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  • Luce fredda o luce calda? Guida alla scelta del LED

    Le lampadine LED sono entrate a far parte della nostra quotidianità ormai da qualche anno, e in questo periodo abbiamo imparato che la luce che esse emettono non è tutta uguale. L’occhio umano, infatti, percepisce la luce con gradazioni di colore differenti che variano in funzione della cosiddetta temperatura colore.

    Le tonalità di colore delle lampadine LED

    Esse sono misurate in gradi Kelvin, e la temperatura colore della luce viene definita dalle diverse tonalità di colore: nel caso in cui la gradazione della luce tenda verso il rosso si parla di una luce calda, mentre se tende verso il blu si parla di una luce fredda. Esiste anche una luce neutra, a cui si fa riferimento quando la temperatura colore è su valori medi. Non è sempre facile trovare una lampadina LED in linea con i bisogni che si è interessati a soddisfare, ed è per questo motivo che in fase di acquisto è opportuno tenere in debita considerazione le differenze e le caratteristiche di temperatura di colore della luce.

    La luce calda delle lampadine LED

    Si parla di lampadine LED a luce calda nel momento in cui la temperatura di colore non supera i 3.300 Kelvin. Dal bianco caldo al rossiccio, sono diverse le sfumature intermedie, che comprendono anche l’arancione e il giallo. Dal punto di vista psicologico di solito si ha la tendenza ad accostare la luce calda a un’impressione di calore e positività: essa viene impiegata soprattutto per l’illuminazione dei locali delle abitazioni e degli uffici (ambienti interni, quindi). Per questi motivi, le lampadine LED a luce calda sono quelle che vengono vendute di più.

    La luce fredda delle lampadine LED

    Le lampadine LED a luce fredda, invece, danno origine a un’illuminazione che in genere viene percepita come spigolosa e poco accogliente, quasi dura. Non è detto, comunque, che tale connotazione sia negativa, visto che può essere accostata anche a concetti di pulizia e ordine. Sono i gusti personali a orientare le scelte di arredo di ognuno di noi, e si può benissimo pensare di illuminare una casa dallo stile moderno con la luce fredda. La temperatura colore va da un minimo di 5.300 Kelvin a un massimo di 6.500 Kelvin, mentre le sfumature cromatiche partono dal bianco e arrivano fino al blu, passando per il celeste.

    La luce neutra delle lampadine LED

    Infine ci sono le lampadine LED a luce neutra, la cui temperatura colore non è mai inferiore ai 3.300 Kelvin e non supera i 5.300 Kelvin. Come è facile intuire, in questo caso le sfumature tendono verso il bianco: le luci di questo genere vengono impiegate, tra l’altro, per i musei in cui sono esposte delle opere d’arte e per la zona living degli appartamenti più grandi, oltre che per gli spazi aperti al pubblico. Nel caso in cui si abbia in mente di ricorrere a un’illuminazione a giorno per un locale della propria abitazione, è consigliabile optare per una lampada a luce 4.000 Kelvin. La luce neutra ha il pregio di adattarsi in modo ottimale al funzionamento dell’occhio umano, dal momento che genera il compromesso ideale tra le forme e i colori dell’ambiente.

    Cosa è bene sapere per scegliere le lampadine LED a luce fredda

    Le lampadine a luce fredda, che ricevono la propria peculiare connotazione dalle sfumature di blu, sono suggerite di norma per i magazzini e per i supermercati, vale a dire spazi di grandi dimensioni. Vi si fa affidamento, inoltre, all’interno degli studi specialistici, degli ambulatori medici e degli ospedali. Il consiglio degli interior designer e degli esperti di illuminazione è quello di non puntare su temperature colore eccessivamente alte per la luce fredda, poiché così facendo si corre il rischio di ritrovarsi alle prese con ombre troppo nette nell’ambiente.

  • Qual è la situazione del marketing automation nel nostro Paese?

    Il processo finalizzato alla gestione di attività di marketing caratterizzate da un livello elevato di ripetitività prende il nome di marketing automation. L’automazione del marketing può prendere il via, per esempio, con un processo di trasmissione di messaggi di posta elettronica automatizzati, per favorire la gestione di attività di upsell e di cross-sell di prodotti. Non è un caso che numerosi provider di servizi mail forniscano funzionalità di automazione che si rivelano utili per progetti limitati o per imprese di piccle dimensioni. I dati principali che sono richiesti dal marketing automation, al di là degli indirizzi di posta elettronica degli utenti, sono le attività svolte dagli utenti stessi sui social network e le cronologie degli acquisti.

    Il valore dei dati

    Non può esistere un processo di automazione del marketing che non si integri con una o più fonti di dati: un software CRM, per esempio, è indispensabile specialmente nel caso in cui si abbia a che fare con una piattaforma di commercio elettronico. La creazione di una campagna per le persone che sono iscritte a una newsletter è un’attività semplice e che può rientrare nel marketing automation: basta tenere conto degli acquisti, delle visite ai siti Internet, dei clic e delle aperture per garantire l’invio di messaggi di posta elettronica personalizzati in automatico. Il titolare di un negozio potrebbe prevedere l’invio automatico di una mail di benvenuto nel momento in cui si iscrive una nuova persona, a cui potrebbe essere dedicata un’offerta speciale. Ma non è tutto: qualora all’offerta non giungesse alcuna risposta, dopo un certo lasso di tempo si potrebbe prevedere l’invio di un altro messaggio con una nuova offerta.

    Su cosa si basa l’automazione del marketing?

    Quello delle mail inviate in automatico, tuttavia, è un esempio basilare di una realtà che, nella maggior parte dei casi, è molto più complessa e sofisticata. Il tratto peculiare di questo processo è il contenuto dinamico: si tratta, cioè, di cambiare il contenuto di un messaggio di posta elettronica in maniera automatica per ognuno degli iscritti. L’inserimento dinamico potrebbe riguardare delle offerte variabili in base alla collocazione geografica: tutto dipende dalla segmentazione. Quest’ultima, a sua volta, può fare riferimento alle cronologie degli acquisti dei clienti: in questo modo è possibile proporre aggiornamenti mirati, sconti ad hoc e suggerimenti pertinenti.

    L’analisi dei dati

    La preparazione delle offerte e la loro promozione sono attività che, al pari dell’invio di messaggi di posta elettronica e delle relative risposte, non possono prescindere da una accurata analisi. L’analisi dei dati è una realtà logica che non può essere vincolata a preferenze e like: la sua profondità può variare a seconda delle esigenze, e cioè in base al tipo di strategia che deve essere pianificata e messa in pratica. Si possono analizzare le informazioni relative al traffico di un sito web, ai rapporti di vendita o alle statistiche di mail marketing; oppure, tutte queste informazioni possono essere visualizzate, con uno strumento di marketing automation, in un punto solo, sempre che siano state settate le integrazioni necessarie.

