accumulare ingenti quantità di grasso nel tessuto mammario;
    Conseguenza post partum: è possibile che in seguito ad una gravidanza, alcuni depositi adiposi si infilino nelle ghiandole mammarie, accrescendo di fatto il volume del seno;

    I problemi causati da un seno molto prosperoso

    Avere mammelle smisurate genera effetti negativi sull'autostima delle donne che spesso diminuiscono incontri e relazioni sociali pur di non mostrare un fisico disarmonico. Non solo, l'ipertrofia mammaria crea evidenti danni alla postura e alla colonna vertebrale, la quale deve sostenere un peso toracico al di fuori della propria portata. Anche la scelta del reggiseno può rivelarsi difficoltosa: non sempre infatti si trovano taglie superiori all'ottava e anche le bretelle che sostengono le coppe spesso creano dei veri e propri decubiti o eczemi sulle spalle, in corrispondenza della zona sopra clavicolare. Una mammella eccessivamente grande inoltre ostacola le tecniche di prevenzione, come la palpazione o l'esame ecografico; l'ingente volume infatti potrebbe arrivare a coprire le zone laterali dove frequentemente si formano noduli o iniziali masse tumorali.

    Risolvere il problema attraverso un intervento di mastoplastica

    L'unica possibile soluzione per risolvere il problema della gigantomastia è sottoporsi ad un intervento chirurgico di mastoplastica, ossia a una riduzione del seno. L'operazione richiede tempi brevi e un rapido decorso post operatorio, tuttavia prima di compiere una simile scelta è bene richiedere il consulto di un medico senologo, effettuare screening diagnostici e sottoporsi alle tradizionali analisi ematologiche. L'intervento di mastoplastica avviene nel giro di poche ore, mentre la paziente è sotto l'effetto di un'anestesia generale. In sala operatoria il chirurgo provvede ad asportare i tessuti mammari in eccedenza e a ricomporre la cute rimasta in forma ridotta e più armonica, spostando aureola e capezzolo delle singole mammelle in posizione più elevata. Anche nei casi più gravi la degenza nelle strutture ospedaliere o specializzate non supera i due gior
    ni. Nella settimana seguente l'intervento la paziente dovrà stare a riposo, senza eccedere negli sforzi fisici, ma già dopo quindici giorni può iniziare a togliere i punti di sutura, solitamente posti nella parte inferiore delle mammelle e pertanto non visibili. Il decorso post operatorio non comporta dolori eccessivi, bensì regala subito un aspetto migliore e un'appagante sensazione di leggerezza.

  • I migliori servizi per un sorriso perfetto e trattamenti indolori

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    Trattamenti dentistici a Brescia
  • Sigaretta elettronica: nel Regno Unito via al contributo pubblico

    L’Italia, ormai lo sappiamo, tende in molte cose a fare il bastian contrario rispetto ad altre Nazioni del mondo. Un esempio eclatante è quello delle sigarette elettroniche: da noi la loro diffusione viene regolarmente ostacolata da una serie di leggi e decreti, che costringono periodicamente i negozi a chiudere e i consumatori a pagare nuove tasse. Proprio il contrario di quanto avviene nel Regno Unito, che da sempre ha sfruttato questi nuovi dispositivi nella lotta contro il fumo.

    L’assunto di partenza
    Le sigarette elettroniche sono molto meno nocive rispetto a quelle tradizionali. Meno fumatori di sigarette con il tabacco significa minore incidenza delle malattie causate da questa pessima abitudine, con conseguente diminuzione della spesa pubblica. Questo tipo di concetto è ben chiaro ai centri antifumo della Gran Bretagna, che da alcune settimane forniscono ai loro assistiti dei voucher da 25 sterline per l’acquisto di un vaporizzatore elettronico. L’intento è quello di diffondere tra chi fa un uso eccesivo di sigarette tradizionali l’abitudine a sfruttare di più quelle elettroniche, nel tentativo di farli smettere di fumare.

    Smettere di fumare tramite le sigarette elettroniche
    Da più parti si sente ormai dichiarare come le sigarette elettroniche permettano di smettere di fumare. Non si tratta di una leggenda metropolitana, nonostante in Italia ci siano diversi detrattori di questi dispositivi che vogliono farci credere così. In realtà grazie alle sigarette elettroniche è possibile sostituire un’abitudine dannosissima per la salute con un’altra simile, ma decisamente molto meno dannosa. Una migrazione in massa dal fumo di sigaretta allo svapo porterebbe ad una minore incidenza di tumori alle vie respiratorie, in questo senso nel Regno Unito operano perché tale migrazione avvenga. Del resto fumare e svapare sono due passatempi molto simili, il secondo consente di sopportare le crisi dovute alla dipendenza psicologica da fumo, consentendo all’ex fumatore di non ricominciare. Inoltre è possibile utilizzare dei fluidi per lo svapo che contengono quantità progressivamente minori di nicotina, fino a far scomparire completamente la dipendenza fisica da questa sostanza. Certo ci vuole costanza e forza di volontà per smettere di fumare, ma grazie alle sigarette elettroniche si può avere un valido aiuto, semplice da ottenere.

    Cosa si svapa
    Mentre con le sigarette tradizionali si brucia del tabacco, nelle sigarette elettroniche non vi è combustione. Sono infatti dei serbatoi contenenti una resistenza che, scaldandosi, vaporizza il fluido contenuto al loro interno. In pratica durante lo svapo non si inspira fumo, ma del vapore che contiene essenzialmente sostanze innocue per la salute, come ad esempio aromi alimentari. Dopo aver eliminato la dipendenza da nicotina si può continuare a svapare, sfruttando fluidi privi di tale sostanze, per diletto e per assaporarne il gusto. I fluidi sono infatti arricchiti da aromi, disponibili in diverse varietà, da quelli alla frutta fino ai più particolari gusti, come ad esempio muffin al mirtillo o gelato alla vaniglia. Nei negozi specializzati sono disponibili tantissimi diversi fluidi per lo svapo già pronti, oppure si possono preparare da soli a casa. Potete trovare tantissimi aromi sigaretta elettronica su FlavourArt.