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  • Come si sceglie un tv 28 pollici: risoluzione e altri parametri da valutare

    Nella scelta dei migliori tv 28 pollici in offerta può essere difficile orientarsi con certezza se non si è esperti di tecnologia: per questo motivo abbiamo deciso di redigere una piccola guida che vi aiuterà a capire come e cosa comprare in base alle vostre esigenze. Uno dei parametri più importanti da prendere in considerazione in previsione di un acquisto è rappresentato dalla risoluzione dello schermo. Per i televisori HD è di 1280 x 720 pixel, mentre per i televisori Full HD si parla di 1920 x 1080 pixel. Nel caso in cui si sia in cerca di un tv Ultra HD, il 4K propone una risoluzione di 3840 x 2160 pixel, e con l’8K si arriva a 7620 x 4380 pixel. In pratica, la risoluzione corrisponde al livello di nitidezza delle immagini.

    Quale pannello monta il televisore?

    Anche i pannelli possono determinare la qualità di un tv 28 pollici. La soluzione standard, al giorno d’oggi, consiste in uno schermo LCD, vale a dire a cristalli liquidi: essi consentono o arrestano il passaggio della luce e, con la luce polarizzata, regolano i pixel a livello elettronico. In effetti, è l’intensità della luce stessa che consente ai vari pixel di visualizzare colori diversi. I cristalli liquidi possono essere illuminati di lato o retroilluminati, in quanto non hanno la capacità di produrre luce propria. Tuttavia il contrasto non è impeccabile, dal momento che la sorgente luminosa non può essere spenta del tutto.

    I display LED

    Una soluzione alternativa rispetto ai display LCD proviene dai pannelli LED, che in realtà si avvalgono della stessa tecnologia, con la differenza che i cristalli liquidi vengono illuminati in maniera diversa. Se nel caso degli LCD si ha a che fare con lampade Cold Cathode Fluorescent Lighting, nel caso dei LED ci sono diodi che producono luce tramite il movimento controllato degli elettroni. Senza addentrarsi in tecnicismi, il risultato è che con i LED l’illuminazione è più uniforme e distribuita in modo più efficace, con benefici notevoli dal punto di vista del range di colori e dell’angolo di visuale.

    E gli schermi OLED

    La più recente delle innovazioni nel settore dei display LCD deriva dagli schermi OLED, che sono in grado di generare luce mediante il ricorso a molecole organiche. Rispetto ai LED, gli OLED vantano una maggiore flessibilità e hanno dimensioni inferiori; inoltre hanno il vantaggio di consumare meno energia, e garantiscono un angolo di visualizzazione particolarmente ampio.

    Le smart tv

    Non è da escludere l’eventualità di comprare una smart tv 28 pollici, vale a dire un televisore dotato di un autentico sistema operativo in grado di connettersi a Internet. Con una smart tv si ha la possibilità di installare e usare applicazioni, ma anche di usufruire di servizi di streaming e di condividere file e contenuti con hard disk o computer. Nella scelta tra i vari modelli è necessario prendere in considerazione la capacità di elaborazione della CPU, che può essere dual core o quad core.

    La frequenza di aggiornamento

    Infine, un ultimo elemento di cui non ci si deve dimenticare è il cosiddetto refresh rate, che consiste nella frequenza di aggiornamento: corrisponde, in sostanza, al numero di immagini che possono essere mostrate in un secondo ddal televisore. I valori più comuni sono 60 Hz, 120 Hz, 240 Hz e più in generale tutti i multipli di 60. La sorgente video e i contenuti sono le variabili che influenzano la resa di tale caratteristica. Quando la frequenza di aggiornamento è troppo bassa, si concretizza il cosiddetto screen tearing, un effetto fastidioso che è causato dal fatto che il contenuto sorgente non è sincronizzato con il televisore.

  • Cosa cambia tra un robot mobile e un AGV

    I robot mobili sono differenti rispetto agli AGV, cioè i veicoli autonomi guidati, anche se a ben vedere essi vengono utilizzati sempre per lo stesso scopo: vi si ricorre, infatti, per riuscire a trasportare i carichi su distanze lunghe. Sono numerosi i tipi di carico che si possono trasportare, dalla posta alle telecamere, passando per i componenti industriali, e così via. Un robot mobile, in particolare, può essere considerato come un dispositivo che ha la capacità di spostarsi da solo, di riprogrammare i propri percorsi e di evitare gli ostacoli in modo da riuscire a raggiungere la destinazione impostata.

    Perché oggi AGV e robot mobili sono così importanti

    Al giorno d’oggi gli ambienti di lavoro sono caratterizzati da una continua evoluzione e da un cambiamento costante; lo stesso si può dire, per altro, per le produzioni. Gli AGV hanno rappresentato, fino a poco tempo fa, il metodo classico per usufruire del trasporto autonomo dei materiali, ma sotto alcuni punti di vista sono stati sorpassati dai robot mobili. Questi ultimi, infatti, sono in grado di adattarsi con molta più facilità alle esigenze di chi li utilizza: ciò è vero non solo per la disposizione delle macchine di produzione, ma anche – per esempio – per le modifiche del layout aziendale. Ecco, quindi, che non sono i veicoli in sé a definire la rivoluzione nei veicoli autonomi, ma piuttosto le modalità con le quali tali veicoli raggiungono i propri obiettivi in totale autonomia.

    Axor Industries e gli AGV robot

    Tra le realtà specializzate nella progettazione, nella produzione e nella fornitura di agv robot c’è Axor Industries, azienda che è attiva nel settore dell’automazione sin dagli anni ’80 del secolo scorso. I prodotti proposti dal marchio sono indispensabili per il trasferimento di materiale da un punto a un altro. Mentre gli AGV hanno bisogno di infrastrutture come riflettori e cavi, i robot mobili non necessitano di altri elementi, in quanto i sensori che governano i loro spostamenti sono presenti al loro interno, essendo già montati a bordo. Di solito si tratta di laser scanners, ma non sono rari i casi in cui i sensori sono rappresentati da telecamere.

    I pregi e le caratteristiche dei robot mobili

    I robot mobili, comunque, non sono una novità degli ultimi tempi: in questa categoria possono essere inseriti, per esempio, i piccoli aspirapolveri che si spostano e puliscono da soli. Con il tempo, ovviamente, la tecnologia compie in continuazione dei passi in avanti: oggi i robot mobili, lungi dal venire impiegati unicamente per le faccende di casa, trovano posto anche in ambito sanitario per l’esecuzione di operazioni militari, nel settore industriale e nella ricerca.