    Vantaggi e svantaggi

    L’automazione del marketing, dunque, sembra essere foriera di vantaggi, ma è opportuno tenere conto anche dei suoi potenziali punti deboli. Il principale ostacolo che deve essere superato è quello dei costi, a maggior ragione nel caso in cui si abbia a che fare con volumi di traffico modesti. In genere si parla di una spesa che può arrivare a 2mila euro al mese. Il ricorso a specifiche funzionalità, pertanto, deve essere valutato sulla base del numero di contatti e in linea con il progetto che si segue.

  • Apple dice stop alle riparazioni non autorizzate

    Apple ha deciso di porre fine alle riparazioni non autorizzate. Da qualche tempo, infatti, chi prova a riparare un iMac Pro o ad aggiustare un MacBook Pro nuovi facendo affidamento su un tecnico non autorizzato rischia di ritrovarsi alle prese con una spiacevole sorpresa, e cioè con un device che sì è stato messo a posto, ma che non può più essere utilizzato perché inaccessibile. La colpa è dei nuovi controlli di sicurezza che sono stati previsti dal marchio di Cupertino, per effetto dei quali i dispositivi vengono bloccati. La novità introdotta dal brand della mela morsicata riguarda le generazioni di computer più recenti, cioè quelle che comprendono il chip di sicurezza T2 e che sono state poste in commercio lo scorso anno.

    Una nuova versione del software

    Tale ipotesi è stata rilanciata sia da MacRumors che da Motherboard, i cui staff hanno avuto l’opportunità di entrare in diretto contatto con i documenti che riguardano Apple Service Toolkit 2. Essa costituisce la versione più nuova del software che il colosso americano ha messo a punto per assistere nelle procedure di riparazione e nei diversi interventi eseguiti sui device i centri autorizzati. I documenti di cui sono entrati in possesso i professionisti che hanno diffuso le news mettono in luce le novità che caratterizzano il programma, tra le quali compare una procedura di autenticazione che deve essere avviata dai tecnici quando si agisce sui MacBook Pro o sugli iMac Pro. Nel caso in cui un dispositivo venga riparato senza il controllo conclusivo di Apple Service Toolkit 2, esso è destinato a non poter essere più utilizzato.

    Che cosa cambia

    D’ora in avanti, quindi, bisogna evitare di recarsi nei negozi che non fanno parte del circuito Apple per richiedere riparazioni, almeno per ciò che concerne i device che abbiamo menzionato poco sopra. Il sistema di sicurezza del MacBook Pro scatta per ogni operazione che viene eseguita sul modulo touch ID, sulla scheda madre, sullo schermo o sulla scocca grazie alla quale vengono tenuti in sede il trackpad e la tastiera. Per quel che concerne gli iMac Pro, invece, per azionare il blocco di sicurezza è sufficiente una modifica apportata alla memoria allo stato solido, ma lo stesso effetto si ottiene anche con un intervento eseguito sulla scheda madre.

    Cosa fare se i dispositivi vengono bloccati

    Come si può facilmente intuire, una volta che ci si ritrova tra le mani un device Apple che è stato bloccato e che non è più accessibile, il solo modo per uscire dall’impasse è quello – guarda caso – di rivolgersi a uno dei centri autorizzati del marchio, i soli che sono in grado di sbloccare gli apparecchi. Lo strumento di diagnostica che è stato messo a punto dal brand di Cupertino ha proprio lo scopo di ostacolare le riparazioni non autorizzate. Le conseguenze sono due: non solo il sistema operativo smette di funzionare, ma in più la riparazione non si può considerare completa.

    La sicurezza migliora

    Uno degli obiettivi che Apple si propone di raggiungere con questo provvedimento è quello di aumentare i livelli di sicurezza di cui possono beneficiare gli utenti. Il documento di cui hanno parlato Motherboard e MacRumors è stato distribuito agli Authorized Service Providers: per i tecnici autorizzati non c’è scampo.

    Per saperne di più, comunque, si può cliccare sul link di appleservice Torino, che permette di entrare in contatto con professionisti del settore. Ovviamente autorizzati.

  • I pregi e le caratteristiche della piastra a vapore

    Tra le piastre per capelli più efficaci nel garantire capelli lisci, lucenti e morbidi, i modelli a vapore si fanno apprezzare per la loro semplicità di utilizzo e per i risultati che assicurano. Essi, per altro, limitano i difetti tipici delle piastre tradizionali, che – se usate in modo prolungato – tendono a rendere i capelli opachi e li sfibrano, per di più favorendo la comparsa delle doppie punte. Tutti inconvenienti che, come detto, vengono meno nel caso in cui si decida di adoperare una piastra a vapore, che ammorbidisce il liscio e fa in modo che la messa in piega possa risultare più duratura.

    Come è fatta una piastra a vapore

    Caratteristica peculiare di una piastra a vapore è la presenza di un serbatoio ad hoc all’interno del quale a ogni impiego deve essere introdotta l’acqua distillata; ovviamente è necessario riempire il serbatoio quando il dispositivo non è attaccato alla corrente. Dopo che la piastra è stata accesa, non bisogna fare altro che impostare la temperatura che si preferisce ed eseguire lo styling, una ciocca dopo l’altra; i capelli su cui la piastra viene passata devono essere lavati e asciugati: prima del trattamento è sempre preferibile procedere all’applicazione di un prodotto alla cheratina, in grado di assicurare un risultato migliore.

    Perché usare la piastra a vapore

    Una piastra di questo tipo basa il proprio funzionamento sulla potenza del vapore acqueo: è questo il motivo per il quale essa è in grado di funzionare anche a temperature inferiori rispetto a quelle in cui operano le piastre tradizionali. Di conseguenza, la salute dei capelli viene preservata, e così anche il loro aspetto, che risulta più gradevole. La capigliatura non viene seccata per effetto dell’azione combinata tra la cheratina e il vapore: ecco perché la chioma non rischia di sfibrarsi con il passare del tempo. Ma non è questo il solo vantaggio che deriva dal ricorso al vapore: i capelli, infatti, sono liberi dall’umidità, e quindi la piega è in grado di durare per più tempo.

    Pro e contro della piastra a vapore

    Prima di decidere di acquistare una piastra a vapore, vale la pena di prendere in esame con la massima attenzione i pro e i contro che contraddistinguono questo tipo di prodotto. Si tratta, come si è visto, di un accessorio molto pratico dal punto di vista dello styling e che offre risultati più che convincenti sui capelli. Tuttavia, non bisogna dimenticare che una piastra di questo tipo è di natura quasi professionale: insomma, l’effetto è migliore, ma ciò comporta anche una spesa iniziale abbastanza elevata. Chi non ha a disposizione un budget troppo consistente, quindi, rischia di non trovare un modello in linea con le proprie possibilità. Certo, occorre tener presente che l’investimento che si compie non ha a che fare unicamente con l’aspetto dei capelli, ma anche e soprattutto con il loro benessere e con la loro salute, aspetti sui quali non si dovrebbe mai risparmiare.

