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Alla scoperta della gamification: Pregi e difetti dell’impostazione psicologica basata su livelli, traguardi e ricompensi

Se vivete la vostra giornata come una sfida eterna, se una riunione di un lavoro è vissuta come livello da superare o se un esame all’università vi dà in cambio, invece che un voto, dei bonus siete dentro fino alla testa alla gamification. Si chiama così l’atteggiamento che converte le attività quotidiane in un gioco, dove si ricevono premi ogni volta che un obiettivo si concretizza.

È una impostazione psicologica famosissima, usata ad esempio da tutti i genitori per spingere i propri figli a fare qualcosa: “se fai i compiti ti regalo una cosa”, “se fai il bravo a Natale arriva un bel regalo”. È la deriva degli smartphone e di internet a far leva su questo atteggiamento: oggi esistono applicazioni che vi ricompensano se andate in palestra, se fate gli squat, se raggiungete 10.000 passi, se imparate nuove parole. La gamification, insomma, ci incoraggia e ci spinge a fare qualcosa.

Secondo recenti studi sulla psicologia della gamification è merito della dopamina, una sostanza capace di creare dipendenza da droga, alcool e persino dai social network, che genera piacere nel nostro apparato nervoso, spingendoci così a ripetere una certa attività. Così quanti più obiettivi vengono raggiunti, più dopamina viene rilasciata e più abbiamo voglia di migliorarci, di salire di livello, di aumentare la sfida. Il sistema celebrale è alla base della gamification che pone l’accento su tre precise caratteristiche: l’autonomia, il valore e la competizione.

Il primo fattore è legato al controllo di noi stessi e di quanto ci sentiamo soddisfatti nel raggiungere qualcosa da soli, senza aiuti, senza intermediazione. Il valore è dato invece da quanto un obiettivo vale per noi: più importanza riveste un traguardo più tempo dedicheremo ad esso. Infine la competizione, la caratteristica prima dell’animale uomo, alla base della competitività tra grandi aziende obbligate per legge dal mercato a competere, innovarsi ed essere costantemente al passo con i tempi. Tre idee che spiegano come la gamification tenga alta la nostra motivazione. A sua volta, la motivazione si divide in due parti: quella estrinseca, derivante da ricompense come il denaro – un meccanismo molto frequente nella dinamica dei casinò live -, e quella intrinseca, ovvero nel godere o provare interesse verso qualcosa.

Occhio però alle ombre della gamification. Secondo una ricerca pubblicata su Actas della 47esima Hawaii International Conference on Science, questo atteggiamento può da un lato aiutare e motivare nel raggiungimento di determinati obiettivi, ma non ci spingerà mai a fare qualcosa che non vogliamo fare.

Insomma la gamification può essere un aiuto, può avere effetti positivi, può spingerci e spronarci verso un obiettivo. Ma saremo sempre noi a raggiungerli: sono le nostre motivazioni a fare la differenza.

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