    Come si muovono gli AGV

    La guida automatica degli AGV è resa possibile da varie tecnologia: si parla, infatti, di guida laser, di guida inerziale e di guida su cavo. Nel caso della guida laser ci si serve di una sorgente laser che agisce in combinazione con alcuni riflettori che sono collocati all’interno dell’ambiente: in questo modo il sistema è in grado di seguire un percorso predefinito e di triangolare la propria posizione. Più tradizionale è la guida su cavo: in questo caso tutto dipende da un cavo che è annegato all’interno del pavimento, dove passa la corrente. I sensori sul veicolo rilevano il cavo, in modo che l’AGV possa arrivare a destinazione sterzando ogni volta che è necessario farlo.

    Le modalità di funzionamento della guida inerziale

    Nel caso della guida inerziale sono impiegati dei giroscopi, con il calcolo dello spostamento del veicolo che si basa sulla rilevazione della progressione delle sue ruote. In vari punti strategici del percorso, inoltre, sono collocati dei magneti che permettono di rilocalizzare il veicolo con una precisione maggiore.

  • I segreti per sfruttare al meglio un programma contabilità ordinaria

    Se scopri i vantaggi del software contabilità ti puoi rendere conto che finora non hai sfruttato al 100 per cento le potenzialità del tuo business. I benefici che un programma contabilità ordinaria è in grado di offrire, infatti, sono molteplici, anche per le aziende di dimensioni più piccole. Può essere che fino a questo momento tu abbia rinunciato a servirtene perché intimorito dalla varietà e dalla quantità di proposte a disposizione sul mercato, o magari perché ritieni che l’investimento necessario non venga ripagato. Ebbene, ti stai sbagliando: nelle prossime righe capirai perché.

    Le caratteristiche dei software per la contabilità

    Uno degli aspetti più interessanti di un programma contabilità ordinaria è rappresentato dalla sua semplicità di utilizzo, che si traduce in una notevole rapidità delle procedure. Questi software, infatti, nella maggior parte dei casi si rivelano intuitivi anche per i meno esperti: grazie ad essi avrai l’occasione di velocizzare in maniera radicale i tempi di operatività di studio. Un applicativo simile ti consente di effettuare in pochi clic operazioni massive, come per esempio la generazione di scritture e documenti. Più aumentano gli automatismi e più il data entry si riduce.

    Tempi rapidi per tutti gli adempimenti

    Grazie all’automazione sarai certo di integrare tutti gli adempimenti che, in un modo o nell’altro, hanno un impatto sui dati contabili: pensa ai modelli di versamento, per esempio, ma anche alle dichiarazioni, al bilancio, e così via. Un altro tratto da non sottovalutare è quello che chiama in causa la mobilità: i software migliori in questo settore sono quelli che ti consentono di accedervi ogni volta che ne hai la necessità, come e quando vuoi. Che tu sia in ufficio, a casa, in treno o da qualsiasi altra parte, ti basta essere online per operare attraverso il programma, che – di conseguenza – non è vincolato a questo o quel dispositivo. Il telelavoro diventa realtà, a tutto vantaggio dell’immediatezza del business.

    Come trovare il software migliore

    I software migliori sono quelli che ti regalano la certezza di non commettere errori: questa è la ragione per la quale ti conviene fare riferimento a un applicativo intelligente. L’automazione delle operazioni e la parametrizzazione dei dati assicurano l’efficacia operativa più elevata, per di più nel minor tempo possibile. Così, sei sicuro di non sbagliare, perché è il programma stesso a segnalare o prevenire le potenziali falle. Nella scelta, tieni presente quali software usano i tuoi clienti, per non trascurare l’ipotesi di usare in condivisione lo stesso strumento adoperato da loro.

    La sicurezza dei dati

    Tra le numerose caratteristiche che rendono consigliabile l’adozione di un software gestionale ci sono gli alti standard di sicurezza che vengono garantiti, anche grazie ad aggiornamenti ripetuti nel tempo e costanti. Quello degli aggiornamenti è un aspetto che merita di non essere trascurato, soprattutto per settori in cui la normativa è in costante evoluzione e cambia senza sosta. Risulta evidente, dunque, che gli strumenti di lavoro non possono che adeguarsi. Non sempre gli aggiornamenti vengono messi a disposizione in modalità gratuita: per verificarlo leggi con attenzione il contratto che ti viene proposto, dal momento che ogni software house ha una policy differente da questo punto di vista.

    Cosa fare se si ha bisogno di assistenza

    Sempre in tema di software house, è consigliabile optare per marchi che vantano una buona reputazione nel proprio ambito di riferimento, anche per avere la certezza di poter usufruire – in caso di necessità – di un’assistenza adeguata, non solo online o al telefono, ma addirittura di persona. Potresti aver bisogno di supporto all’inizio, quando devi attivare il servizio, ma soprattutto in seguito, per la gestione quotidiana. Come sempre, tieni conto dei possibili costi extra che potrebbero essere previsti.

  • Quali sono le macchine per il caffè migliori?

    Il mercato delle macchine per il caffè a uso domestico nel corso degli anni più recenti ha conosciuto uno sviluppo importante e ha fatto sì che anche nel nostro Paese i consumatori avessero l’opportunità di soddisfare le proprie esigenze in questo ambito, a prescindere dalla diversità dei loro gusti. Ormai per chiunque è facile gustare a casa propria, in qualunque momento della giornata, un espresso cremoso e gradevole come quello che si prepara al bar, magari grazie a un modello come aura bar, che offre rapidità e praticità. Sul mercato, d’altro canto, la varietà di proposte è tale che – come si suol dire – si ha l’imbarazzo della scelta, con dispositivi che a seconda dei casi si servono del caffè in capsule, di quello in cialde, di quello in grani o di quello in polvere.

    Quale caffè scegliere

    Ma quali sono le prerogative e i punti di forza dei diversi tipi di caffè? Nel caso in cui punti su quello in chicchi, il consumatore ha la chance e la libertà di realizzare la miscela che ritiene più opportuna, semplicemente mettendo insieme caffè di qualità diverse. Una minore libertà di azione viene garantita, invece, a chi sceglie le capsule o le cialde, che pure offrono il massimo della praticità e della velocità: in questo caso si ha a che fare con dosi di caffè preconfezionate, così che non ci si possa discostare dal gusto che si è scelto. Le dosi già pronte, inoltre, prevengono qualsiasi spreco.

    Il caffè in polvere

    Prendendo in esame i diversi modelli di macchine in vendita vale la pena di considerare anche la disponibilità e l’utilità di eventuali funzioni aggiuntive, come – per esempio – quelle che permettono di preparare il cappuccino, il tè o la cioccolata calda. Quando si ha la necessità di risparmiare, è raccomandata una soluzione che adopera il caffè in polvere, per altro semplice da usare anche per i meno esperti.