    Attenzione e pazienza

    Un altro aspetto che si dovrebbe prendere in considerazione quando si valuta l’acquisto di una piastra a vapore riguarda il fatto che essa necessita, per un utilizzo adeguato, di una quantità di tempo superiore a quella richiesta da una piastra tradizionale. Quindi, chi ha poca pazienza o è sempre di fretta potrebbe trovarsi in difficoltà con questo tipo di accessorio. La bilancia dei vantaggi e degli svantaggi, ad ogni modo, propende nettamente a favore dei primi, sia in considerazione della qualità dei risultati che si possono ottenere, sia in virtù della facilità di utilizzo.

  • Bonus sicurezza, ecco come richiederlo

    Noto anche con il nome di bonus sicurezza, il bonus videosorveglianza consiste in un’agevolazione che può essere sfruttata al momento della dichiarazione dei redditi nel 730. Esso è riservato unicamente alle persone fisiche e permette di beneficiare di un credito di imposta per le spese che sono state sostenute per l’acquisto di sistemi di videosorveglianza digitale. I fondi messi a disposizione raggiungono la somma complessiva di 15 milioni di euro, e potranno essere erogati anche a chi ha investito denaro per stipulare dei contratti di vigilanza in un’ottica preventiva al fine di evitare atti criminosi.

    Cosa è cambiato rispetto agli anni scorsi

    Fino al 2015, i contribuenti avevano a disposizione una detrazione fiscale pari al 50% che poteva essere sfruttata per l’installazione di videocamere di sicurezza; tale detrazione, tuttavia, rientrava in un’altra agevolazione, e cioè nel bonus ristrutturazioni, che spettava anche per tutti quei casi in cui i contribuenti effettuavano delle spese per incrementare il livello di sicurezza e di protezione delle proprie abitazioni con impianti di videosorveglianza e di allarme anti-intrusione. Il bonus sicurezza è stato introdotto solo nel 2016, attraverso la Legge di Stabilità che, quindi, ha svincolato le agevolazioni previste per l’acquisto di telecamere e antifurti dal bonus ristrutturazioni.

    A chi spetta il bonus sicurezza

    Il bonus sicurezza riguarda i cittadini privati che non sono in possesso di partita Iva: i soggetti che provvedono all’installazione di un impianto di videosorveglianza o che si rivolgono a un’agenzia di vigilanza stipulando con essa un contratto di vigilanza hanno il diritto di ottenere un credito di imposta che si può impiegare come una detrazione fiscale o in compensazione. Il credito di imposta viene concesso unicamente alle persone fisiche che stipulano contratti con società di vigilanza, che installano sistemi di allarme o che acquistano sistemi di videosorveglianza. Il credito viene dimezzato nel caso di uso promiscuo, e non può essere richiesto per gli immobili che sono usati per il lavoro autonomo o per attività di impresa. Esso, dunque, viene ridotto del 50% se le spese vengono sostenute per l’immobile adibito promiscuamente a uso familiare o personale e all’esercizio di lavoro autonomo o di impresa.

    Come si può usufruire del bonus

    La compensazione è una delle due modalità previste per la fruizione, attraverso il modello F24 che deve essere presentato in via telematica, mentre l’alternativa è rappresentata dalla riduzione delle imposte dovute secondo quanto dichiarato. Il riferimento normativo in materia è rappresentato dal DM del 6 dicembre del 2016, che è stato pubblicato il 22 dicembre dello stesso giorno in Gazzetta Ufficiale e che indica quali modalità è necessario rispettare per la presentazione della domanda.

    Come usare il sito dell’Agenzia delle Entrate

    Attraverso il sito web dell’Agenzia delle Entrate, e seguendo le istruzioni fornite, occorre compilare e inviare il modulo per la domanda del credito di imposta per la videosorveglianza. Il richiedente è tenuto a indicare nell’istanza l’importo delle spese che ha sostenuto nel corso dell’anno per l’acquisto di un antifurto casa o per le altre eventualità viste in precedenza.

    Che cosa fare dopo aver inoltrato la richiesta

    Una volta che la domanda di fruizione del credito di imposta è stata inviata, occorre attendere che l’Agenzia delle Entrate proceda al calcolo della percentuale massima del credito di imposta che spetta a ogni contribuente. Tale calcolo viene eseguito tenendo conto del totale delle spese sostenute dai contribuenti e delle risorse a disposizione. La percentuale, poi, viene comunicata attraverso un provvedimento ad hoc che viene inviato dal direttore dell’Agenzia delle Entrate. A questo punto, quando il contribuente viene a sapere qual è la misura massima del credito di imposta a cui ha diritto, può decidere se richiedere la detrazione delle spese al 50% o se approfittare del credito di imposta, che per altro potrebbe anche essere più elevato rispetto alla detrazione. Come si può intuire, il credito di imposta e la detrazione non possono essere fruiti nello stesso momento, ma sono alternativi l’uno rispetto all’altro. Occorre, quindi, far di conto per comprendere quale opzione tra le due risulti più vantaggiosa dal punto di vista ecoomico. Infine, dopo che la percentuale di credito è stata accertata, al contribuente non rimane altro da fare che adoperare attraverso il modello F24 telematico il credito di imposta, che andrà scontato dalle imposte dovute per l’anno in corso. Se il contribuente è incapiente, la somma stessa può essere messa in stand-by e usata negli anni seguenti.

    Come dichiarare il bonus sicurezza

    Nel caso in cui si opti per il credito di imposta, la dichiarazione del credito deve essere inserita all’interno della dichiarazione dei redditi attraverso il nuovo modello Redditi ex Unico e il modello 730 dell’Agenzia delle Entrate: per il primo occorre far riferimento alla sezione IX del Quadro G, mentre per il secondo l’indicazione del credito di imposta per videosorveglianza finisce nella sezione X del Quadro G. Queste sono, dunque, le sezioni nelle quali è indispensabile segnalare il credito di imposta che viene calcolato in funzione della percentuale stabilita dall’Agenzia delle Entrate. Nella colonna 1 relativa al credito spettante è necessario compilare l’importo del credito di imposta per l’anno in corso, mentre nella colonna 2 che riguarda l’importo compensato in F24 bisogna specificare il credito di imposta che è stato impiegato nel modello F24 in compensazione fino a quando è stata presentata la dichiarazione.

    Il nuovo modello Redditi 2018 Persone Fisiche ha debuttato quest’anno e serve per la denuncia dei redditi: esso corrisponde al vecchio modello Unico, a cui – appunto – è stato cambiato il nome. Ora si parla, dunque, di modello Redditi, dal momento che è stata rimossa la parte riguardante l’Iva, che non deve più essere indicata con la dichiarazione dei redditi ma attraverso la cosiddetta dichiarazione Iva in forma autonoma. In teoria, dunque, la procedura per l’accesso al bonus sicurezza dovrebbe essere diventata ancora più semplice rispetto alla trafila che doveva essere seguita negli anni passati.

  • Storia, caratteristiche e vantaggi dell’allarme casa wireless

    Il primo brevetto relativo a un sistema meccanico destinato a rilevare l’apertura di finestre e porte risale addirittura alla metà del XIX secolo: era, per essere più precisi, il 1852, e nel corso di questi decenni è stata percorsa moltissima strada in questo ambito, per merito di un’evoluzione tecnologica caratterizzata da uno sviluppo costante che, almeno per il momento, non dà la sensazione di volersi arrestare. Oggi, per esempio, possiamo contare su sistemi di allarme senza fili molto ricercati, che funzionano tramite la cosiddetta tecnologia wireless. Anche da questo punto di vista, è necessario salire su una macchina del tempo per individuare il primo modello.

    Il primo esempio di allarme casa wireless, infatti, è del 1984: le soluzioni di cui disponiamo oggi sono molti diverse rispetto a quella del debutto, e in grado di garantire un livello di sicurezza molto più elevato. Soprattutto nel corso dell’ultimo decennio, il campo degli antifurti wireless è stato contraddistinto da un continuo perfezionamento che ha comportato un consistente aumento delle vendite, non di rado a scapito degli allarmi cablati. In effetti, l’assenza di fili è destinata a offrire molteplici vantaggi: non ci sono problemi né inconvenienti per il posizionamento dei cavi, che nella maggior parte delle circostanze presuppone delle opere murarie che non solo sono invasive, ma si dimostrano anche onerose sul piano economico.

    Le ultime novità del settore

    Ma qual è il meccanismo di funzionamento di un allarme casa wireless? Per comprenderlo, vale la pena di fare riferimento alle soluzioni più recenti e più all’avanguardia: si trattano di sistemi che si basano sulla comunicazione via radio, grazie a cui le varie componenti possono essere connesse le une con le altre senza che vi sia la necessità di ricorrere a cavi. Questo tipo di tecnologia, come si può ben intuire, risulta utile e consigliabile in modo particolare per gli ambienti interni, dal momento che permette di trasmettere i codici a velocità istantanee senza comportare consumi di energia troppo elevati, superando qualsiasi genere di ostacolo fisico.

    In un sistema senza fili, lo scopo consiste nel trasmettere segnali radio, che vengono inviati alla centralina dai vari sensori. Nei primi tempi, uno degli inconvenienti di maggior rilievo con cui si aveva a che fare riguardava la possibilità che delle interferenze interrompessero la frequenza, e quindi rendessero inefficienti gli antifurti. Il problema oggi non è più tale, in quanto si usufruisce della doppia banda, nota anche come doppia frequenza: è una tecnologia nuova che fa riferimento alla trasmissione dei segnali radio in contemporanea su due frequenza. Per ciascun sensore è disponibile un trasmettitore doppio, così come è presente un ricevitore doppio per la centrale: le comunicazioni avvengono su frequenze differenti, in modo tale che se anche una frequenza dovesse essere disturbata la trasmissione delle informazioni sarebbe comunque garantita dall’altra, e l’allarme potrebbe scattare in ogni caso. Non solo: se anche tutte e due le frequenze dovessero essere violate, non si correrebbero rischi, poiché l’impianto entrerebbe subito in funzione.

    Allarme casa wireless: che cos’è il frequency hopping

    Numerosi sistemi senza fili al giorno d’oggi si avvalgono di un’altra innovazione molto preziosa, vale a dire il frequency hopping: si tratta di una tecnica che proviene dal settore militare e che corrisponde al salto della frequenza. In pratica, i ricevitori e i trasmettitori saltano tra una frequenza e l’altra in continuazione, senza alcun criterio regolare e in modo casuale, per mettere in difficoltà gli eventuali malintenzionati desiderosi di disturbare le frequenze e di ostacolare le comunicazioni tra la centrale e i sensori.

    Un altro elemento molto importante è quello che riguarda la comunicazione bidirezionale, che prevede l’impiego di sensori che verificano il buon esito delle segnalazioni. Nel caso in cui i sensori siano progettati in modo appropriato, la comunicazione è inoltrata in continuazione fino a quando la centralina non la riceve. Non c’è pericolo, comunque, di trasmissioni inutili, dato che il sensore bidirezionale riconosce lo stato di inserimento della centralina: insomma, le batterie non vengono consumate inutilmente. Da non dimenticare, poi, la tecnologia rolling code, in virtù della quale i telecomandi attraverso cui i sistemi sono monitorati cambiano il codice in maniera automatica dopo ogni manovra: così, se anche un ladro riuscisse a decifrarlo, la decrittazione si rivelerebbe inutile.

    I vantaggi offerti da un allarme casa wireless

    Le ragioni per le quali si può ipotizzare di acquistare un antifurto senza fili non sono poche: la prima è quella, già accennata, della mancanza di cavi, che si traduce in un risparmio più che consistente per le opere murarie. Così, a parità di budget, con un allarme wireless le risorse a disposizione possono essere concentrate per l’acquisto di un numero di sensori più elevato.

    Un altro pregio di non poco conto va individuato nella facilità di installazione: visto che si ha a che fare con dei sistemi modulari, le procedure da seguire sono semplici e, soprattutto, rapide. Inoltre, in qualsiasi momento si ha la facoltà di scegliere se integrare delle componenti nuove. Non è tutto: nel caso in cui l’allarme debba essere rimosso o spostato, il procedimento è poco elaborato e oneroso. Insomma, costerebbe molto di più intervenire su un antifurto cablato. Non essendo previsto alcun collegamento con la linea elettrica, per di più, degli eventuali disturbi elettromagnetici o dei possibili sbalzi di tensione sarebbero del tutto innocui e privi di conseguenza: il sistema non rischierebbe di essere danneggiato e non ci si troverebbe a far fronte a falsi allarmi.

    I sistemi wireless sono connessi alla Rete, e ciò vuol dire che mettono a disposizione un ampio assortimento di funzioni: è sufficiente avere a portata di mano uno smartphone su cui sia stata scaricata l’app specifica per accendere le luci, segnalare un malore o svolgere numerose altre attività. Gli impianti, ovviamente, possono essere tenuti sotto controllo attraverso il telefono: nel caso in cui scatti l’allarme si riceve subito una notifica. Ma non è tutto: l’accesso alle telecamere è costante, così come la possibilità di monitorare il funzionamento di tutto il sistema, che può essere gestito e comandato a distanza.