    Le funzionalità extra

    Quali sono le funzioni supplementari che è consigliabile prendere in considerazione per un caffè perfetto? Di certo non dovrebbe mancare la possibilità di decidere la lunghezza del caffè, così come è utile una funzione che consenta di tenere in memoria le impostazioni già settate. Come si è detto, poi, la versatilità è una dote da non disprezzare: se la macchinetta è in grado di preparare, oltre al caffè, anche altre bevande, perché non approfittarne?

    Guida all’acquisto

    Un aspetto importante è quello relativo ai materiali di costruzione, la cui qualità è sempre sinonimo di resistenza: una macchina soddisfacente offre le stesse prestazioni anche a distanza di anni rispetto al momento in cui è stata comprata. Non di rado, poi, è bene concentrarsi sulla disponibilità degli accessori che integrano le funzionalità del dispositivo: le manovelle, per esempio, oppure i filtri, ma anche un semplice piano di appoggio aggiuntivo. Tra i fattori che condizionano l’uso di una macchina per il caffè ci sono il suo peso e le sue dimensioni: il primo condiziona la facilità di spostamento, mentre le seconde determinano in quale punto della cucina l’apparecchio dovrà essere collocato, in funzione del suo ingombro.

    I costi

    Le valutazioni di carattere economico a cui si deve ricorrere in previsione dell’acquisto di una macchina per il caffè coinvolgono sia il suo prezzo iniziale che i costi che dovranno essere sostenuti per il suo utilizzo. Certo è che una manutenzione regolare e oculata riduce in misura significativa le probabilità di un guasto o di una rottura: è sufficiente una pulizia quotidiana per prolungare la funzionalità del dispositivo.

  • Alla scoperta della gamification: Pregi e difetti dell’impostazione psicologica basata su livelli, traguardi e ricompensi

    Se vivete la vostra giornata come una sfida eterna, se una riunione di un lavoro è vissuta come livello da superare o se un esame all’università vi dà in cambio, invece che un voto, dei bonus siete dentro fino alla testa alla gamification. Si chiama così l’atteggiamento che converte le attività quotidiane in un gioco, dove si ricevono premi ogni volta che un obiettivo si concretizza.

    È una impostazione psicologica famosissima, usata ad esempio da tutti i genitori per spingere i propri figli a fare qualcosa: “se fai i compiti ti regalo una cosa”, “se fai il bravo a Natale arriva un bel regalo”. È la deriva degli smartphone e di internet a far leva su questo atteggiamento: oggi esistono applicazioni che vi ricompensano se andate in palestra, se fate gli squat, se raggiungete 10.000 passi, se imparate nuove parole. La gamification, insomma, ci incoraggia e ci spinge a fare qualcosa.

    Secondo recenti studi sulla psicologia della gamification è merito della dopamina, una sostanza capace di creare dipendenza da droga, alcool e persino dai social network, che genera piacere nel nostro apparato nervoso, spingendoci così a ripetere una certa attività. Così quanti più obiettivi vengono raggiunti, più dopamina viene rilasciata e più abbiamo voglia di migliorarci, di salire di livello, di aumentare la sfida. Il sistema celebrale è alla base della gamification che pone l’accento su tre precise caratteristiche: l’autonomia, il valore e la competizione.

    Il primo fattore è legato al controllo di noi stessi e di quanto ci sentiamo soddisfatti nel raggiungere qualcosa da soli, senza aiuti, senza intermediazione. Il valore è dato invece da quanto un obiettivo vale per noi: più importanza riveste un traguardo più tempo dedicheremo ad esso. Infine la competizione, la caratteristica prima dell’animale uomo, alla base della competitività tra grandi aziende obbligate per legge dal mercato a competere, innovarsi ed essere costantemente al passo con i tempi. Tre idee che spiegano come la gamification tenga alta la nostra motivazione. A sua volta, la motivazione si divide in due parti: quella estrinseca, derivante da ricompense come il denaro – un meccanismo molto frequente nella dinamica dei casinò live -, e quella intrinseca, ovvero nel godere o provare interesse verso qualcosa.

    Occhio però alle ombre della gamification. Secondo una ricerca pubblicata su Actas della 47esima Hawaii International Conference on Science, questo atteggiamento può da un lato aiutare e motivare nel raggiungimento di determinati obiettivi, ma non ci spingerà mai a fare qualcosa che non vogliamo fare.

    Insomma la gamification può essere un aiuto, può avere effetti positivi, può spingerci e spronarci verso un obiettivo. Ma saremo sempre noi a raggiungerli: sono le nostre motivazioni a fare la differenza.

  • Luce fredda o luce calda? Guida alla scelta del LED

    Le lampadine LED sono entrate a far parte della nostra quotidianità ormai da qualche anno, e in questo periodo abbiamo imparato che la luce che esse emettono non è tutta uguale. L’occhio umano, infatti, percepisce la luce con gradazioni di colore differenti che variano in funzione della cosiddetta temperatura colore.

    Le tonalità di colore delle lampadine LED

    Esse sono misurate in gradi Kelvin, e la temperatura colore della luce viene definita dalle diverse tonalità di colore: nel caso in cui la gradazione della luce tenda verso il rosso si parla di una luce calda, mentre se tende verso il blu si parla di una luce fredda. Esiste anche una luce neutra, a cui si fa riferimento quando la temperatura colore è su valori medi. Non è sempre facile trovare una lampadina LED in linea con i bisogni che si è interessati a soddisfare, ed è per questo motivo che in fase di acquisto è opportuno tenere in debita considerazione le differenze e le caratteristiche di temperatura di colore della luce.

    La luce calda delle lampadine LED

    Si parla di lampadine LED a luce calda nel momento in cui la temperatura di colore non supera i 3.300 Kelvin. Dal bianco caldo al rossiccio, sono diverse le sfumature intermedie, che comprendono anche l’arancione e il giallo. Dal punto di vista psicologico di solito si ha la tendenza ad accostare la luce calda a un’impressione di calore e positività: essa viene impiegata soprattutto per l’illuminazione dei locali delle abitazioni e degli uffici (ambienti interni, quindi). Per questi motivi, le lampadine LED a luce calda sono quelle che vengono vendute di più.

    La luce fredda delle lampadine LED

    Le lampadine LED a luce fredda, invece, danno origine a un’illuminazione che in genere viene percepita come spigolosa e poco accogliente, quasi dura. Non è detto, comunque, che tale connotazione sia negativa, visto che può essere accostata anche a concetti di pulizia e ordine. Sono i gusti personali a orientare le scelte di arredo di ognuno di noi, e si può benissimo pensare di illuminare una casa dallo stile moderno con la luce fredda. La temperatura colore va da un minimo di 5.300 Kelvin a un massimo di 6.500 Kelvin, mentre le sfumature cromatiche partono dal bianco e arrivano fino al blu, passando per il celeste.