    Una delle novità più recenti in questo ambito è l’antifurto nebbiogeno, che si basa su unità connesse con la centrale che non si limitano a emettere un suono nel momento in cui viene rilevata una presenza estranea, ma generano una nebbia – da cui il nome – non tossica che annulla la visibilità e, quindi, fa in modo che gli intrusi non riescano più a muoversi.

  • Tecniche di stampa: le pellicole per serigrafia

    Per eseguire i servizi di prestampa e fotoritocco digitali delle immagini e la caduta macchina vengono utilizzati dei software oppure possono essere eseguiti manualmente da personale esperto.

    Con Service Prestampa Veneto è possibile stare tranquilli e non preoccuparsi delle cadute dei fogli macchina e delle lastre, grazie ad un metodo sviluppato dall’azienda che permetterà di risparmiare tempo e ottenere risultati impeccabili e perfetti.

    L’azienda produce anche pellicole per serigrafia di eccellente qualità e risoluzione, grazie alla elevata densità dei neri ma soprattutto della eccezionale lineatura e massima precisione di disegno di un laser che incide la pellicola.

    Stampa serigrafica tecnica molto antica

    La stampa serigrafica è una delle tecniche di stampa utilizzate per riprodurre immagini o documenti su qualsiasi materiale che prevede l’utilizzo di un telaio. Si tratta di una delle tecniche di stampa più antiche in assoluto, che pare abbia utilizzato come telaio addirittura i capelli delle donne, presto sostituiti dalla seta, da cui appunto prende il nome la tecnica di stampa.

    Diffusasi quindi molto presto in Giappone e nei paesi limitrofi, giunse in Europa solo attorno al XVIII secolo, proprio con l’espansione del commercio della seta. Ma per parlare di serigrafia moderna bisogna attendere i primi del ‘900, quando le componenti fotosensibili per il passaggio degli inchiostri iniziarono ad essere applicate.

    La tecnica di stampa si diffuse in maniera incredibile negli Stati Uniti con i cartelloni pubblicitari e grazie soprattutto ad artisti come Andy Warhol, uno tra i primi a utilizzare la serigrafia per creazioni artistiche. Il suo ritratto più celebre è quello Marilyn Monroe,

    Come avviene la stampa serigrafica

    La stampa nella serigrafia avviene per mezzo di un cliché o quadro di stampa. Il cliché serigrafico non è altro che una cornice su cui viene deposto un tessuto speciale a maglie, una parte della quale poi viene otturata con dei procedimenti fotomeccanici che permettono di lasciare libere le superfici corrispondenti ai disegni o ai testi da stampare.

    Premendo sul cliché viene fatto scorrere, tramite una lamina di gomma, un inchiostro che passa solo attraverso le maglie libere del tessuto. L’inchiostro si deposita sul foglio o su qualsiasi altro oggetto e riproduce il testo o il disegno desiderato. In questo modo è possibile stampare su ogni tipologia di materiale e su oggetti di qualsiasi forma e dimensione.

    Cosa si può stampare con la tecnica della serigrafia

    Con la serigrafia, oltre che su vestiti, magliette, tele, calzature, plastica, legno, sughero, pannelli, elementi decorativi, si può stampare anche su vetro, terracotta, ceramica, porcellana e molto altro.

    Per ottenere migliori risultati vengono utilizzati i colori in polvere che vengono usati anche dai decoratori a mano: questi colori vengono impastati con un olio apposito detto medium che dona la giusta consistenza all’impasto.

    Per ogni tipo di materiale ovviamente devono essere utilizzati dei colori appositi: ad esempio, per il vetro occorrono colori che fondono a 520º/550º centigradi, mentre per la ceramica a 700º/750º e così via.

    La stampa può essere effettuata sul pezzo sia diretta, quando è piano, mentre se è curvo o cilindrico viene prima eseguita la decalcomania su una carta speciale.

    Pellicole di eccellente qualità e risoluzione

    Per realizzare le pellicole esistono due sistemi: uno è quello tramite attrezzatura fotografica che realizza delle vere e proprie pellicole fotografiche fotomeccaniche, ovvero con un nero assoluto e un trasparente assoluto, l’altro invece è con i plotter o stampanti di vari formati.

    I plotter consentono di ottenere pellicole di alta qualità e risoluzione, come appunto quelle realizzate da Service Prestampa Veneto, che è anche in grado di effettuare la separazione dei colori e fare le ingrossature direttamente con un metodo proprio di trapping interattivo.

  • Impianto fotovoltaico: oggi è conveniente installarlo

    Quando si parla di impianti fotovoltaici, spesso si tende a confonderli con gli impianti solari: occorre sapere, invece, che si tratta di due realtà differenti, anche se entrambe fanno riferimento a fonti di energia rinnovabili. Un impianto solare, in particolare, è un impianto termico che è in grado di produrre energia termica con la quale riscaldare l’acqua catturando il calore dell’energia del sole. Viceversa, un impianto fotovoltaico ha il compito di convertire in energia elettrica l’irraggiamento solare. In altre parole, l’impianto solare sfrutta il calore del sole per generare energia termica, mentre l’impianto fotovoltaico sfrutta la luce del sole per generare energia elettrica.

    I costi

    Uno dei dubbi che precedono la decisione di installare un micro impianto fotovoltaico è quello relativo ai costi. Di sicuro, acquistare un impianto di questo tipo vuol dire realizzare un investimento che è destinato a essere ripagato nel corso del tempo, ma non ci si può attendere che la spesa sostenuta venga ammortizzata nel giro di pochi mesi. I benefici di cui si può godere sono evidenti e notevoli sin dal momento in cui l’impianto viene messo in funzione, il che significa che da subito ci si può rendere conto del consistente risparmio in bolletta di cui si usufruisce. Con il trascorrere del tempo, per altro, anche in questo settore la tecnologia compie dei passi da gigante. Già, ma i numeri che cosa dicono? Ipotizzando di scegliere un impianto da 3 kW, i costi iniziali sono di circa 6mila euro, ma va tenuto presente che il 50% di tale somma può essere detratto e quindi viene rimborsato a rate negli anni successivi. Ecco perché si calcola che il rientro medio di un investimento di questo tipo è sui sei anni: se si pensa che l’impianto durerà un’altra ventina di anni, appare evidente il risparmio di cui si potrà approfittare, senza dimenticare i vantaggi connessi allo scambio sul posto.

    Lo scambio sul posto: che cos’è

    Per chi non lo sapesse, lo scambio sul posto è un servizio che viene messo a disposizione dal GSE, vale a dire il Gestore dei Servizi Elettrici, il quale prevede ogni anno il confronto tra la quantità di energia che viene prelevata e quella che l’impianto fotovoltaico immettere nella rete. Chi è proprietario di un impianto connesso alla rete riceve sempre la bolletta proveniente dal fornitore elettrico con cui ha sottoscritto il contratto, ma ovviamente paga unicamente per il quantitativo di energia di cui ha usufruito quando il fotovoltaico non veniva usato, per esempio per colpa del maltempo o durante le ore notturne. Il prezzo da pagare include, oltre al costo puro dell’energia, le imposte, le spese di contatore e le spese di rete. Ogni tre mesi, il Gestore dei Servizi Elettrici eroga l’importo riguardante le immissioni di energia elettrica in rete a titolo di acconto, mentre una volta all’anno è previsto il conguaglio, prendendo come riferimento il valore del costo puro dell’energia.