    La luce neutra delle lampadine LED

    Infine ci sono le lampadine LED a luce neutra, la cui temperatura colore non è mai inferiore ai 3.300 Kelvin e non supera i 5.300 Kelvin. Come è facile intuire, in questo caso le sfumature tendono verso il bianco: le luci di questo genere vengono impiegate, tra l’altro, per i musei in cui sono esposte delle opere d’arte e per la zona living degli appartamenti più grandi, oltre che per gli spazi aperti al pubblico. Nel caso in cui si abbia in mente di ricorrere a un’illuminazione a giorno per un locale della propria abitazione, è consigliabile optare per una lampada a luce 4.000 Kelvin. La luce neutra ha il pregio di adattarsi in modo ottimale al funzionamento dell’occhio umano, dal momento che genera il compromesso ideale tra le forme e i colori dell’ambiente.

    Cosa è bene sapere per scegliere le lampadine LED a luce fredda

    Le lampadine a luce fredda, che ricevono la propria peculiare connotazione dalle sfumature di blu, sono suggerite di norma per i magazzini e per i supermercati, vale a dire spazi di grandi dimensioni. Vi si fa affidamento, inoltre, all’interno degli studi specialistici, degli ambulatori medici e degli ospedali. Il consiglio degli interior designer e degli esperti di illuminazione è quello di non puntare su temperature colore eccessivamente alte per la luce fredda, poiché così facendo si corre il rischio di ritrovarsi alle prese con ombre troppo nette nell’ambiente.

  • Qual è la situazione del marketing automation nel nostro Paese?

    Il processo finalizzato alla gestione di attività di marketing caratterizzate da un livello elevato di ripetitività prende il nome di marketing automation. L’automazione del marketing può prendere il via, per esempio, con un processo di trasmissione di messaggi di posta elettronica automatizzati, per favorire la gestione di attività di upsell e di cross-sell di prodotti. Non è un caso che numerosi provider di servizi mail forniscano funzionalità di automazione che si rivelano utili per progetti limitati o per imprese di piccle dimensioni. I dati principali che sono richiesti dal marketing automation, al di là degli indirizzi di posta elettronica degli utenti, sono le attività svolte dagli utenti stessi sui social network e le cronologie degli acquisti.

    Il valore dei dati

    Non può esistere un processo di automazione del marketing che non si integri con una o più fonti di dati: un software CRM, per esempio, è indispensabile specialmente nel caso in cui si abbia a che fare con una piattaforma di commercio elettronico. La creazione di una campagna per le persone che sono iscritte a una newsletter è un’attività semplice e che può rientrare nel marketing automation: basta tenere conto degli acquisti, delle visite ai siti Internet, dei clic e delle aperture per garantire l’invio di messaggi di posta elettronica personalizzati in automatico. Il titolare di un negozio potrebbe prevedere l’invio automatico di una mail di benvenuto nel momento in cui si iscrive una nuova persona, a cui potrebbe essere dedicata un’offerta speciale. Ma non è tutto: qualora all’offerta non giungesse alcuna risposta, dopo un certo lasso di tempo si potrebbe prevedere l’invio di un altro messaggio con una nuova offerta.

    Su cosa si basa l’automazione del marketing?

    Quello delle mail inviate in automatico, tuttavia, è un esempio basilare di una realtà che, nella maggior parte dei casi, è molto più complessa e sofisticata. Il tratto peculiare di questo processo è il contenuto dinamico: si tratta, cioè, di cambiare il contenuto di un messaggio di posta elettronica in maniera automatica per ognuno degli iscritti. L’inserimento dinamico potrebbe riguardare delle offerte variabili in base alla collocazione geografica: tutto dipende dalla segmentazione. Quest’ultima, a sua volta, può fare riferimento alle cronologie degli acquisti dei clienti: in questo modo è possibile proporre aggiornamenti mirati, sconti ad hoc e suggerimenti pertinenti.

    L’analisi dei dati

    La preparazione delle offerte e la loro promozione sono attività che, al pari dell’invio di messaggi di posta elettronica e delle relative risposte, non possono prescindere da una accurata analisi. L’analisi dei dati è una realtà logica che non può essere vincolata a preferenze e like: la sua profondità può variare a seconda delle esigenze, e cioè in base al tipo di strategia che deve essere pianificata e messa in pratica. Si possono analizzare le informazioni relative al traffico di un sito web, ai rapporti di vendita o alle statistiche di mail marketing; oppure, tutte queste informazioni possono essere visualizzate, con uno strumento di marketing automation, in un punto solo, sempre che siano state settate le integrazioni necessarie.

    Vantaggi e svantaggi

    L’automazione del marketing, dunque, sembra essere foriera di vantaggi, ma è opportuno tenere conto anche dei suoi potenziali punti deboli. Il principale ostacolo che deve essere superato è quello dei costi, a maggior ragione nel caso in cui si abbia a che fare con volumi di traffico modesti. In genere si parla di una spesa che può arrivare a 2mila euro al mese. Il ricorso a specifiche funzionalità, pertanto, deve essere valutato sulla base del numero di contatti e in linea con il progetto che si segue.

  • Apple dice stop alle riparazioni non autorizzate

    Apple ha deciso di porre fine alle riparazioni non autorizzate. Da qualche tempo, infatti, chi prova a riparare un iMac Pro o ad aggiustare un MacBook Pro nuovi facendo affidamento su un tecnico non autorizzato rischia di ritrovarsi alle prese con una spiacevole sorpresa, e cioè con un device che sì è stato messo a posto, ma che non può più essere utilizzato perché inaccessibile. La colpa è dei nuovi controlli di sicurezza che sono stati previsti dal marchio di Cupertino, per effetto dei quali i dispositivi vengono bloccati. La novità introdotta dal brand della mela morsicata riguarda le generazioni di computer più recenti, cioè quelle che comprendono il chip di sicurezza T2 e che sono state poste in commercio lo scorso anno.

    Una nuova versione del software

    Tale ipotesi è stata rilanciata sia da MacRumors che da Motherboard, i cui staff hanno avuto l’opportunità di entrare in diretto contatto con i documenti che riguardano Apple Service Toolkit 2. Essa costituisce la versione più nuova del software che il colosso americano ha messo a punto per assistere nelle procedure di riparazione e nei diversi interventi eseguiti sui device i centri autorizzati. I documenti di cui sono entrati in possesso i professionisti che hanno diffuso le news mettono in luce le novità che caratterizzano il programma, tra le quali compare una procedura di autenticazione che deve essere avviata dai tecnici quando si agisce sui MacBook Pro o sugli iMac Pro. Nel caso in cui un dispositivo venga riparato senza il controllo conclusivo di Apple Service Toolkit 2, esso è destinato a non poter essere più utilizzato.

    Che cosa cambia

    D’ora in avanti, quindi, bisogna evitare di recarsi nei negozi che non fanno parte del circuito Apple per richiedere riparazioni, almeno per ciò che concerne i device che abbiamo menzionato poco sopra. Il sistema di sicurezza del MacBook Pro scatta per ogni operazione che viene eseguita sul modulo touch ID, sulla scheda madre, sullo schermo o sulla scocca grazie alla quale vengono tenuti in sede il trackpad e la tastiera. Per quel che concerne gli iMac Pro, invece, per azionare il blocco di sicurezza è sufficiente una modifica apportata alla memoria allo stato solido, ma lo stesso effetto si ottiene anche con un intervento eseguito sulla scheda madre.

    Cosa fare se i dispositivi vengono bloccati

    Come si può facilmente intuire, una volta che ci si ritrova tra le mani un device Apple che è stato bloccato e che non è più accessibile, il solo modo per uscire dall’impasse è quello – guarda caso – di rivolgersi a uno dei centri autorizzati del marchio, i soli che sono in grado di sbloccare gli apparecchi. Lo strumento di diagnostica che è stato messo a punto dal brand di Cupertino ha proprio lo scopo di ostacolare le riparazioni non autorizzate. Le conseguenze sono due: non solo il sistema operativo smette di funzionare, ma in più la riparazione non si può considerare completa.

    La sicurezza migliora

    Uno degli obiettivi che Apple si propone di raggiungere con questo provvedimento è quello di aumentare i livelli di sicurezza di cui possono beneficiare gli utenti. Il documento di cui hanno parlato Motherboard e MacRumors è stato distribuito agli Authorized Service Providers: per i tecnici autorizzati non c’è scampo.

    Per saperne di più, comunque, si può cliccare sul link di appleservice Torino, che permette di entrare in contatto con professionisti del settore. Ovviamente autorizzati.

  • I pregi e le caratteristiche della piastra a vapore

    Tra le piastre per capelli più efficaci nel garantire capelli lisci, lucenti e morbidi, i modelli a vapore si fanno apprezzare per la loro semplicità di utilizzo e per i risultati che assicurano. Essi, per altro, limitano i difetti tipici delle piastre tradizionali, che – se usate in modo prolungato – tendono a rendere i capelli opachi e li sfibrano, per di più favorendo la comparsa delle doppie punte. Tutti inconvenienti che, come detto, vengono meno nel caso in cui si decida di adoperare una piastra a vapore, che ammorbidisce il liscio e fa in modo che la messa in piega possa risultare più duratura.

    Come è fatta una piastra a vapore

    Caratteristica peculiare di una piastra a vapore è la presenza di un serbatoio ad hoc all’interno del quale a ogni impiego deve essere introdotta l’acqua distillata; ovviamente è necessario riempire il serbatoio quando il dispositivo non è attaccato alla corrente. Dopo che la piastra è stata accesa, non bisogna fare altro che impostare la temperatura che si preferisce ed eseguire lo styling, una ciocca dopo l’altra; i capelli su cui la piastra viene passata devono essere lavati e asciugati: prima del trattamento è sempre preferibile procedere all’applicazione di un prodotto alla cheratina, in grado di assicurare un risultato migliore.

    Perché usare la piastra a vapore

    Una piastra di questo tipo basa il proprio funzionamento sulla potenza del vapore acqueo: è questo il motivo per il quale essa è in grado di funzionare anche a temperature inferiori rispetto a quelle in cui operano le piastre tradizionali. Di conseguenza, la salute dei capelli viene preservata, e così anche il loro aspetto, che risulta più gradevole. La capigliatura non viene seccata per effetto dell’azione combinata tra la cheratina e il vapore: ecco perché la chioma non rischia di sfibrarsi con il passare del tempo. Ma non è questo il solo vantaggio che deriva dal ricorso al vapore: i capelli, infatti, sono liberi dall’umidità, e quindi la piega è in grado di durare per più tempo.

    Pro e contro della piastra a vapore

    Prima di decidere di acquistare una piastra a vapore, vale la pena di prendere in esame con la massima attenzione i pro e i contro che contraddistinguono questo tipo di prodotto. Si tratta, come si è visto, di un accessorio molto pratico dal punto di vista dello styling e che offre risultati più che convincenti sui capelli. Tuttavia, non bisogna dimenticare che una piastra di questo tipo è di natura quasi professionale: insomma, l’effetto è migliore, ma ciò comporta anche una spesa iniziale abbastanza elevata. Chi non ha a disposizione un budget troppo consistente, quindi, rischia di non trovare un modello in linea con le proprie possibilità. Certo, occorre tener presente che l’investimento che si compie non ha a che fare unicamente con l’aspetto dei capelli, ma anche e soprattutto con il loro benessere e con la loro salute, aspetti sui quali non si dovrebbe mai risparmiare.

    Attenzione e pazienza

    Un altro aspetto che si dovrebbe prendere in considerazione quando si valuta l’acquisto di una piastra a vapore riguarda il fatto che essa necessita, per un utilizzo adeguato, di una quantità di tempo superiore a quella richiesta da una piastra tradizionale. Quindi, chi ha poca pazienza o è sempre di fretta potrebbe trovarsi in difficoltà con questo tipo di accessorio. La bilancia dei vantaggi e degli svantaggi, ad ogni modo, propende nettamente a favore dei primi, sia in considerazione della qualità dei risultati che si possono ottenere, sia in virtù della facilità di utilizzo.

  • Bonus sicurezza, ecco come richiederlo

    Noto anche con il nome di bonus sicurezza, il bonus videosorveglianza consiste in un’agevolazione che può essere sfruttata al momento della dichiarazione dei redditi nel 730. Esso è riservato unicamente alle persone fisiche e permette di beneficiare di un credito di imposta per le spese che sono state sostenute per l’acquisto di sistemi di videosorveglianza digitale. I fondi messi a disposizione raggiungono la somma complessiva di 15 milioni di euro, e potranno essere erogati anche a chi ha investito denaro per stipulare dei contratti di vigilanza in un’ottica preventiva al fine di evitare atti criminosi.