    La longevità dei pannelli solari

    Ci si potrebbe domandare, però, se i pannelli solari siano realmente longevi o se non perdano parte della propria efficacia con il trascorrere del tempo. Ebbene, una volta che l’investimento iniziale è stato ripagato, in un periodo di tempo che di solito va da un minimo di quattro anni a un massimo di otto anni in base alla capacità produttiva e alla spesa sostenuta, la resa media dei pannelli si aggira attorno al 90% nel primo decennio, ma anche nei quindici anni seguenti non va al di sotto dell’80%. Non c’è niente di cui preoccuparsi, insomma, da questo punto di vista.

  • Kit di allarme, perché e come sceglierli

    Lasciare la propria casa incustodita, per le vacanze estive o per qualsiasi altro motivo, è sempre fonte di ansia e di preoccupazioni, per il timore di ricevere la visita indesiderata di ladri o topi di appartamento. Non si tratta solo di proteggere il proprio patrimonio e i propri beni, ma soprattutto di difendere i propri cari dalle potenziali aggressioni di qualche malintenzionato. Ecco perché si rende necessario il ricorso a specifici sistemi anti-effrazione o a un vero e proprio antifurto.

    Porta blindata e grate

    Qualche esempio? La porta blindata è la soluzione più frequente e anche una delle più efficaci, dal momento che molte delle intrusioni avvengono proprio attraverso l’ingresso di casa. D’altro canto, è sempre utile pensare alla protezione delle finestre, con l’ausilio di vetri anti-sfondamento, di persiane o di grate, a maggior ragione nel caso in cui si abiti ai piani più bassi. Il problema è che non sempre tali accorgimenti sono sufficienti per prevenire problemi, e diventa fondamentale trovare un aiuto nella tecnologia: magari con i kit allarme, o con antifurti che possano essere controllati da remoto, senza essere fisicamente presenti in casa. Basta una semplice app da scaricare sul proprio smartphone o sul proprio tablet, sia che si usi il sistema operativo Android sia che si adoperi un prodotto Apple, e la soluzione è a portata di mano.

    Un impianto di allarme tradizionale di solito è formato da una centralina che regola il funzionamento dei sensori di movimento. Nelle versioni più recenti, si assiste a una evoluzione di tale prodotto, con la presenza di dispositivi connessi che emettono segnali nel momento in cui viene riscontrato un tentativo di effrazione. Le applicazioni per il controllo della casa, ma più in generale di qualsiasi ambiente da monitorare, possono basarsi sul funzionamento di telecamere spia che devono essere installate direttamente sullo smartphone. Una volta che è stato completato il download dell’app, all’interno dell’abitazione possono essere tenuti sott’occhio tutti i movimenti. Per vedere che cosa sta succedendo in cucina, in camera da letto o in qualsiasi altro locale, non bisogna far altro che connettersi e osservare.

    Grazie alle telecamere che vengono installate, vengono scattate delle foto che, in caso di necessità, possono essere inoltrate tramite sms al numero di telefono stabilito in precedenza o spedite all’indirizzo di posta elettronica desiderato. In altre circostanze, le applicazioni sono direttamente collegate con il sistema di antifurto, ed è la centralina dell’impianto a occuparsi di tutto il lavoro. Gli antifurti privi di fili e molti altri kit allarme sono muniti di sistemi finalizzati al controllo da remoto delle abitazioni per mezzo di applicazioni tanto semplici quanto efficaci.

    Acquistare online conviene

    Chi vive in un appartamento che ancora è privo di un impianto di antifurto ha l’opportunità di valutare l’ipotesi di un acquisto in un’azienda specializzata; anche su Internet, in ogni caso, si può trovare un vasto assortimento di proposte destinato ad andare incontro ai gusti più diversi. A ben vedere, in molte situazioni l’acquisto di un impianto di allarme per la casa online è addirittura da preferire, tenendo conto dei molteplici vantaggi che garantisce dal punto di vista economico.

    Oltre a non dover fare i conti con i vari intermediari i cui servizi si traducono in un aumento dei prezzi, coloro che scelgono di comprare un allarme su Internet possono contare sulla comparazione dei prezzi istantanea dei vari modelli. Va detto, per altro, che per l’installazione di kit allarme senza fili non è necessario il ricorso a un professionista o a un tecnico specializzato, dal momento che tale operazione può essere eseguita con facilità da chiunque. Ovviamente, trattandosi di soluzioni wifi, non ci sono cavi da far passare nelle canaline, e quindi non c’è bisogno di interventi murari: anche in questo senso si beneficia di un risparmio consistente, specialmente per quel che concerne i costi di manodopera.

    I sensori

    In base al tipo di antifurto per il quale si decide di optare, si può rendere necessario il ricorso ai sensori interni, tramite i quali è possibile rilevare con facilità potenziali intrusioni e presenze indesiderate. Sulle finestre e sulle porte, invece, possono essere applicati dei sensori magnetici che scattano in seguito a qualsiasi tentativo di apertura. La componente principale di ogni impianto resta, in tutti i casi, la sirena di allarme, anche in considerazione del suo effetto deterrente.

    Il modulo anti-jamming è un ulteriore elemento tecnico degno di rilievo, grazie a cui i tentativi di oscuramento che possono essere messi in atto verso l’impianto vengono contrastati. Il collegamento con lo smartphone e con tutti gli altri dispositivi mobili con cui si ha a che fare nella vita di tutti i giorni è, oggi come oggi, una necessità da cui non si può prescindere, anche nella prospettiva di un feedback diretto. Quando un’intrusione viene rilevata dalla centralina, viene inviato alla sirena un allarme, e con il supporto del combinatore telefonico parte anche un sms di segnalazione. In base alle impostazioni che sono state definite, i numeri prestabiliti ricevono il messaggio di allarme, che comunque può essere inviato anche a un istituto di vigilanza o addirittura alle forze dell’ordine.

    Come scegliere il kit

    La scelta del kit è molto importante ai fini della sicurezza di un appartamento: il pregio più significativo di questa soluzione consiste nella possibilità di prevedere un’integrazione con prodotti aggiuntivi. Il Gsm per la linea fissa e il combinatore telefonico dovrebbero far parte della dotazione di base, così come il modulo jamming, i sensori e la sirena interna. Molto apprezzabili sono, poi, la funzione di autoapprendimento e la tripla frequenza per la centrale. Da ricercare, quando possibile, è la funzione di emergenza per le persone anziane. Nella maggior parte dei kit di allarme, quando viene inviato un avviso è specificato il sensore che si attiva, in modo tale che il padrone di casa sia subito consapevole di quale parte della casa è interessata dall’intrusione.