    Cosa è cambiato rispetto agli anni scorsi

    Fino al 2015, i contribuenti avevano a disposizione una detrazione fiscale pari al 50% che poteva essere sfruttata per l’installazione di videocamere di sicurezza; tale detrazione, tuttavia, rientrava in un’altra agevolazione, e cioè nel bonus ristrutturazioni, che spettava anche per tutti quei casi in cui i contribuenti effettuavano delle spese per incrementare il livello di sicurezza e di protezione delle proprie abitazioni con impianti di videosorveglianza e di allarme anti-intrusione. Il bonus sicurezza è stato introdotto solo nel 2016, attraverso la Legge di Stabilità che, quindi, ha svincolato le agevolazioni previste per l’acquisto di telecamere e antifurti dal bonus ristrutturazioni.

    A chi spetta il bonus sicurezza

    Il bonus sicurezza riguarda i cittadini privati che non sono in possesso di partita Iva: i soggetti che provvedono all’installazione di un impianto di videosorveglianza o che si rivolgono a un’agenzia di vigilanza stipulando con essa un contratto di vigilanza hanno il diritto di ottenere un credito di imposta che si può impiegare come una detrazione fiscale o in compensazione. Il credito di imposta viene concesso unicamente alle persone fisiche che stipulano contratti con società di vigilanza, che installano sistemi di allarme o che acquistano sistemi di videosorveglianza. Il credito viene dimezzato nel caso di uso promiscuo, e non può essere richiesto per gli immobili che sono usati per il lavoro autonomo o per attività di impresa. Esso, dunque, viene ridotto del 50% se le spese vengono sostenute per l’immobile adibito promiscuamente a uso familiare o personale e all’esercizio di lavoro autonomo o di impresa.

    Come si può usufruire del bonus

    La compensazione è una delle due modalità previste per la fruizione, attraverso il modello F24 che deve essere presentato in via telematica, mentre l’alternativa è rappresentata dalla riduzione delle imposte dovute secondo quanto dichiarato. Il riferimento normativo in materia è rappresentato dal DM del 6 dicembre del 2016, che è stato pubblicato il 22 dicembre dello stesso giorno in Gazzetta Ufficiale e che indica quali modalità è necessario rispettare per la presentazione della domanda.

    Come usare il sito dell’Agenzia delle Entrate

    Attraverso il sito web dell’Agenzia delle Entrate, e seguendo le istruzioni fornite, occorre compilare e inviare il modulo per la domanda del credito di imposta per la videosorveglianza. Il richiedente è tenuto a indicare nell’istanza l’importo delle spese che ha sostenuto nel corso dell’anno per l’acquisto di un antifurto casa o per le altre eventualità viste in precedenza.

    Che cosa fare dopo aver inoltrato la richiesta

    Una volta che la domanda di fruizione del credito di imposta è stata inviata, occorre attendere che l’Agenzia delle Entrate proceda al calcolo della percentuale massima del credito di imposta che spetta a ogni contribuente. Tale calcolo viene eseguito tenendo conto del totale delle spese sostenute dai contribuenti e delle risorse a disposizione. La percentuale, poi, viene comunicata attraverso un provvedimento ad hoc che viene inviato dal direttore dell’Agenzia delle Entrate. A questo punto, quando il contribuente viene a sapere qual è la misura massima del credito di imposta a cui ha diritto, può decidere se richiedere la detrazione delle spese al 50% o se approfittare del credito di imposta, che per altro potrebbe anche essere più elevato rispetto alla detrazione. Come si può intuire, il credito di imposta e la detrazione non possono essere fruiti nello stesso momento, ma sono alternativi l’uno rispetto all’altro. Occorre, quindi, far di conto per comprendere quale opzione tra le due risulti più vantaggiosa dal punto di vista ecoomico. Infine, dopo che la percentuale di credito è stata accertata, al contribuente non rimane altro da fare che adoperare attraverso il modello F24 telematico il credito di imposta, che andrà scontato dalle imposte dovute per l’anno in corso. Se il contribuente è incapiente, la somma stessa può essere messa in stand-by e usata negli anni seguenti.

    Come dichiarare il bonus sicurezza

    Nel caso in cui si opti per il credito di imposta, la dichiarazione del credito deve essere inserita all’interno della dichiarazione dei redditi attraverso il nuovo modello Redditi ex Unico e il modello 730 dell’Agenzia delle Entrate: per il primo occorre far riferimento alla sezione IX del Quadro G, mentre per il secondo l’indicazione del credito di imposta per videosorveglianza finisce nella sezione X del Quadro G. Queste sono, dunque, le sezioni nelle quali è indispensabile segnalare il credito di imposta che viene calcolato in funzione della percentuale stabilita dall’Agenzia delle Entrate. Nella colonna 1 relativa al credito spettante è necessario compilare l’importo del credito di imposta per l’anno in corso, mentre nella colonna 2 che riguarda l’importo compensato in F24 bisogna specificare il credito di imposta che è stato impiegato nel modello F24 in compensazione fino a quando è stata presentata la dichiarazione.

    Il nuovo modello Redditi 2018 Persone Fisiche ha debuttato quest’anno e serve per la denuncia dei redditi: esso corrisponde al vecchio modello Unico, a cui – appunto – è stato cambiato il nome. Ora si parla, dunque, di modello Redditi, dal momento che è stata rimossa la parte riguardante l’Iva, che non deve più essere indicata con la dichiarazione dei redditi ma attraverso la cosiddetta dichiarazione Iva in forma autonoma. In teoria, dunque, la procedura per l’accesso al bonus sicurezza dovrebbe essere diventata ancora più semplice rispetto alla trafila che doveva essere seguita negli anni passati.

  • Storia, caratteristiche e vantaggi dell’allarme casa wireless

    Il primo brevetto relativo a un sistema meccanico destinato a rilevare l’apertura di finestre e porte risale addirittura alla metà del XIX secolo: era, per essere più precisi, il 1852, e nel corso di questi decenni è stata percorsa moltissima strada in questo ambito, per merito di un’evoluzione tecnologica caratterizzata da uno sviluppo costante che, almeno per il momento, non dà la sensazione di volersi arrestare. Oggi, per esempio, possiamo contare su sistemi di allarme senza fili molto ricercati, che funzionano tramite la cosiddetta tecnologia wireless. Anche da questo punto di vista, è necessario salire su una macchina del tempo per individuare il primo modello.

    Il primo esempio di allarme casa wireless, infatti, è del 1984: le soluzioni di cui disponiamo oggi sono molti diverse rispetto a quella del debutto, e in grado di garantire un livello di sicurezza molto più elevato. Soprattutto nel corso dell’ultimo decennio, il campo degli antifurti wireless è stato contraddistinto da un continuo perfezionamento che ha comportato un consistente aumento delle vendite, non di rado a scapito degli allarmi cablati. In effetti, l’assenza di fili è destinata a offrire molteplici vantaggi: non ci sono problemi né inconvenienti per il posizionamento dei cavi, che nella maggior parte delle circostanze presuppone delle opere murarie che non solo sono invasive, ma si dimostrano anche onerose sul piano economico.

    Le ultime novità del settore

    Ma qual è il meccanismo di funzionamento di un allarme casa wireless? Per comprenderlo, vale la pena di fare riferimento alle soluzioni più recenti e più all’avanguardia: si trattano di sistemi che si basano sulla comunicazione via radio, grazie a cui le varie componenti possono essere connesse le une con le altre senza che vi sia la necessità di ricorrere a cavi. Questo tipo di tecnologia, come si può ben intuire, risulta utile e consigliabile in modo particolare per gli ambienti interni, dal momento che permette di trasmettere i codici a velocità istantanee senza comportare consumi di energia troppo elevati, superando qualsiasi genere di ostacolo fisico.

    In un sistema senza fili, lo scopo consiste nel trasmettere segnali radio, che vengono inviati alla centralina dai vari sensori. Nei primi tempi, uno degli inconvenienti di maggior rilievo con cui si aveva a che fare riguardava la possibilità che delle interferenze interrompessero la frequenza, e quindi rendessero inefficienti gli antifurti. Il problema oggi non è più tale, in quanto si usufruisce della doppia banda, nota anche come doppia frequenza: è una tecnologia nuova che fa riferimento alla trasmissione dei segnali radio in contemporanea su due frequenza. Per ciascun sensore è disponibile un trasmettitore doppio, così come è presente un ricevitore doppio per la centrale: le comunicazioni avvengono su frequenze differenti, in modo tale che se anche una frequenza dovesse essere disturbata la trasmissione delle informazioni sarebbe comunque garantita dall’altra, e l’allarme potrebbe scattare in ogni caso. Non solo: se anche tutte e due le frequenze dovessero essere violate, non si correrebbero rischi, poiché l’impianto entrerebbe subito in funzione.

    Allarme casa wireless: che cos’è il frequency hopping

    Numerosi sistemi senza fili al giorno d’oggi si avvalgono di un’altra innovazione molto preziosa, vale a dire il frequency hopping: si tratta di una tecnica che proviene dal settore militare e che corrisponde al salto della frequenza. In pratica, i ricevitori e i trasmettitori saltano tra una frequenza e l’altra in continuazione, senza alcun criterio regolare e in modo casuale, per mettere in difficoltà gli eventuali malintenzionati desiderosi di disturbare le frequenze e di ostacolare le comunicazioni tra la centrale e i sensori.

    Un altro elemento molto importante è quello che riguarda la comunicazione bidirezionale, che prevede l’impiego di sensori che verificano il buon esito delle segnalazioni. Nel caso in cui i sensori siano progettati in modo appropriato, la comunicazione è inoltrata in continuazione fino a quando la centralina non la riceve. Non c’è pericolo, comunque, di trasmissioni inutili, dato che il sensore bidirezionale riconosce lo stato di inserimento della centralina: insomma, le batterie non vengono consumate inutilmente. Da non dimenticare, poi, la tecnologia rolling code, in virtù della quale i telecomandi attraverso cui i sistemi sono monitorati cambiano il codice in maniera automatica dopo ogni manovra: così, se anche un ladro riuscisse a decifrarlo, la decrittazione si rivelerebbe inutile.

    I vantaggi offerti da un allarme casa wireless

    Le ragioni per le quali si può ipotizzare di acquistare un antifurto senza fili non sono poche: la prima è quella, già accennata, della mancanza di cavi, che si traduce in un risparmio più che consistente per le opere murarie. Così, a parità di budget, con un allarme wireless le risorse a disposizione possono essere concentrate per l’acquisto di un numero di sensori più elevato.

    Un altro pregio di non poco conto va individuato nella facilità di installazione: visto che si ha a che fare con dei sistemi modulari, le procedure da seguire sono semplici e, soprattutto, rapide. Inoltre, in qualsiasi momento si ha la facoltà di scegliere se integrare delle componenti nuove. Non è tutto: nel caso in cui l’allarme debba essere rimosso o spostato, il procedimento è poco elaborato e oneroso. Insomma, costerebbe molto di più intervenire su un antifurto cablato. Non essendo previsto alcun collegamento con la linea elettrica, per di più, degli eventuali disturbi elettromagnetici o dei possibili sbalzi di tensione sarebbero del tutto innocui e privi di conseguenza: il sistema non rischierebbe di essere danneggiato e non ci si troverebbe a far fronte a falsi allarmi.

    I sistemi wireless sono connessi alla Rete, e ciò vuol dire che mettono a disposizione un ampio assortimento di funzioni: è sufficiente avere a portata di mano uno smartphone su cui sia stata scaricata l’app specifica per accendere le luci, segnalare un malore o svolgere numerose altre attività. Gli impianti, ovviamente, possono essere tenuti sotto controllo attraverso il telefono: nel caso in cui scatti l’allarme si riceve subito una notifica. Ma non è tutto: l’accesso alle telecamere è costante, così come la possibilità di monitorare il funzionamento di tutto il sistema, che può essere gestito e comandato a distanza.

    Una delle novità più recenti in questo ambito è l’antifurto nebbiogeno, che si basa su unità connesse con la centrale che non si limitano a emettere un suono nel momento in cui viene rilevata una presenza estranea, ma generano una nebbia – da cui il nome – non tossica che annulla la visibilità e, quindi, fa in modo che gli intrusi non riescano più a muoversi.

  • Tecniche di stampa: le pellicole per serigrafia

    Per eseguire i servizi di prestampa e fotoritocco digitali delle immagini e la caduta macchina vengono utilizzati dei software oppure possono essere eseguiti manualmente da personale esperto.

    Con Service Prestampa Veneto è possibile stare tranquilli e non preoccuparsi delle cadute dei fogli macchina e delle lastre, grazie ad un metodo sviluppato dall’azienda che permetterà di risparmiare tempo e ottenere risultati impeccabili e perfetti.

    L’azienda produce anche pellicole per serigrafia di eccellente qualità e risoluzione, grazie alla elevata densità dei neri ma soprattutto della eccezionale lineatura e massima precisione di disegno di un laser che incide la pellicola.

    Stampa serigrafica tecnica molto antica

    La stampa serigrafica è una delle tecniche di stampa utilizzate per riprodurre immagini o documenti su qualsiasi materiale che prevede l’utilizzo di un telaio. Si tratta di una delle tecniche di stampa più antiche in assoluto, che pare abbia utilizzato come telaio addirittura i capelli delle donne, presto sostituiti dalla seta, da cui appunto prende il nome la tecnica di stampa.