    Il consiglio è sempre quello di acquistare prodotti certificati CE, meglio ancora se espandibili: ciò implica che, nel caso in cui con il passare del tempo si abbia intenzione di ampliare e integrare l’impianto – magari con l’aggiunta di una sirena esterna o di sensori supplementari -, lo si potrà fare senza problemi, anche approfittando di prodotti di marchi compatibili.

  • Polionda, per le tue stampe digitali

    Avere a disposizione i giusti partner per creare materiale comunicativo efficace per la propria azienda non è una cosa facile e per ottenere risultati di sicuro effetto bisogna affidarsi a professionisti nel settore della stampa e della grafica digitale.

    Con oltre 25 anni di esperienza consolidata alle spalle Q&B Grafiche si avvale di professionisti qualificati e assicura una perfetta collaborazione tra persone e tecnologia. L’assistenza qualificata e la progettazione del materiale improntato sulle esigenze del cliente e realizzato con strumenti di ultima generazione garantisce un risultato di assoluta eccellenza.

    Materiale resistente e leggero

    Tra i materiali largamente utilizzati nella stampa digitale vi è il Polionda. Si tratta di un materiale realizzato in polipropilene, comprendente un nucleo centrale incluso in due fogli compatti. Per la sua struttura simile a quella del nido d’ape è detto anche Polipropilene Alveolare, è disponibile in spessori da 3,5, 5 e 10mm e presenta una superficie bianca satinata opaca. Versatile ed estremamente leggero, è altamente resistente agli agenti atmosferici ed è anche indicato sia per ambienti interni che esterni.

    Utilizzato per la prima volta da una società italiana negli anni’60, fu apprezzato ben presto per le sue elevate qualità e la vasta applicazione di utilizzo. Proprio per questo venne utilizzato per realizzazioni grafiche complesse e di grande effetto e come materiale comunicativo efficace per le aziende. Oltre ad essere rigido e resistente, è anche idrorepellente e rimane inalterato anche sotto la lunga esposizione agli agenti atmosferici. Inoltre, la caratteristica di essere molto leggero lo rende ideale per essere utilizzato per l’esposizione in diversi ambiti.

    Sono quindi numerosi i fattori che lo rendono un materiale perfetto per negozi, attività commerciali e aziende che necessitano di prodotti per la comunicazione leggeri e facili da trasportare e da montare, e anche idonei per poter essere riutilizzati più volte e in contesti diversificati. Lavorare questo materiale non è affatto difficile e può essere tagliato, fustellato e cordonato senza creare precedenti forature. Disponibile in commercio in dimensioni e formai differenti, si adatta a tutte le varie esigenze e soddisfa ogni necessità di comunicazione pubblicitaria.

    Materiale largamente utilizzato per interni ed esterni

    Indicato sia in contesti indoor ed outdoor, si presta a tutte le realizzazioni di prodotti pubblicitari per eventi, fiere, congressi, convention, esposizioni, sia da realizzare all’interno o all’esterno dei punti vendita e in attività commerciali di qualsiasi dimensioni.

    E’ anche adatto per la realizzazione di prodotti come segnaletica o comunque prodotti di comunicazione per eventi all’aperto o eventi sportivi. La qualità della stampa digitale realizzata con questo materiale è ottima, tuttavia è preferibile non utilizzarlo per materiale fotografico in cui si richiede un’alta risoluzione. Altamente personalizzabile nei formati, permette di stampare su entrambi i lati e l’effetto finale è davvero superlativo.

    Perfetto per la creazione di espositori temporanei, cartellonistiche e comunicazioni varie, questo materiale permette di ottenere prodotti di prima qualità e di grande impatto visivo, tali da colpire e catturare l’interesse dei consumatori verso un brand, un evento, un prodotto. Le migliori aziende do stampa digitale mettono a disposizione diverse tipologie di supporti, diverse per finitura e spessore, per assecondare ogni necessità e consentire di realizzare materiale pubblicitario in grado di rappresentare il successo del cliente.

    In questi casi è sempre necessaria un’assistenza adeguata e professionisti specializzati nella grafica per creare prodotti pubblicitari originali ed esclusivi, che rispecchiano il prodotto in questione e ne esaltano le qualità. La consulenza per l’azienda diventa fondamentale soprattutto quando si parla di scelte comunicative più articolate. I fattori che entrano in gioco in questi casi sono diversi, dalla tipologia della location alla disposizione che si desidera realizzare ai prodotti che si vuole esporre.

  • Cosa migliora con l’espansione del settore e-Commerce?

    Nel corso degli ultimi anni, le piattaforme di e-commerce hanno vissuto una crescita costante. Di conseguenza, alcune particolari categorie merceologiche hanno tratto grande benefico da quello che può essere considerato come un vero e proprio boom.

    Un chiaro esempio di questa autentica espansione è rappresentato dalle aziende di imballaggi e trasporti, che hanno ricevuto ripercussioni positive da un trend che non sembra avere fine. Basti pensare che la vendita online di prodotti caratterizzati da una logistica e da un packaging ha fatto segnare nel 2017 una crescita del 28% rispetto all’anno precedente. Inoltre, il 54% degli acquisti virtuali fatti nel nostro Paese viene caratterizzato dall’utilizzo di un imballaggio e di un comparto che si occupa del loro trasporto. Tutto ciò è stato dimostrato da un test portato avanti dall’Osservatorio di e-commerce del Politecnico di Milano, che parla anche di ben 15 milioni di euro di volume di consegne su base mensile.

    Tali dati non fanno altro che mettere in evidenza la grande importanza rivestita dalla logistica. Non a caso, viene segnalata anche la netta crescita di vendite della mobilia e in generale degli oggetti per la casa, che nella maggior parte delle occasioni vengono raccolti all’interno di appositi scatoli e vengono trasportati a dovere. Lo stesso discorso è valido per l’abbigliamento, il settore che va più forte in assoluto nelle piattaforme di e-commerce, così come per gli accessori di gioielleria.

    A tutto ciò va aggiunto che la scelta di dare maggiore attenzione a scatole di cartone di qualità, ed in generale a tutti gli imballaggi, è dovuta a questioni di sicurezza del prodotto, che deve essere condotto presso il cliente in condizioni perfetta e senza neanche la più piccola scalfittura.