    Diffusasi quindi molto presto in Giappone e nei paesi limitrofi, giunse in Europa solo attorno al XVIII secolo, proprio con l’espansione del commercio della seta. Ma per parlare di serigrafia moderna bisogna attendere i primi del ‘900, quando le componenti fotosensibili per il passaggio degli inchiostri iniziarono ad essere applicate.

    La tecnica di stampa si diffuse in maniera incredibile negli Stati Uniti con i cartelloni pubblicitari e grazie soprattutto ad artisti come Andy Warhol, uno tra i primi a utilizzare la serigrafia per creazioni artistiche. Il suo ritratto più celebre è quello Marilyn Monroe,

    Come avviene la stampa serigrafica

    La stampa nella serigrafia avviene per mezzo di un cliché o quadro di stampa. Il cliché serigrafico non è altro che una cornice su cui viene deposto un tessuto speciale a maglie, una parte della quale poi viene otturata con dei procedimenti fotomeccanici che permettono di lasciare libere le superfici corrispondenti ai disegni o ai testi da stampare.

    Premendo sul cliché viene fatto scorrere, tramite una lamina di gomma, un inchiostro che passa solo attraverso le maglie libere del tessuto. L’inchiostro si deposita sul foglio o su qualsiasi altro oggetto e riproduce il testo o il disegno desiderato. In questo modo è possibile stampare su ogni tipologia di materiale e su oggetti di qualsiasi forma e dimensione.

    Cosa si può stampare con la tecnica della serigrafia

    Con la serigrafia, oltre che su vestiti, magliette, tele, calzature, plastica, legno, sughero, pannelli, elementi decorativi, si può stampare anche su vetro, terracotta, ceramica, porcellana e molto altro.

    Per ottenere migliori risultati vengono utilizzati i colori in polvere che vengono usati anche dai decoratori a mano: questi colori vengono impastati con un olio apposito detto medium che dona la giusta consistenza all’impasto.

    Per ogni tipo di materiale ovviamente devono essere utilizzati dei colori appositi: ad esempio, per il vetro occorrono colori che fondono a 520º/550º centigradi, mentre per la ceramica a 700º/750º e così via.

    La stampa può essere effettuata sul pezzo sia diretta, quando è piano, mentre se è curvo o cilindrico viene prima eseguita la decalcomania su una carta speciale.

    Pellicole di eccellente qualità e risoluzione

    Per realizzare le pellicole esistono due sistemi: uno è quello tramite attrezzatura fotografica che realizza delle vere e proprie pellicole fotografiche fotomeccaniche, ovvero con un nero assoluto e un trasparente assoluto, l’altro invece è con i plotter o stampanti di vari formati.

    I plotter consentono di ottenere pellicole di alta qualità e risoluzione, come appunto quelle realizzate da Service Prestampa Veneto, che è anche in grado di effettuare la separazione dei colori e fare le ingrossature direttamente con un metodo proprio di trapping interattivo.

  • Impianto fotovoltaico: oggi è conveniente installarlo

    Quando si parla di impianti fotovoltaici, spesso si tende a confonderli con gli impianti solari: occorre sapere, invece, che si tratta di due realtà differenti, anche se entrambe fanno riferimento a fonti di energia rinnovabili. Un impianto solare, in particolare, è un impianto termico che è in grado di produrre energia termica con la quale riscaldare l’acqua catturando il calore dell’energia del sole. Viceversa, un impianto fotovoltaico ha il compito di convertire in energia elettrica l’irraggiamento solare. In altre parole, l’impianto solare sfrutta il calore del sole per generare energia termica, mentre l’impianto fotovoltaico sfrutta la luce del sole per generare energia elettrica.

    I costi

    Uno dei dubbi che precedono la decisione di installare un micro impianto fotovoltaico è quello relativo ai costi. Di sicuro, acquistare un impianto di questo tipo vuol dire realizzare un investimento che è destinato a essere ripagato nel corso del tempo, ma non ci si può attendere che la spesa sostenuta venga ammortizzata nel giro di pochi mesi. I benefici di cui si può godere sono evidenti e notevoli sin dal momento in cui l’impianto viene messo in funzione, il che significa che da subito ci si può rendere conto del consistente risparmio in bolletta di cui si usufruisce. Con il trascorrere del tempo, per altro, anche in questo settore la tecnologia compie dei passi da gigante. Già, ma i numeri che cosa dicono? Ipotizzando di scegliere un impianto da 3 kW, i costi iniziali sono di circa 6mila euro, ma va tenuto presente che il 50% di tale somma può essere detratto e quindi viene rimborsato a rate negli anni successivi. Ecco perché si calcola che il rientro medio di un investimento di questo tipo è sui sei anni: se si pensa che l’impianto durerà un’altra ventina di anni, appare evidente il risparmio di cui si potrà approfittare, senza dimenticare i vantaggi connessi allo scambio sul posto.

    Lo scambio sul posto: che cos’è

    Per chi non lo sapesse, lo scambio sul posto è un servizio che viene messo a disposizione dal GSE, vale a dire il Gestore dei Servizi Elettrici, il quale prevede ogni anno il confronto tra la quantità di energia che viene prelevata e quella che l’impianto fotovoltaico immettere nella rete. Chi è proprietario di un impianto connesso alla rete riceve sempre la bolletta proveniente dal fornitore elettrico con cui ha sottoscritto il contratto, ma ovviamente paga unicamente per il quantitativo di energia di cui ha usufruito quando il fotovoltaico non veniva usato, per esempio per colpa del maltempo o durante le ore notturne. Il prezzo da pagare include, oltre al costo puro dell’energia, le imposte, le spese di contatore e le spese di rete. Ogni tre mesi, il Gestore dei Servizi Elettrici eroga l’importo riguardante le immissioni di energia elettrica in rete a titolo di acconto, mentre una volta all’anno è previsto il conguaglio, prendendo come riferimento il valore del costo puro dell’energia.

    La longevità dei pannelli solari

    Ci si potrebbe domandare, però, se i pannelli solari siano realmente longevi o se non perdano parte della propria efficacia con il trascorrere del tempo. Ebbene, una volta che l’investimento iniziale è stato ripagato, in un periodo di tempo che di solito va da un minimo di quattro anni a un massimo di otto anni in base alla capacità produttiva e alla spesa sostenuta, la resa media dei pannelli si aggira attorno al 90% nel primo decennio, ma anche nei quindici anni seguenti non va al di sotto dell’80%. Non c’è niente di cui preoccuparsi, insomma, da questo punto di vista.