    Ma come impatta l’e-commerce sulla logistica? Prima di tutto, mediante uno sviluppo basato sui servizi informativi e sulla gestione intelligente. Chi si occupa degli imballaggi e dei trasporti tiene d’occhio l’integrazione informatica, lo sviluppo di servizi fisici, l’automazione del proprio magazzino, la gestione dei resi, la sostenibilità ambientale di ciascuna posizione. Nessun elemento va lasciato in secondo piano per garantire alla clientela una funzionalità di primissima categoria, con una spedizione precisa, attenta e puntuale. Tra i motivi di criticità di questo sistema, bisogna considerare l’importanza fondamentale rivestita dalla consegna a casa del cliente, alla quale i corrieri sembrano ancora non essere avvezzi fino in fondo.

    In generale, il fenomeno dell’e-commerce con la gestione della logistica e del packaging appare in netta crescita in Italia, con margini di miglioramento che ancora oggi sembrano enormi. Tuttavia, sono molti più gli italiani che spendono tramite acquisti online da siti esteri (5,9 miliardi di euro) che gli stranieri che effettuano investimenti presso rivenditori nostrani (3,5 miliardi di euro, con però un incremento di 300 miliardi rispetto al 2016). Anche in questo caso, il dato è confortante perché il made in Italy sta iniziando a fare proseliti in giro per il mondo anche online.

  • Lumify x9.

    E luce… fu!

    Da un improvviso blackout alla necessità di uscire col buio al campeggio, sono molte le situazioni in cui una torcia può tornare davvero utile.

    Lumify x9 è il prodotto di cui parleremo oggi, una torcia compatta ma potente.

    Vediamo insieme le caratteristiche che possono renderla appetibile per l’acquisto.

    Corpo e dimensioni

    Lumify x9 è una torcia compatta, di 14×17 centimetri, costruita interamente in alluminio. La luce è prodotta da un dispositivo LED di particolare potenza, con un raggio di illuminazione abbastanza elevato da poter essere utilizzata anche in luoghi aperti.

    Viene venduta in una confezione rigida, una custodia rettangolare imbottita per poterla trasportare senza farle subire urti e danneggiamenti.

    Funzione strobo

    Tra le varie modalità di illuminazioni disponibili, quella che ha più colpito gli utenti è la funzione stroboscopica. La luce si presenta come il flash di una macchina fotografica, ma ripetuto per centinaia di volte al minuto. Se doveste trovarvi nella condizione di venire aggrediti mentre avete per le mani Lumify x9, la luce stroboscopica diretta contro i malviventi li disorienterà molto, rendendo più agevole la fuga.

    Se invece dovete usare la torcia Lumify x9 in condizioni di emergenza, vi tornerà utile perché il lampeggiare del raggio attirerà l’attenzione dei soccorsi verso la zona in cui vi trovate, specie se isolata e difficilmente visibile ad occhio nudo o di notte.

    Il prezzo

    A seconda del negozio, fisico o online, in cui intendete acquistarla troverete prezzi diversi. Per incentivare l’acquisto molti venditori propongono tariffe scontate per chi compra più di un pezzo dello stesso prodotto: potreste approfittarne non solo per voi, ma anche per regalare questo oggetto ad un patito del campeggio, a qualcuno che viaggia spesso in auto in zone isolate o che usa la barca, o ad un conoscente che lavora in luoghi con scarsa visibilità.

  • Installare un kit di videosorveglianza in autonomia: davvero si può?

    Per installare un kit di videosorveglianza in completa autonomia occorre per prima cosa avere una buona familiarità con la tecnologia. Poi, va da sé, è necessario essere provvisti di tutte le componenti utili, ma soprattutto bisogna conoscere con esattezza le loro funzioni e il loro corretto utilizzo.

    In questo articolo offriamo tutti gli spunti utili per il corretto assemblaggio di un kit videosorveglianza.

    Vediamo quali sono gli step da seguire, anche in relazione con le proprie esigenze di spesa e con le zone da video sorvegliare.

    Budget a disposizione e zona da sorvegliare: i primi due aspetti da prendere in considerazione

    Se si decide di installare un kit di videosorveglianza, bisogna farlo con cognizione di causa.

    Questo vuol dire che come prima cosa bisogna regolarsi bene in base alla zona che si intende sorvegliare e muoversi di conseguenza.

    Se l’area da sottoporre a videosorveglianza è molto vasta occorreranno più telecamere, e per avere un dettaglio migliore e maggiore qualità delle immagini bisognerebbe puntare su telecamere di più alto profilo dal punto di vista tecnologico.

    Questo comporta una spesa mediamente maggiore rispetto a sistemi di videosorveglianza in analogico.

    Questi ultimi sono molto facili da installare e soprattutto sono alla portata di tutti dal punto di vista economico. Si tratta infatti di sistemi che perdono qualcosa sul piano delle immagini, a favore di maggiore immediatezza nell’installazione e di un risparmio spesso consistente: la loro qualità, se non integrata con altre soluzioni, risulta non di primissimo livello.

    Per questo vengono ampiamente utilizzate da chi non ha bisogno di mettere a fuoco ogni singolo dettaglio e da chi ha a che fare con un’area piuttosto ristretta da coprire.

    Il kit di videosorveglianza in analogico risulta ancora oggi il più richiesto sul mercato proprio per i motivi sopra elencati. Tra questi non c’è da sottovalutare la manutenzione: sistemi di videosorveglianza di alta qualità infatti possono andare più facilmente incontro a costosi ritocchi, mentre un impianto in analogico ha un sistema di funzionamento più semplice e immediato.

    Tutte le componenti necessarie per un impianto di videosorveglianza

    Oltre alle telecamere ci sono moltissimi altri elementi che vanno a comporre un kit di videosorveglianza. Tra questi spiccano senza dubbio il registratore, che gioca un ruolo fondamentale, e l’hard disk, utilissimo per contenere le immagini.

    Questi due elementi sono molto importanti perché permettono di installare, oltre al classico impianto con i cavi, anche una più moderna soluzione wireless.

    Dicevamo delle telecamere, che variano in base alla tipologia e che si intende utilizzare (in commercio ce ne sono moltissime) e anche rispetto alla loro corretta installazione nei punti strategici.

    Poi ci sono i cavi video, i connettori video e i connettori ad alimentazione, che svolgono un ruolo altrettanto importante in stretta connessione tra loro.

    In più vanno menzionati il balun (per portare il segnale video su cavo di rete nei sistemi analogici), il monitor (se necessario,nella tecnologia wireless può essere sostituito da computer o televisione), un tester, un gruppo di continuità e un cartello di videosorveglianza (necessario per le corrette segnalazioni).

    L’assemblaggio di queste componenti può essere fatto anche in completa autonomia, basta avere una buona dimestichezza con questi strumenti e seguire correttamente tutti i passaggi. Bisogna prima di tutto numerare i cavi per evitare di confonderli, e poi sistemarli per ogni zona da unire. A questo punto si può passare all’installazione delle telecamere, che per uso domestico si attestano a circa 4 metri di altezza.

    Un’ultima annotazione da fare riguarda la tecnologia IP, l’unica che permette di installare un impianto wireless.